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Il punto sui progetti di ricerca contro Xylella fastidiosa

Il punto sui progetti di ricerca contro Xylella fastidiosa

La battaglia contro Xylella fastidiosa si gioca su più tavoli. Mentre il batterio continua a espandersi nel Salento e a minacciare altre regioni, la comunità scientifica italiana ha messo a punto una strategia articolata che combina genetica, breeding avanzato e nanotecnologie

07 luglio 2026 | 14:15 | R. T.

La Xylella fastidiosa ha rappresentato una piaga per il settore olivicolo pugliese. Tuttavia, è la prova che progetti di ricerca e sviluppo mirati possono trasformare un’emergenza fitosanitaria in un’opportunità di rinnovamento.

Per fare il punto sulla situazione, Confagricoltura ha promosso e ospitato il convegno dal titolo “Xylella fastidiosa. Resilienza, ricerca e innovazione in agricoltura”, patrocinato dal CONAF-Consiglio dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali. Rappresentanti delle istituzioni e della ricerca si sono riuniti oggi a Palazzo della Valle per fornire un aggiornamento qualificato sulla problematica della Xylella fastidiosa nel settore dell’olio d’oliva, e hanno ascoltato la preziosa testimonianza delle imprese del territorio.

La battaglia contro Xylella fastidiosa si gioca su più tavoli. Mentre il batterio continua a espandersi nel Salento e a minacciare altre regioni, la comunità scientifica italiana ha messo a punto una strategia articolata che combina genetica, breeding avanzato e nanotecnologie. Tre i progetti di punta finanziati nell'ambito del Piano Xylella del MASAF, ciascuno con un proprio focus e un approccio complementare agli altri. Ecco cosa stanno facendo i ricercatori per proteggere il futuro dell'olivicoltura e della viticoltura italiana.

OMIBREED, la mappa genetica dell'olivo per trovare la resistenza al batterio

Coordinato dalla dottoressa Maria Saponari del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante di Bari, il progetto OMIBREED punta a scrivere il "genoma della resistenza" dell'olivo. E i numeri parlano chiaro: oltre 2.600 genotipi di olivo sono stati caratterizzati geneticamente, con l'identificazione di 1.500 profili molecolari unici. Un patrimonio immenso che i ricercatori hanno trasformato in una piattaforma genomica ad alta densità capace di analizzare più di un milione di varianti genetiche.

Ma la vera sfida è stata quella di sottoporre a stress le piante. Circa 200 cultivar sono state esposte al batterio in valutazioni di lungo periodo, permettendo di individuare nuove potenziali fonti di resistenza e di comprendere i meccanismi molecolari che si attivano in risposta all'infezione. Il progetto non si ferma qui: sono già state avviate attività di miglioramento genetico per sviluppare nuove combinazioni di incrocio con parentali resistenti, mentre le procedure di conservazione in vitro delle cultivar di interesse sono state validate e estese anche al mandorlo. Un lavoro certosino che getta le basi per una nuova generazione di piante resilienti, capaci di convivere con il patogeno senza soccombere.

NOVIXGEN, quando la biodiversità incontra il biocontrollo per proteggere olivo e vite

Alla guida del progetto NOVIXGEN c'è la dottoressa Elena Santilli del CREA – Centro Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura di Rende. L'approccio qui è duplice: da un lato, la valorizzazione della biodiversità olivicola nelle aree salentine colpite dal batterio, dall'altro, lo sviluppo di strategie di biocontrollo che possano affiancare la resistenza genetica.

I risultati ottenuti sono notevoli. I ricercatori hanno selezionato oltre 200 genotipi promettenti, ampliando la base genetica per il miglioramento varietale. Le analisi genomiche e multiomiche hanno portato all'identificazione di marcatori e, soprattutto, di un locus genetico associato alla resistenza. Sul fronte del breeding, le attività hanno prodotto nuovi genotipi di olivo e, per la prima volta in Italia, piante di vite portatrici del locus di resistenza PdR1 – un traguardo importante per prevenire l'impatto del batterio sulla viticoltura.

Ma NOVIXGEN non si ferma alla genetica. Il progetto ha infatti individuato microrganismi antagonisti di Xylella e sviluppato un consorzio microbico capace di ridurre i sintomi della malattia. A completare il quadro, una piattaforma digitale per la gestione e la condivisione dei dati di ricerca, che renderà più efficiente il lavoro degli scienziati e favorirà la collaborazione tra i diversi gruppi di ricerca.

ANCoSIX, le nanotecnologie per un controllo sostenibile e innovativo

Il terzo fronte è quello più tecnologico. Coordinato dal professor Giorgio M. Balestra del Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell'Università della Tuscia, il progetto ANCoSIX punta a sviluppare strategie innovative per il controllo di Xylella fastidiosa subsp. pauca utilizzando nanotecnologie, peptidi antimicrobici e batteriofagi.

I risultati preliminari sono promettenti. I ricercatori hanno identificato diverse sostanze con attività contro il batterio. Tra queste, la nisina A, un peptide antimicrobico prodotto da Lactococcus lactis, ha mostrato attività in vitro e in planta a concentrazioni di 0,6 mg/mL. Il fago MATE-2, invece, è stato in grado di inibire la crescita di Xylella per sette giorni in vitro. Non meno interessanti sono i composti polifenolici estratti dagli scarti del melograno – acido ellagico, punicalina e punicalagina – che hanno dimostrato attività antimicrobica, antiossidante e biostimolante, con una riduzione dei sintomi sulle piante di olivo.

La vera innovazione, però, sta nei nanovettori. I ricercatori hanno sviluppato formulazioni a base di cellulosa nanocristallina e chitosano per incapsulare e veicolare i principi attivi, insieme a sistemi di somministrazione innovativi come i gel termo-reversibili per endoterapia. Le formulazioni più promettenti si sono dimostrate biocompatibili e sono attualmente in fase di sperimentazione in campo, con i primi risultati che indicano effetti positivi sul metabolismo e sulle risposte di difesa delle piante. Il progetto, la cui scadenza è stata prorogata al 31 dicembre 2027, si prepara a dare risposte concrete a uno dei problemi più urgenti dell'agricoltura italiana.

Il punto a Palazzo della Valle

“Momenti di confronto come quello di oggi certificano l’impegno di Confagricoltura nel mantenere costante il dialogo con il mondo della ricerca, alleato imprescindibile delle imprese agricole per far fronte alle crisi che interessano il comparto. Per questo, proseguiamo la nostra battaglia affinché innovazione e trasferimento di competenze siano sempre più accessibili e affinché l’agricoltura si affidi alle evidenze scientifiche. Rivolgo un sincero plauso agli imprenditori che, pur colpiti dalla grave emergenza fitosanitaria provocata dalla Xylella, hanno dimostrato una straordinaria capacità di reagire, rilanciando le proprie aziende con determinazione e resilienza”, ha dichiarato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura.

"L'emergenza Xylella non ha riguardato solo l'agricoltura. Territorio, paesaggio, indotto, famiglie: sono stati tutti travolti. Questa vicenda ci insegna a portare nuove soluzioni, a guardare da dove possiamo ripartire, alla luce delle evidenze scientifiche. In questo il ruolo dei professionisti è stato determinante. Proteggere le nostre piante significa salvaguardare tutti i soggetti coinvolti, comprese le generazioni future", ha sottolineato Gianluca Buemi, consigliere segretario del CONAF.

"Contro la Xylella non esistono scorciatoie né soluzioni miracolose. La risposta è un approccio multidisciplinare che unisce ricerca, innovazione e competenze scientifiche. È questa la direzione in cui il CREA sta investendo, guardando al futuro con lo sviluppo di nuove cultivar più resilienti e rafforzando la biodiversità con le opportunità offerte dalle Tecniche di evoluzione assistita (TEA), per costruire un'olivicoltura sempre più forte, sostenibile e capace di affrontare le sfide di domani", ha dichiarato il presidente del CREA, Andrea Rocchi.

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