L'arca olearia
Caldo e olivo. Ecco come difendere le piante dalle temperature estreme
Le ondate di calore sempre più frequenti rappresentano una minaccia concreta per gli oliveti italiani. Ecco la resistenza al calore di 10 cultivar di olivo, insieme a indicazioni operative per proteggere le piante durante i periodi di stress termico estivo
22 giugno 2026 | 13:00 | R. T.
L'olivo è da sempre considerato una pianta tipica del clima mediterraneo, abituata a estati calde e secche. Tuttavia, come sottolinea lo studio condotto da Mancuso e Azzarello (2002) presso l'Università di Firenze, il cambiamento climatico sta portando a temperature sempre più estreme che possono mettere a dura prova anche questa specie tradizionalmente resistente.
"Spesso si pensa che per l'olivo il problema principale sia il freddo, ma con il riscaldamento globale le alte temperature stanno diventando un fattore limitante sempre più preoccupante", spiegano i ricercatori. Le piante di olivo, in condizioni di caldo estremo, subiscono danni a livello cellulare che compromettono la loro funzionalità e, in ultima analisi, la produzione.
Ma cosa succede esattamente quando la temperatura sale troppo? I danni maggiori si verificano a livello delle membrane cellulari, che perdono la loro capacità di trattenere gli ioni all'interno delle cellule. Questo fenomeno, chiamato "leakage elettrolitico", è stato utilizzato proprio come indicatore per valutare la tolleranza al calore delle diverse varietà.
Foglie e rami: una diversa sensibilità al calore
Uno dei risultati più interessanti dello studio riguarda la diversa resistenza al calore dei diversi organi della pianta. I ricercatori hanno scoperto che i rami risultano più resistenti al calore rispetto alle foglie: mentre le foglie subiscono danni irreversibili a temperature intorno ai 48°C, i rami resistono fino a circa 50°C.
Perché questa differenza? Le foglie, specialmente quelle dell'olivo che sono coriacee e spesse (scleromorfe), possono sviluppare temperature superiori a quelle dell'aria circostante a causa della loro bassa traspirazione. In alcune specie mediterranee, come la quercia da sughero, sono state registrate temperature fogliari di 4-8°C superiori a quelle dell'aria, e in casi estremi anche 10-15°C in più.
Per l'olivicoltore, questo significa che durante le ondate di calore è fondamentale prestare particolare attenzione allo stato delle foglie, che sono il primo indicatore di stress termico e il primo organo a subire danni.
Le cultivar più resistenti: una guida per la scelta varietale
Lo studio ha analizzato dieci cultivar di olivo, classificandole in quattro gruppi in base alla loro tolleranza al calore. Questa informazioni è preziosa per gli olivicoltori che devono scegliere le varietà più adatte al proprio territorio, soprattutto in considerazione del cambiamento climatico in atto.
Gruppo 1: Le super-resistenti (LT50 ≈ 50°C)
Leccino, Frantoio, Carbona e Coratina si sono dimostrate le più tolleranti al calore, con temperature letali per le foglie intorno ai 50°C. Il Leccino, in particolare, ha mostrato una resistenza eccezionale (LT50 di 50,34°C per le foglie e 52,84°C per i rami), confermandosi una scelta sicura per zone soggette a stress termico.
Gruppo 2: Le resistenti (LT50 ≈ 49°C)
Maurino e Diana mostrano una buona tolleranza, con temperature letali intorno ai 49°C per le foglie. Il Maurino, tipico della Toscana, e Diana, una varietà più recente, rappresentano valide alternative per aree con estati calde ma non estreme.
Gruppo 3: Le medio-resistenti (LT50 ≈ 48°C)
Pendolino e Moraiolo hanno mostrato una resistenza intermedia, con LT50 intorno ai 48°C per le foglie. Queste cultivar, pur essendo di grande pregio per la qualità dell'olio, potrebbero soffrire di più in caso di ondate di calore prolungate.
Gruppo 4: Le più sensibili (LT50 ≈ 46°C)
Simjaca e Urano sono risultate le più sensibili al calore, con temperature letali intorno ai 46°C sia per le foglie che per i rami. Queste varietà, provenienti da aree più fresche (Simjaca dalla ex-Jugoslavia), potrebbero essere meno adatte a zone dove le temperature estive sono particolarmente elevate.
Come riconoscere i danni da calore
Ma come può un olivicoltore riconoscere i danni da calore prima che diventino irreversibili? I ricercatori hanno utilizzato due metodi principali: la misurazione del leakage elettrolitico e la spettroscopia di impedenza. Queste tecniche, sebbene sofisticate e utilizzate in laboratorio, si basano su un principio semplice: le cellule danneggiate dal calore perdono la loro capacità di trattenere gli ioni, che fuoriescono dalle membrane danneggiate.
In pratica, i segnali visivi che possono indicare stress da calore includono:
-
Appassimento fogliare anche in presenza di acqua nel terreno
-
Ingiallimento o bruciature ai bordi delle foglie
-
Caduta anticipata delle foglie (in casi estremi)
-
Riduzione della crescita dei nuovi germogli
È importante ricordare, come sottolineato dai ricercatori, che "la temperatura dell'aria non costituisce necessariamente un buon parametro per la valutazione dello stress termico, poiché la temperatura della pianta non è sempre uguale a quella dell'aria circostante". Per questo motivo, in giornate di forte irraggiamento solare, anche se il termometro segna "solo" 40°C, le foglie potrebbero raggiungere temperature ben più elevate.
Strategie pratiche per proteggere l'oliveto dal caldo
Sulla base dei risultati dello studio e delle conoscenze agronomiche, possiamo suggerire alcune strategie pratiche per proteggere l'oliveto durante le ondate di calore:
1. Gestione dell'acqua
Anche se lo studio ha valutato lo stress termico in condizioni di adeguata disponibilità idrica, nella realtà il caldo estremo è spesso accompagnato da siccità. È fondamentale garantire un'adeguata irrigazione durante i periodi di caldo intenso, soprattutto per le piante giovani e per le cultivar più sensibili. L'irrigazione aiuta a mantenere attiva la traspirazione, che ha un effetto rinfrescante sulle foglie.
2. Protezione delle piante giovani
Le piante di olivo di 3 anni utilizzate nello studio hanno mostrato una sensibilità al caldo che, sebbene variabile tra le cultivar, richiede attenzione. Per le piante giovani, si consiglia di:
-
Creare ombreggiamento temporaneo durante le ondate di calore più intense
-
Pacciamare il terreno per mantenere l'umidità e ridurre la temperatura del suolo
-
Evitare potature drastiche in prossimità dei periodi caldi
3. Scelta varietale oculata
Come abbiamo visto, la scelta della cultivar è fondamentale. Nelle zone dove le estati sono particolarmente calde, è consigliabile orientarsi verso varietà del gruppo 1 (Leccino, Frantoio, Carbona, Coratina). Per gli impianti nuovi in aree a rischio, queste rappresentano la scelta più sicura.
4. Gestione della chioma
Una chioma ben strutturata, con una buona circolazione d'aria, può aiutare a ridurre le temperature fogliari. Potature che favoriscono l'aerazione possono contribuire a mitigare lo stress termico.
5. Monitoraggio
Nei periodi di caldo estremo, è utile monitorare non solo la temperatura dell'aria, ma anche lo stato delle foglie. Un controllo visivo regolare può aiutare a identificare precocemente i segni di stress e intervenire tempestivamente.
Il futuro dell'olivicoltura in un clima che cambia
Lo studio evidenzia come il cambiamento climatico rappresenti una sfida significativa per l'olivicoltura. Come sottolineano i ricercatori, "il riscaldamento globale potrebbe estendere la coltivazione dell'olivo verso latitudini più elevate, ma allo stesso tempo comporterà un aumento del rischio di fenomeni di stress termico che influenzeranno la sopravvivenza e la distribuzione degli alberi".
Per l'olivicoltore italiano, questo significa che sarà sempre più importante:
-
Conoscere la tolleranza al calore delle cultivar presenti nel proprio oliveto
-
Pianificare nuovi impianti considerando le proiezioni climatiche future
-
Adottare pratiche agronomiche che aiutino le piante a far fronte allo stress termico
La ricerca scientifica, come questo studio dell'Università di Firenze, fornisce strumenti preziosi per affrontare queste sfide. La conoscenza della diversa resistenza al calore delle cultivar, infatti, permette scelte più informate e strategie di adattamento più efficaci.
Conclusioni
Il caldo estremo rappresenta una minaccia concreta per l'olivicoltura italiana, ma la conoscenza scientifica ci fornisce gli strumenti per affrontarla. La scelta di cultivar resistenti, una gestione attenta dell'acqua e della chioma, e un monitoraggio costante possono fare la differenza tra un oliveto che soffre e uno che prospera nonostante le temperature in aumento.
Le cultivar più resistenti al calore come Leccino, Frantoio, Carbona e Coratina rappresentano la scelta più sicura per le aree soggette a stress termico, mentre varietà come Simjaca e Urano, sebbene pregevoli, potrebbero richiedere maggiore attenzione o essere più adatte a zone con estati più miti.
In un contesto di cambiamento climatico, l'adattamento passa attraverso la conoscenza e l'applicazione di strategie agronomiche mirate. La ricerca continua a essere il nostro miglior alleato per proteggere un patrimonio colturale e culturale fondamentale come l'olivicoltura italiana.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Uccelli e pipistrelli: alleati preziosi per l’olivicoltura contro la mosca delle olive
Un recente studio pubblicato sulla rivista Basic and Applied Ecology quantifica per la prima volta il valore economico del controllo biologico esercitato da uccelli e pipistrelli contro la mosca delle olive. Il loro aiuto vale 643 milioni di euro all’anno per il settore in Europa
12 luglio 2026 | 11:00
L'arca olearia
Lavoro, salute e clima di chi lavora in olivicoltura
La siccità, il caldo estremo e una prevenzione che non arriva a tutti: una ricerca sull’olivicoltura di Jaén fotografa una condizione lavorativa a rischio psicosociale medio. Un quadro che interroga da vicino anche il Mediterraneo e l’Italia
11 luglio 2026 | 11:00
L'arca olearia
Intelligenza artificiale e satelliti per prevedere il raccolto dell'olivo
Uno studio dell’Università Politecnica di Madrid combina immagini satellitari, dati climatici e caratteristiche del suolo per stimare in anticipo la produzione di olive e olio, offrendo un nuovo strumento a supporto di agricoltori e cooperative
11 luglio 2026 | 10:00
L'arca olearia
Ecco come le alte temperature minacciano l'olivo, la qualità e quantità dell'olio
Temperature in aumento, qualità in calo. Quando le temperature superano stabilmente i 25°C durante la fase in cui l'olio si accumula, il peso secco delle olive diminuisce, la fase di crescita si accorcia e il tasso di crescita giornaliero cala. Ecco cosa possono fare gli olivicoltori per difendere le proprie produzioni
10 luglio 2026 | 16:00
L'arca olearia
Zeolite naturale contro la mosca delle olive: una barriera fisica per una difesa sostenibile
La crescente riduzione dei principi attivi chimici disponibili e lo sviluppo di resistenze rendono urgente la ricerca di soluzioni alternative contro la mosca delle olive. L'efficacia della zeolite è paragonabile a quella di un insetticida piretroide di riferimento, offrendo spunti concreti per una gestione eco-compatibile dell'oliveto
10 luglio 2026 | 15:00
L'arca olearia
Olivi e stress idrico: gestire il suolo e l'inerbimento per salvare qualità e produzione
La ricerca spagnola dimostra che la gestione del cotico erboso negli oliveti può fare la differenza. I dati parlano chiaro: le lavorazioni tradizionali aggravano gli effetti della carenza idrica, mentre la copertura vegetale spontanea, se ben gestita, protegge il suolo e migliora la produzione
10 luglio 2026 | 14:00