L'arca olearia

Cattura massale e monitoraggio della mosca dell’olivo: la differenza tra i diversi modelli di trappole

Cattura massale e monitoraggio della mosca dell’olivo: la differenza tra i diversi modelli di trappole

Un’indagine in tre oliveti in una regione arida ha valutato l’efficacia di diverse trappole e attrattivi nel controllo di Bactrocera oleae, confermando il potenziale della cattura massale come strategia sostenibile contro uno dei fitofagi più dannosi per l’olivicoltura mondiale

14 maggio 2026 | 16:00 | R. T.

La mosca delle olive, Bactrocera oleae, rappresenta una delle minacce fitosanitarie più gravi per l’olivicoltura a livello globale, causando perdite economiche rilevanti sia in termini quantitativi che qualitativi. Tra le strategie di controllo a basso impatto ambientale, la cattura massale si sta affermando come alternativa o complemento agli interventi chimici tradizionali. Questa tecnica si basa sull’impiego diffuso di trappole altamente attrattive, capaci di intercettare un numero sufficiente di adulti – in particolare femmine – prima che questi completino il ciclo riproduttivo e infestino i frutti. Il successo della cattura massale dipende criticamente dalla scelta del tipo di trappola e dell’attrattivo, nonché dalla comprensione della dinamica di popolazione del fitofago nelle specifiche condizioni ambientali.

Dinamica di popolazione e generazioni della mosca nell’area arida di M’Sila

Uno studio condotto da agosto a dicembre 2023 in tre oliveti situati nella regione arida di M’Sila, nel nord-est dell’Algeria, ha permesso di monitorare l’andamento delle popolazioni di Bactrocera oleae e valutare l’efficacia di diverse soluzioni per la cattura. I primi adulti sono comparsi alla fine di agosto, con una presenza continuativa fino al termine di dicembre. In tutti e tre i siti sperimentali, il picco di sviluppo della popolazione è stato osservato verso la metà di ottobre. Nel corso della stagione, si sono succedute tre generazioni complete del fitofago, segnalando una pressione infestante significativa per l’area. I tassi di infestazione dei frutti hanno raggiunto il 38,5% nella località di Ouled Mansour e il 31,5% sia nel Distretto Ksob che a Ouled Sidi Amor, valori che sottolineano l’urgenza di adottare misure di controllo mirate ed efficacemente tempestive.

Confronto tecnico tra diverse soluzioni trappolanti

Per la valutazione delle strategie di cattura, sono state impiegate trappole McPhail con due diversi attrattivi alimentari – una soluzione acquosa al 3% di fosfato diammonico e una al 3% di bicarbonato di ammonio – affiancate da trappole a feromoni (Lure – Russell IPM) per un confronto diretto dell’efficienza di cattura. L’analisi statistica ha rivelato interazioni significative tra il periodo di campionamento (settimana) e il tipo di trappola utilizzata, per quanto riguarda il numero totale di mosche catturate, nonché separatamente per maschi e femmine. Questo risultato indica che la performance relativa dei diversi dispositivi varia nel corso della stagione, in funzione dell’andamento demografico della popolazione e delle condizioni ambientali.

L’importanza dell’attrattivo: il bicarbonato di ammonio supera le alternative

I risultati più rilevanti dal punto di vista applicativo riguardano la superiorità delle trappole McPhail addizionate con bicarbonato di ammonio al 3%. Questa soluzione ha catturato un numero complessivamente maggiore di mosche rispetto sia alle trappole McPhail con fosfato diammonico sia alle trappole a feromoni. Ancora più significativo, dal momento che l’obiettivo della cattura massale è ridurre l’ovideposizione, è stato il dato relativo alla composizione sessuale delle catture: le trappole con bicarbonato di ammonio hanno attratto un numero maggiore di femmine. Poiché sono le femmine a provocare il danno diretto ai frutti, questa caratteristica rende tale combinazione particolarmente promettente per interventi di controllo su scala estesa. L’efficacia complessiva delle trappole è risultata comunque influenzata dalle condizioni ambientali, confermando la necessità di adattare il calendario degli interventi al microclima locale.

Implicazioni per l’olivicoltura in ambienti aridi

Lo studio condotto a M’Sila fornisce indicazioni operative concrete per gli olivicoltori che operano in regioni aride o semi-aride. L’adozione di trappole McPhail con bicarbonato di ammonio al 3% si configura come uno strumento efficace sia per il monitoraggio che per la cattura massale, grazie alla sua capacità di rimuovere un numero elevato di femmine dalla popolazione. La conoscenza della dinamica stagionale – con prime emissioni a fine agosto, picco a metà ottobre e tre generazioni complessive – consente di programmare l’installazione delle trappole nei momenti critici, massimizzando il rapporto costo-efficacia. In un contesto di crescente limitazione degli insetticidi di sintesi e di attenzione alla sostenibilità, approcci integrati che combinano trappolaggio massale, monitoraggio tempestivo e conoscenza delle dinamiche locali rappresentano una strada prioritaria per la difesa dell’olivicoltura.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Spettrofotometria dell’olio d’oliva: il calore e il tempo distruggono qualità e nutrienti

L’esposizione prolungata alle alte temperature accelera l’ossidazione dei lipidi, riducendo il valore nutrizionale e producendo composti potenzialmente dannosi. Ecco come la spettrofotometria può monitorare in tempo reale il degrado termico

14 giugno 2026 | 09:00

L'arca olearia

L’olivo e i suoi parenti selvatici: un viaggio tra tassonomia e storia naturale

L’olivo coltivato (Olea europaea subsp. europaea) è uno degli alberi più iconici del Mediterraneo, ma il suo “albero genealogico” include numerosi parenti selvatici distribuiti tra Africa, Asia e isole atlantiche

13 giugno 2026 | 10:00

L'arca olearia

La firma chimica dell'olio extravergine di oliva italiano svelata dalle tecniche analitiche avanzate

Un innovativo studio condotto dall’Università di Siena dimostra come la combinazione di analisi elementare e profilo metabolico possa migliorare l’accuratezza dei modelli di zonizzazione dell’olio extravergine di oliva italiano, superando le difficoltà legate alla debole correlazione diretta tra suolo e prodotto finito

12 giugno 2026 | 16:00

L'arca olearia

Mosca delle olive fuori stagione: l'importanza della dinamica di popolazione in primavera

Il ruolo cruciale della generazione primaverile della mosca dell'olivo. Il un cambio di paradigma: interventi mirati in inverno e primavera per ridurre drasticamente le infestazioni estive e autunnali, limitando l’uso di insetticidi e aumentando l’efficacia della lotta integrata

12 giugno 2026 | 15:00

L'arca olearia

Ondate di calore e siccità, ecco come cambia la fisiologia dell’olivo

L’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore rappresenta una delle principali sfide per l’olivicoltura mediterranea. Temperature superiori a 40 °C riducono significativamente la capacità fotosintetica dell’olivo, aggravando gli effetti della carenza idrica

12 giugno 2026 | 14:00

L'arca olearia

L’impronta fenolica dell’olio extravergine di oliva si decide nelle prime tre settimane dopo la fioritura

L’attività di due enzimi chiave determinano la quantità di tirosolo e idrossitirosolo che saranno presenti nell'oliva e, infine, nell’olio. Durante la successiva maturazione, questi geni si spengono e il patrimonio fenolico dell’olio è essenzialmente un “residuo” di quanto accumulato nei primissimi stadi di sviluppo della drupa.

12 giugno 2026 | 13:00