L'arca olearia

I danni della tignola dell'olivo, ecco come la temperatura fa la differenza

I danni della tignola dell'olivo, ecco come la temperatura fa la differenza

L'impiego dei gradi-giorno (GD) consente di ottimizzare gli interventi fitosanitari contro la tignola dell'olivo, adattandoli alle diverse altitudini e riducendo l'impatto ambientale

23 giugno 2026 | 13:00 | R. T.

La tignola dell'olivo, Prays oleae (Bernard, 1788) (Lepidoptera: Praydidae), rappresenta una delle minacce fitosanitarie più significative per l'olivicoltura del bacino del Mediterraneo, del Mar Nero, del Vicino Oriente e delle Isole Canarie. I danni provocati da questo lepidottero possono tradursi in perdite di produzione stimate tra il 49% e il 63%, con conseguenze economiche rilevanti per gli olivicoltori. Il controllo di questo fitofago si basa tradizionalmente sull'impiego di insetticidi chimici di sintesi, come Acetamiprid, Betaciflutrin, Deltametrin, Fosmet, Lambda Cihalotrin o Spinetoram, talvolta in combinazione con strategie di lotta biologica che prevedono l'uso di Bacillus thuringiensis subsp. kurstaki o il rilascio di nemici naturali, in particolare crisopidi (Neuroptera; Chrysopidae).

Tuttavia, la notevole variabilità delle condizioni ambientali che caratterizza le zone olivicole, con altitudini che vanno dalle aree di pianura fino a quote prossime ai 1100 metri sul livello del mare, rende necessario adottare strumenti che consentano di calibrare le strategie di difesa in base alle specifiche caratteristiche microclimatiche dei diversi territori. È in questo contesto che si inserisce lo studio condotto dal Dipartimento di Biologia Animale, Biologia Vegetale ed Ecologia dell'Università di Jaén, che ha esplorato l'applicazione delle unità di calore accumulate, espresse in gradi-giorno (GD), come metodo per ottimizzare la tempistica degli interventi di controllo.

La base fisiologica: temperatura e sviluppo dell'insetto

La temperatura costituisce il fattore ambientale che maggiormente influenza lo sviluppo degli insetti, regolando la velocità delle reazioni enzimatiche e l'attività metabolica degli organismi. Il processo di sviluppo si attiva esclusivamente all'interno di un intervallo termico relativamente ristretto, delimitato da due valori soglia: la temperatura base o soglia inferiore, oltre la quale i processi metabolici vengono attivati, e la soglia superiore, al di sopra della quale la velocità di sviluppo rallenta progressivamente fino ad arrestarsi, determinando la sospensione dello sviluppo o persino la morte dell'organismo.

Per Prays oleae, studi precedenti hanno indicato che temperature superiori a 30°C compromettono gravemente la mobilità delle larve, ostacolandone la penetrazione nei frutti. Valori inferiori a 10°C rallentano l'attività degli adulti, che possono soccombere quando le temperature scendono al di sotto dei 7°C. È stata inoltre segnalata una stretta correlazione tra la mortalità di larve e pupe e il numero di giorni con temperature minime inferiori a 0°C.

Il concetto di costante termica, espresso in gradi-giorno, definisce la quantità di calore necessaria affinché una specie completi il proprio ciclo biologico o una sua fase, indipendentemente dalla temperatura effettiva a cui viene esposta. Questo approccio si basa sulla relazione lineare tra temperatura e sviluppo e consente di stimare la data di comparsa dei diversi stadi fenologici dell'insetto, compreso lo stadio adulto, rappresentando uno strumento di grande utilità per la pianificazione degli interventi di controllo.

La metodologia dello studio

La ricerca è stata condotta nella provincia di Jaén, in Spagna, durante gli anni 2013, 2014 e 2015, coinvolgendo dieci aree olivicole caratterizzate da una significativa variabilità altitudinale, compresa tra 253 e 1017 metri sul livello del mare. Tutti gli oliveti presi in esame appartenevano alla varietà "Picual", con età comprese tra 20 e 80 anni, allevati con sesto d'impianto di 10 x 10 metri e in regime irriguo, presentando tuttavia eterogeneità per quanto riguarda pendenza, inclinazione ed esposizione.

Per rilevare la presenza dei diversi stadi fenologici di P. oleae e determinarne il grado di sviluppo, sono stati effettuati campionamenti periodici a intervalli settimanali lungo tutto l'arco dell'anno. In ciascuna area di studio è stato installato un datalogger Tinytag Transit 2 TG-4080 per la registrazione della temperatura, programmato per acquisire dati ogni quattro ore, per un totale di sei rilevamenti giornalieri.

Per il calcolo dei gradi-giorno, evitando la sovrastima delle unità di calore quando la temperatura eccede la soglia superiore, è stato utilizzato il metodo dell'onda sinusoidale con taglio verticale. La temperatura base adottata è stata di 10,85°C, mentre come soglia superiore è stato considerato il valore di 30°C, al di sopra del quale si verifica un rallentamento dello sviluppo e una maggiore mortalità delle larve neonate. Il 1° gennaio è stato stabilito come data iniziale per l'accumulo dei gradi-giorno, in accordo con quanto indicato da diversi autori, considerando la somma dei GD accumulati fino alla comparsa delle uova corrispondenti alle generazioni antòfaga e carpòfaga.

I risultati: differenze significative in funzione dell'altitudine

L'analisi dei dati ha permesso di determinare le integrali termiche necessarie per il raggiungimento dell'inizio dell'ovideposizione per le due generazioni principali. Per la generazione antòfaga, quella le cui larve si nutrono dei fiori in primavera, sono stati necessari in media 412,13 GD, mentre per la generazione carpòfaga, le cui larve attaccano i frutti in estate-autunno, il fabbisogno termico medio è risultato di 585,72 GD.

Per quanto riguarda il periodo intercorso fino all'inizio di queste generazioni, la durata media è stata rispettivamente di 144 giorni (corrispondenti al 25 maggio) e 166 giorni (15 giugno). Tuttavia, come evidenziato dalla ricerca, la scelta di queste due date medie per l'applicazione di misure di controllo risulterebbe efficace solo in circa un terzo dei territori considerati, a causa della notevole variabilità determinata dall'altitudine.

La rappresentazione dei dati in funzione della quota ha rivelato differenze sostanziali. Per la generazione antòfaga, negli oliveti situati fino a 710 metri di altitudine, gli interventi dovrebbero essere effettuati preferibilmente tra il 10 e il 20 maggio, mentre nelle coltivazioni poste oltre i 700 metri, le applicazioni andrebbero spostate tra il 10 e il 20 giugno.

Ancora più marcate sono le differenze per la generazione carpòfaga. Negli oliveti situati fino a 710 metri, l'inizio dell'ovideposizione sui frutti si colloca nella prima metà di giugno. Nelle aree comprese tra 710 e 927 metri, le applicazioni dovrebbero essere ritardate fino a metà luglio. Per gli oliveti situati a quote superiori ai 900 metri, l'inizio dell'ovideposizione si verifica durante la seconda metà di luglio, potendo arrivare, nelle zone più fredde comprese tra 960 e 1017 metri, fino alla prima settimana di agosto. Ciò rappresenta una differenza di quasi due mesi rispetto alle zone di pianura.

Implicazioni per la gestione integrata e il ruolo dei crisopidi

I risultati dello studio assumono un'importanza particolare alla luce dei principi del Controllo Integrato delle Plaghe. Per la generazione carpòfaga, in particolare, molti agricoltori tendono ad applicare insetticidi di sintesi, ma gli autori raccomandano di valutare attentamente questa scelta considerando il ruolo fondamentale svolto dai crisopidi come predatori naturali.

Studi ventennali condotti in oliveti della provincia di Granada hanno riportato valori medi di predazione del 71%, mentre ricerche più recenti nella stessa provincia di Jaén hanno documentato tassi di predazione superiori all'80%. In alcuni casi sono stati addirittura registrati valori superiori al 90%. L'impiego di insetticidi chimici su questa generazione potrebbe dunque rivelarsi non solo superfluo, ma addirittura controproducente, in quanto ostacolerebbe l'azione dei predatori naturali. L'adozione di un modello basato sui gradi-giorno consente di intervenire solo quando effettivamente necessario, riducendo l'impatto ambientale e preservando la fauna utile.

Un modello operativo per gli olivicoltori

Sulla base dei risultati ottenuti, è stato possibile elaborare un modello pratico per la determinazione della data ottimale per i trattamenti fitosanitari in funzione dell'altitudine del coltivo. Per il controllo della generazione antòfaga, in un intervallo altitudinale compreso tra 250 e 710 metri, la data ottimale di intervento si colloca tra il 10 maggio (a 250 metri) e il 20 maggio (a 710 metri). Per le coltivazioni situate oltre i 710 metri, gli interventi vanno ritardati fino al 15 giugno (a 1017 metri).

Per quanto concerne la generazione carpòfaga, ad altitudini fino a 250 metri, gli interventi insetticidi dovrebbero essere effettuati durante la prima settimana di giugno. Tra 250 e 710 metri, il periodo ottimale si sposta alla seconda settimana dello stesso mese. Oltre i 710 metri, le applicazioni vanno differite fino a metà luglio per le altitudini fino a 927 metri, e fino alla prima decade di agosto per le quote comprese tra 927 e 1017 metri.

Conclusioni

La stima dei gradi-giorno accumulati tra il 1° gennaio e la comparsa delle prime uova di P. oleae, corrispondenti alle generazioni antòfaga e carpòfaga, ha fornito valori di 412,13 GD e 585,72 GD rispettivamente. Tuttavia, l'influenza della temperatura media giornaliera e l'ampia variabilità altitudinale degli oliveti nella provincia di Jaén determinano un intervallo temporale notevolmente esteso per il raggiungimento di questi valori, con differenze fino a un mese per la generazione antòfaga e fino a due mesi per quella carpòfaga.

Questo aspetto riveste un'importanza cruciale dal punto di vista pratico, poiché consente di elaborare modelli di previsione calibrati sulle specifiche condizioni locali. L'adozione di questo approccio permette di ottimizzare gli interventi fitosanitari, aumentandone l'efficacia e riducendo al contempo l'impatto ambientale, in piena coerenza con i principi della difesa integrata. La possibilità di prevedere con sufficiente anticipo l'emergenza dei diversi stadi fenologici, concentrando l'attenzione su quelli responsabili dei danni al coltivo, rappresenta un avanzamento significativo nella gestione sostenibile dell'olivicoltura, consentendo di intervenire al momento giusto e con i mezzi più appropriati, nel rispetto dell'ecosistema e della sua biodiversità funzionale.

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