L'arca olearia
L’olio extravergine di oliva comunitario costa più del 100% italiano: lo sfregio della GDO alla storia nazionale
Era solo questione di tempo per vedere l’olio extravergine di oliva italiano crollare a scaffale. E’ stata la famiglia olearia italiana Pantaleo da Famila ad aprire le danze, rovinando così la reputazione dell’olio nazionale nel 2026. Non è un sottocosto a 7,32 euro al litro?
23 aprile 2026 | 12:00 | Alberto Grimelli
Comprare l’olio italiano a scaffale, già etichettato e imbottigliato a 7,32 euro/litro, oppure un olio comunitario in sconto a 5,99 euro/litro?
Il primo è a marchio Pantaleo e il secondo è un Monini. Entrambi marchi che fanno parte dell’associazione delle Famiglie Olearie Italiane. Entrambi da Famila, nel volantino “Grandi Marche Piccoli Prezzi”.
Ad aprire le danze nel 2026 degli sconti pazzi sull’olio extravergine di oliva italiano è stata Pantaleo con l’offerta a 5,49 euro per bottiglia da 750 ml. Sullo stesso scaffale trovavamo Monini a 4,49 euro sempre per bottiglia da 750 ml.

Nessuna delle due offerte è sottocosto e, badate bene, solo Monini è dichiarato in sconto al 40%. Per Pantaleo non è indicato alcuno sconto, dovendo quindi considerarlo un prodotto continuativo a tale prezzo.
Insomma, a prezzo pieno l’olio extravergine di oliva comunitario di Monini (9,98 euro/litro) è molto più caro dell’olio extravergine di oliva 100% italiano di Pantaleo (7,32 euro/litro).

Solo che l’olio spagnolo è mai costato più dell’italiano nelle borse merci di Jaen e Bari. Ma neanche in nessun’altra borsa merci nazionale o ispanica. Dunque?
L’olio proposto a scaffale è davvero 100% italiano? Facciamo un po’ di conti…
Stavolta ci permettiamo di fare i conti a ritroso, per arrivare al prezzo di acquisto dell’olio extravergine di oliva italiano da parte di Pantaleo.
Dai 7,32 euro/litro bisogna, prima di tutto, togliere l’IVA al 4%. Abbiamo quindi un prezzo netto di 7,04 euro/litro. A questa dobbiamo sottrarre la marginalità della Grande Distribuzione, e immaginando di stare bassi, diciamo un 10-12%, ovvero togliamo 80 centesimi. Ne risulta un prezzo di fornitura di 6,24 euro/litro più IVA, imbottigliato e franco arrivo.
Costi di distribuzione e logistica per Pantaleo di 10 centesimi al litro, a cui si aggiungono costi di packaging per 90 centesimi, oltre a costi industriali (filtrazione, perdite, travasi) per altri 10 centesimi al litro. A questi dobbiamo aggiungere una quota di costi fissi (ammortamenti, costi finanziari…), per analisi e trasporto dal luogo di produzione allo stabilimento di imbottigliamento: altri 15 centesimi. Costi industriali, ridotti all’osso, per 1,25 euro/litro. Non prevediamo alcun utile per l’azienda.
Questo significa che Pantaleo ha acquistato l’olio italiano a 4,99 euro/litro, ovvero 5,38 euro/kg (lordo Iva, netto Iva è 5,17 euro/kg).
Ci limitiamo a sottolineare che, se i conti fatti sono corretti, la quotazione a cui Pantaleo ha acquistato olio extravergine di oliva italiano non è mai comparsa su nessuna borsa merci nazionale nel corso del 2025/26.
Un danno di immagine per l’olio di oliva italiano
Ammesso, e non abbiamo ragione di credere il contrario, che sia tutto legale e corretto, l’operazione lede sicuramente il buon nome e l’immagine dell’olio italiano, oltre alla dignità di tanti olivicoltori che hanno dovuto sopportare costi di produzione di 8 euro/kg e oltre.
Aver portato la differenza di prezzo tra extravergine comunitario e italiano, tra l’altro il primo in offerta e il secondo no, a meno di 1,5 euro/litro significa non riconoscere il ruolo virtuoso dell’olivicoltura italiana. E’ dire che l’olivicoltura spagnola vale più di quella italiana!
E’ un enorme passo indietro rispetto al grande lavoro fatto per cercare di valorizzare l’olio nazionale nel corso degli ultimi anni.
Va persino contro l’interesse nazionale di difendere una tradizione, una visione e un sapere che agli occhi del mondo ancora vale. Vale per tutti ma non per gli italiani evidentemente, per primi gli imprenditori oleari che dovrebbero difenderlo. A sentir parlare di Famiglie Olearie mi viene in mente il detto parenti serpenti.
E va nella direzione contraria del Piano Olivicolo Nazionale che vede proprio nella valorizzazione dell’extravergine italiano uno dei suoi pilastri. Piantumare nuovi olivi, perché? Per sentir poi raccontare a scaffale che l’olio spagnolo è migliore?
Olio italiano sotto scacco e sotto attacco da parte degli italiani
Famila è un marchio del Gruppo Selex, un consorzio di imprese familiari italiane operanti nella GDO dal 1964. Figure di riferimento all’interno del Gruppo Selex sono la famiglia Cestaro (Unicomm) e la famiglia Pomarico (Megamark).
A queste aggiungiamo la famiglia Pantaleo, proprietaria dell’omonimo marchio
Stavolta, insomma, non possiamo proprio lamentarci di congiure straniere. A rovinare la buona reputazione e l’immagine dell’olio italiano bastano gli italiani!
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