L'arca olearia
Contro Xylella fastidiosa nuove varietà resistenti e diagnosi hi-tech per salvare gli olivi
Al CIHEAM di Bari presentati i primi risultati dei progetti finanziati dal Masaf. Dal "naso elettronico" ai nematodi "killer" della sputacchina, passando per 30 genotipi di olivo che resistono al batterio: ecco le armi del futuro per rigenerare i territori colpiti
22 giugno 2026 | 16:45 | C. S.
La scienza non si arrende alla Xylella fastidiosa. Anzi, sta costruendo una vera e propria cassetta degli attrezzi di ultima generazione per contrastare il batterio che da anni mette in ginocchio gli ulivi del Salento e minaccia l'intera olivicoltura italiana. Diagnosi precoci, insetti vettori messi in scacco da nemici naturali, e varietà di olivo che sembrano avere imparato a convivere con il patogeno: sono questi i primi, incoraggianti risultati emersi dall'incontro "Analisi e prospettive della ricerca su Xylella fastidiosa nei progetti finanziati dal Masaf", ospitato dal CIHEAM Bari.
A fare il punto della situazione, ricercatori e rappresentanti del mondo produttivo, con il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) in prima linea. L'ente ha coordinato ben 4 degli 11 progetti complessivamente finanziati dal Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, mobilitando competenze che spaziano dalla genetica all'agronomia, dalla biotecnologia all'intelligenza artificiale. L'obiettivo? Trasformare la ricerca in soluzioni concrete, capaci non solo di arginare l'emergenza ma di gettare le basi per un'olivicoltura più resiliente e sostenibile.
Un "naso" che fiuta il batterio prima che sia troppo tardi
Partiamo dalla diagnosi. Il progetto DIACOX, coordinato dal CREA Difesa e Certificazione, sta rivoluzionando il modo di individuare la Xylella. Non più solo laboratori e analisi molecolari, ma strumenti innovativi che anticipano i tempi e ampliano il raggio d'azione.
Tra le novità più sorprendenti c'è un kit portatile di analisi che consente rilevamenti in tempo reale direttamente in campo, un "naso elettronico" potenziato dall'intelligenza artificiale in grado di "annusare" la presenza del batterio, e sistemi satellitari che leggono lo stress degli oliveti dall'alto, individuando con largo anticipo le zone a rischio. L'obiettivo è chiaro: diagnosticare prima per intervenire prima, spezzando la catena del contagio.
Addio chimica, arrivano i nematodi "anti-sputacchina"
Ma il batterio viaggia, e il suo principale "taxi" è la sputacchina (Philaenus spumarius). Contenerne la diffusione è una priorità, ma senza esagerare con gli insetticidi. È qui che entra in gioco il progetto COVEXY, sempre sotto l'egida del CREA Difesa e Certificazione. La svolta arriva dalla natura stessa: i ricercatori hanno identificato due nuove specie di nematodi che sono parassiti naturali della sputacchina, veri e propri killer silenziosi in grado di tenere sotto controllo la popolazione dell'insetto.
Non solo. Sono stati individuati anche composti naturali presenti negli oli essenziali e microrganismi utili in grado di influenzare il comportamento del vettore, allontanandolo dalle piante sane. Una strategia a basso impatto ambientale che guarda alla difesa integrata come all'unica via praticabile per il futuro.
Trenta varietà di olivo "immuni", nove senza traccia di batterio
Il cuore pulsante della ricerca, però, batte sugli ulivi stessi. Il progetto GENFORAGRIS, guidato dal CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, ha setacciato il patrimonio genetico dell'olivo alla ricerca di varietà in grado di resistere alla Xylella. E i risultati sono più che promettenti: circa 30 genotipi mostrano una carica batterica significativamente ridotta, e ben 9 di questi non presentano alcuna traccia rilevabile del patogeno.
Ma non basta resistere alla malattia: questi alberi devono anche produrre e adattarsi ai cambiamenti climatici. Ebbene, i ricercatori assicurano che i genotipi selezionati hanno caratteristiche interessanti sotto tutti questi aspetti. Inoltre, le prove sul campo hanno dimostrato come pratiche agronomiche sostenibili (gestione del suolo, potature mirate) possano fare la differenza, aiutando le piante a reagire meglio allo stress.
Salento, setacciati 200 genotipi: la biodiversità come risorsa
Infine, il progetto NOVIXGEN, sempre coordinato dal CREA Olivicoltura, punta tutto sulla biodiversità come chiave per il rilancio dell'olivicoltura. Nelle aree più colpite del Salento, i ricercatori hanno selezionato e caratterizzato ben 200 genotipi di olivo particolarmente significativi per la loro tolleranza al patogeno, ma anche per produttività e capacità di adattamento all'ambiente.
Ma la vera svolta arriva dalla genetica molecolare: il team è riuscito a identificare precise regioni del genoma associate alla tolleranza alla Xylella. Un risultato che apre la strada a programmi di miglioramento genetico sempre più mirati e veloci. E non finisce qui: NOVIXGEN è l'unico progetto a occuparsi anche di vite, con l'obiettivo di studiare i meccanismi di resistenza alla malattia di Pierce e sviluppare strategie di biocontrollo per prevenire eventuali futuri attacchi anche al comparto vitivinicolo.
Un approccio integrato per il rilancio
"L'incontro ha confermato il ruolo strategico della ricerca nel contrasto a Xylella fastidiosa e la necessità di un approccio integrato che coniughi innovazione, conoscenza scientifica e collaborazione tra istituzioni, enti di ricerca e territorio", ha commentato Andrea Rocchi, presidente del CREA. "In questo ambito, il CREA contribuisce allo sviluppo di conoscenze, strumenti innovativi e soluzioni sempre più efficaci per la tutela dell'olivicoltura e, più in generale, dell'agricoltura italiana".
La strada è ancora lunga, ma la ricerca italiana sta gettando le fondamenta per un'olivicoltura che non dovrà più temere il batterio, ma imparerà a conviverci. Coniugando tradizione e innovazione, biodiversità e tecnologia. Per salvare gli ulivi, e con essi un pezzo di storia e di paesaggio del nostro Paese.
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