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Il nemico silenzioso dell’olivo: gestione integrata dei nematodi parassiti

Il nemico silenzioso dell’olivo: gestione integrata dei nematodi parassiti

I nematodi fitoparassiti rappresentano una minaccia spesso sottovalutata per gli oliveti, causando danni radicali, perdite di vigoria e interazioni con patogeni del terreno. Le specie più dannose sono Meloidogyne, Pratylenchus, Heterodera

19 maggio 2026 | 13:00 | R. T.

L’olivo (Olea europaea subsp. europaea) è una delle colture più antiche e diffuse nel bacino del Mediterraneo, ma anche in Nord e Sud America, Sudafrica e Australia. La sua rusticità, che lo rende capace di crescere in terreni poveri, ha però a lungo mascherato l’impatto reale di alcuni patogeni del suolo, in particolare i nematodi fitoparassiti.

Oltre 80 specie di nematodi sono state segnalate in associazione con le radici dell’olivo. Tra queste, i nematodi galligeni (Meloidogyne spp.), lesionicoli (Pratylenchus spp.), cistoformanti (Heterodera mediterranea) e reniformi (Rotylenchulus spp.) sono i più dannosi. In Argentina, Meloidogyne javanica è stato identificato come uno dei principali responsabili della sindrome del “drying syndrome” nei nuovi impianti. Negli Stati Uniti, le perdite stimate per olivo causate da Meloidogyne e Tylenchulus semipenetrans variano dal 5 al 10%.

Nei vivai, dove irrigazione e subirrigazione favoriscono l’elevata umidità del substrato, i nematodi raggiungono densità molto elevate, compromettendo la qualità delle piante destinate al trapianto.

Nematodi galligeni (Meloidogyne spp.): il danno più evidente

Tra tutte le specie, Meloidogyne arenaria, M. incognita, M. javanica, M. hapla, M. lusitanica e la recente M. baetica sono le più diffuse negli areali olivicoli. Il sintomo caratteristico è la formazione di galle radicali (figure 2 e 3 del documento originale), che alterano il floema e le cellule parenchimatiche, riducendo la capacità di assorbimento di acqua e nutrienti.

In prove di pathogenicità condotte su cultivar Arbequina e Picual, M. javanica ha mostrato una soglia di tolleranza compresa tra 0,49 e 0,61 seconde larve (J2)/g di terreno per i portinnesti FS 17 e DA 12 I. Oltre questi valori, si osserva una riduzione significativa della crescita del fusto principale e, nelle infezioni gravi, ingiallimento delle foglie apicali e parziale defogliazione.

La diagnosi di specie è fondamentale per scegliere la strategia di controllo. Il documento sottolinea l’utilità di un approccio polifasico (morfologia della femmina, pattern perineale, fenotipi esterasici e sequenze ITS del DNA ribosomiale) per distinguere, ad esempio, M. incognita da M. javanica.

Nematodi lesionicoli (Pratylenchus spp.): danni subdoli ma diffusi

Pratylenchus penetrans e Pratylenchus vulnus sono le due specie più frequentemente associate a riduzioni di crescita nell’olivo. A differenza dei galligeni, i lesionicoli sono endoparassiti migratori: penetrano nella corteccia radicale, si muovono all’interno causando necrosi corticali, senza però indurre galle evidenti.

In prove di inoculazione, piante di olivo cv. Manzanilla infette da P. vulnus hanno mostrato una riduzione del peso secco del 42% rispetto ai controlli sani. In Spagna, popolamenti di P. vulnus provenienti da vivai si sono rivelati in grado di moltiplicarsi su Arbequina e Picual, mentre popolamenti di altra origine (es. rosa) no. Questa variabilità di patogenicità suggerisce l’importanza di caratterizzare le popolazioni locali.

Il documento segnala inoltre che P. penetrans e P. vulnus possono coesistere con Meloidogyne nelle stesse radici, con possibili interazioni competitive. Ad esempio, la riproduzione di P. vulnus su olivo Leccino è risultata ridotta in caso di coinfezione con M. incognita.

Nematodi cistoformanti e reniformi: emergenti da non sottovalutare

Heterodera mediterranea, segnalato in Spagna su olivo Manzanilla in terreni sabbiosi, induce la formazione di sincizi endodermali e riduce significativamente lo sviluppo dei getti, il diametro del tronco e il numero di nodi nella cv. Arbequina. La cv. Picual si è dimostrata meno suscettibile, con minori popolazioni finali nel terreno e nelle radici. Interessante notare che gli essudati radicali dell’olivo non stimolano la schiusa delle uova di H. mediterranea, un possibile meccanismo di tolleranza.

Tra i nematodi reniformi, Rotylenchulus macrosoma si comporta da semiendoparassita, formando un sincizio steleare, mentre R. macrodoratus induce una singola “cellula nutrice” uninucleata. Entrambi si riproducono su olivo, ma non è stato ancora dimostrato un chiaro danno vegetativo.

Interazioni con Verticillium dahliae: un complesso di malattia temibile

Uno degli aspetti più rilevanti per la gestione pratica è l’interazione tra nematodi e patogeni fungini. In Iran, l’infezione combinata di M. javanica e Verticillium dahliae su piante di olivo cv. Zard ha causato una riduzione della crescita significativamente maggiore rispetto ai singoli patogeni, con un aumento di clorosi, appassimento e necrosi fogliare.

Al contrario, studi italiani su Leccino e Pendolino non hanno evidenziato interazioni significative tra V. dahliae e M. incognita o P. vulnus, suggerendo che l’effetto dipenda dal genotipo dell’olivo e dalla specie di nematode. In Argentina, la sindrome del “seccamento” dell’olivo è stata associata a un complesso Meloidogyne javanicaFusarium spp., sebbene il nesso causale non sia stato ancora pienamente dimostrato.

Strategie di controllo in vivaio e in pieno campo

Il documento analizza in dettaglio le misure di gestione, suddivise in esclusione, controllo chimico e metodi non chimici.

Esclusione e certificazione. Il metodo più efficace è impedire l’ingresso dei nematodi nell’azienda. Poiché l’olivo si propaga per talea, la contaminazione avviene tipicamente nella seconda fase vivaistica, quando le talee radicate vengono trapiantate in substrati contenenti terra. L’uso di substrati sterili (torba, perlite, materiali inerti) e l’adozione di schemi di certificazione (EPPO Standard PM 4/29(1)) sono raccomandati, anche se non obbligatori in tutti i Paesi. In Spagna e Cile, alcuni nematodi (Heterodera mediterranea, Xiphinema californicum) sono inseriti nelle liste di quarantena.

Controllo chimico. Un tempo diffusi, i fumiganti (dazomet, metam-sodio) e i nematicidi non fumiganti (fenamifos, oxamil) sono oggi sempre più limitati da normative ambientali. In Egitto, il fenamifos ha mostrato la maggiore efficacia contro M. incognita, riducendo galle, femmine e masse ovigere. Tuttavia, il documento evidenzia una scarsa percezione del rischio nematologico, che scoraggia le aziende dal sostenere i costi di registrazione di nuovi principi attivi.

Solarizzazione. In ambienti mediterranei, la solarizzazione del substrato in cumuli (80 cm di altezza, copertura con telo trasparente per 3 settimane) ha ridotto drasticamente uova e larve di M. incognita fino a 40 cm di profondità. Questa tecnica è efficace anche in pieno campo contro Verticillium dahliae e nematodi, come dimostrato in Grecia e Spagna.

Biofumigazione e ammendanti. L’aggiunta di compost di sughero secco al substrato (fino al 100%) ha ridotto in modo esponenziale le popolazioni di M. incognita su olivo Picual. La biofumigazione con Sorghum sudanense ha richiesto tempi di esposizione di 30-60 giorni per essere efficace, risultando meno performante della solarizzazione.

Termoterapia. Un trattamento in acqua calda a 50°C per 2 minuti ha eradicato P. vulnus da piante infette senza compromettere la sopravvivenza dell’olivo, a condizione di pretrattare le piante a 30-35°C per 10 minuti. Temperature superiori (55°C) uccidono rapidamente i nematodi ma danneggiano i tessuti della pianta.

Resistenza e micorrize. Sono state identificate differenze varietali importanti: Coratina è resistente a M. incognita e M. javanica, mentre Leccino e Yusti sono resistenti a M. javanica ma moderatamente suscettibili a M. incognita. In Egitto, le cv. Meashon e Tofany sono risultate resistenti a M. incognita ma suscettibili a Rotylenchulus reniformis. L’inoculo precoce con funghi micorrizici arbuscolari (Glomus intraradices, G. mosseae) ha ridotto la riproduzione dei nematodi galligeni del 40-60% e migliorato la nutrizione fosfatica.

Conclusioni: verso un vivaismo sostenibile

L’eliminazione di molti nematicidi dalla filiera impone un ripensamento completo della gestione dei nematodi dell’olivo. La strategia prioritaria rimane l’esclusione: utilizzo di materiale vivaistico certificato e substrati privi di nematodi. Laddove non possibile, la solarizzazione, la termoterapia e l’impiego di portinnesti resistenti offrono alternative efficaci e compatibili con la difesa integrata.

Come sottolineato dagli autori, l’olivo è una pianta longeva e vigorosa, ma proprio per questo i danni nematologici, se trascurati in vivaio, si manifesteranno solo anni dopo il trapianto, quando ogni intervento correttivo è molto più difficile. Investire nella prevenzione è la scelta più redditizia per il futuro dell’olivicoltura.

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