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Calore estremo e suoli mediterranei: la sansa di oliva compostata come scudo per i microrganismi

Calore estremo e suoli mediterranei: la sansa di oliva compostata come scudo per i microrganismi

Uno studio spagnolo mostra come gli ammendanti organici ricchi di sostanza organica possano proteggare l’efficienza metabolica dei microrganismi del suolo fino a 50°C, offrendo una strategia concreta per l’adattamento agli eventi termici estremi

17 maggio 2026 | 12:00 | R. T.

Le ondate di calore sempre più frequenti nei climi mediterranei mettono a rischio la funzionalità dei suoli agricoli, già poveri di sostanza organica. Ricercatori dell’Università di Cordoba e di Bangor hanno confrontato l’effetto di fertilizzante minerale e tre ammendanti organici compostati (sansa di oliva, biosolidi, residuo solido urbano) su un Vertisol calcareo e un Inceptisol non calcareo esposti a temperature da 20 a 50°C. La sansa di oliva compostata, grazie all’alto apporto di carbonio organico, ha garantito la più alta efficienza di uso del carbonio da parte dei microbi a 50°C in entrambi i suoli, mentre il fosforo disponibile nei terreni trattati con diammonio fosfato è crollato con l’aumento della temperatura.

Oltre i 40°C: la soglia critica per i microrganismi del suolo

Quando la temperatura del suolo supera i 40°C, l’equilibrio biologico salta. I ricercatori hanno misurato un incremento drammatico della respirazione microbica nelle prime 24 ore dall’aggiunta di glucosio marcato con carbonio-14: a 20°C la frazione di carbonio mineralizzato in CO₂ era compresa tra il 16% e il 32%, ma a 50°C è balzata al 40-61%. L’efficienza di uso del carbonio (CUE) – il rapporto tra carbonio incorporato nella biomassa microbica e carbonio assimilato – è crollata da valori di 0,47-0,65 a 20°C a soli 0,27-0,45 a 50°C.

La riduzione non è lineare: i suoli mostrano una notevole termotolleranza fino a 40°C, probabilmente adattati dalla loro storia climatica. Ma a 50°C il sistema entra in crisi. Nel suolo non ammendato (controllo), il CUE diminuisce a un tasso di 0,010±0,001°C⁻¹ nel Vertisol e 0,007±0,001°C⁻¹ nell’Inceptisol, valori in linea con studi condotti in praterie e arbusteti d’alta quota.

La sansa di oliva: una difesa organica contro il calore

Tra tutti i trattamenti testati, il compostato di sansa di oliva (olive mill pomace) ha mostrato le prestazioni migliori alle temperature più estreme. A 50°C, in entrambi i suoli, ha prodotto i valori più alti di efficienza di uso del carbonio: 0,43±0,02 nell’Inceptisol e 0,45±0,02 nel Vertisol. Nessun altro trattamento – né il fertilizzante minerale (DAP) né gli altri due ammendanti organici (biosolidi e residuo solido urbano) – ha raggiunto questi livelli.

Il segreto sta nella composizione. La sansa di oliva compostata ha un contenuto di solidi volatili (prossi della sostanza organica) di 750±17 g/kg, superiore ai 448±14 g/kg dei biosolidi e ai 562±15 g/kg del residuo solido urbano. Ma soprattutto, il suo rapporto C:N è di 14,3, contro il 9,3 dei biosolidi e il 6,2 del residuo solido urbano. Questo rapporto più elevato rallenta la mineralizzazione, garantendo un rilascio graduale di carbonio labile e nutrienti, evitando squilibri metabolici improvvisi quando i microbi sono già sotto stress termico.

I dati sperimentali lo confermano: il carbonio organico disciolto (DOC) nei suoli trattati con sansa di oliva è rimasto costantemente elevato a tutte le temperature, a differenza di quanto osservato nel controllo. Questa disponibilità continua di carbonio ha supportato i microbi nel mantenere la loro funzionalità anche oltre il loro ottimale termico.

Due suoli a confronto: il ruolo tampone del Vertisol calcareo

Il Vertisol calcareo ha mostrato un’efficienza di uso del carbonio sistematicamente più alta dell’Inceptisol non calcareo a tutte le temperature e per quasi tutti i trattamenti. Alla base di questa differenza vi sono tre fattori: il pH alcalino (8,06) che favorisce la ricchezza della comunità microbica; il più alto contenuto di argilla (380 g/kg contro 120 g/kg) che protegge fisicamente i microrganismi e stabilizza gli enzimi extracellulari dalla denaturazione termica; e una migliore disponibilità di fosforo di partenza (11,8 contro 8,3 mg P/kg).

Tuttavia, a 50°C questa superiorità si attenua. Entrambi i suoli diventano vulnerabili, ma proprio in questa condizione estrema la sansa di oliva riesce a far risalire il CUE a valori paragonabili a quelli osservati a temperature più miti.

Fosforo: il crollo del minerale, la stabilità dell’organico

Uno dei risultati più netti riguarda il fosforo disponibile (Olsen-P). Nel trattamento con diammonio fosfato (200 g P/kg), la disponibilità di P è crollata all’aumentare della temperatura in entrambi i suoli. L’effetto è stato più marcato nell’Inceptisol, dove le concentrazioni a 50°C sono risultate significativamente inferiori rispetto a 20°C.

All’opposto, i biosolidi hanno incrementato il P disponibile nell’Inceptisol per tutte le temperature. E la sansa di oliva? Pur non essendo ricca di fosforo (20,5 g P/kg, contro i 200 g/kg del DAP), ha mantenuto livelli stabili di P disponibile anche a 50°C, grazie alla mineralizzazione graduale che caratterizza i suoi composti organici. Nessun ammendante organico ha mostrato il forte calo indotto dalla temperatura tipico del fertilizzante minerale.

Implicazioni pratiche per l’agricoltura mediterranea

Con temperature del suolo che in estate possono raggiungere 50-60°C a causa dell’intensa radiazione solare e della bassa umidità, i risultati di questo studio offrono indicazioni operative chiare:

  • La sansa di oliva compostata, un sottoprodotto dell’industria olearia abbondante nell’area mediterranea, rappresenta un ammendante di valore non solo per il suo contenuto di nutrienti ma per la sua capacità di sostenere la comunità microbica sotto stress termico estremo.

  • Il fertilizzante minerale fosfatico, sebbene efficace a temperature moderate, diventa controproducente in caso di ondate di calore perché riduce drasticamente la disponibilità di P e abbassa l’efficienza d’uso del carbonio.

  • La scelta dell’ammendante non può prescindere dal tipo di suolo: il trattamento ottimale per un Vertisol calcareo non è necessariamente efficace in un Inceptisol acido.

Lo studio, pubblicato sull’European Journal of Soil Science, lascia anche alcune questioni aperte. L’incubazione in laboratorio non ha considerato fattori come il ciclo giorno-notte (±20°C di escursione termica), la presenza delle piante o lo stress idrico combinato. E nei suoli calcarei esiste il rischio di sottostima della CO₂ emessa per fissazione del carbonato.

Ciononostante, il messaggio per i tecnici agrari e i decisori politici è chiaro: in un Mediterraneo sempre più caldo, aumentare la sostanza organica del suolo con ammendanti a lenta mineralizzazione come la sansa di oliva compostata non è solo una pratica di fertilità, ma una vera e propria strategia di adattamento climatico.

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