L'arca olearia

La risposta agli stress ambientali dell'olivo e l'influenza su fioritura e alternanza di produzione

La risposta agli stress ambientali dell'olivo e l'influenza su fioritura e alternanza di produzione

Messa in discussione l’idea che l’alternanza di produzione dell’olivo sia un carattere puramente genetico. All’origine del fenomeno vi sarebbero soprattutto fattori ambientali che influenzano la fioritura

26 febbraio 2026 | 14:00 | R. T.

L’olivo è considerato una delle specie arboree da frutto più soggette ad alternanza di produzione: un anno di carica (“on”), con abbondante fruttificazione, seguito da un anno di scarica (“off”), con rese drasticamente inferiori. Un fenomeno che incide pesantemente sull’economia della filiera olivicola, dalla distribuzione del lavoro alla disponibilità di olive e olio, fino alla gestione dei frantoi e del mercato.

Nel lavoro “Alternate bearing in olive initiated by abiotic induction leading to biotic responses”, pubblicato su Advances in Horticultural Science, il ricercatore S. Lavee propone una lettura innovativa: le variazioni metaboliche e fisiologiche che determinano l’alternanza non sarebbero innate o geneticamente predeterminate, bensì innescate da stimoli ambientali (abiotici) che attivano risposte biologiche (biotiche) nella pianta.

Clima e temperatura: il ruolo chiave dell’inverno

L’alternanza è particolarmente marcata nelle aree a clima variabile, come il bacino del Mediterraneo orientale, dove le temperature invernali oscillano sensibilmente. È noto da tempo che l’olivo necessita di un periodo di freddo – con escursioni termiche tra giorno e notte – per indurre la differenziazione delle gemme a fiore.

Le gemme dell’Olea europaea sono inizialmente indeterminate e possono evolvere in gemme vegetative o riproduttive. Il freddo invernale, o condizioni equivalenti che rallentino temporaneamente la crescita, rappresenta un fattore determinante per orientare questo processo verso la fioritura.

Tuttavia, temperature estreme o anomale possono alterare il percorso di sviluppo. Un improvviso innalzamento termico in pieno inverno, dopo l’avvio dei processi metabolici di differenziazione, può interrompere il percorso riproduttivo e riportare le gemme a uno sviluppo vegetativo. Al contrario, inverni troppo miti e privi di sufficiente “chilling” possono impedire la formazione delle infiorescenze, determinando un’alternanza sincronizzata su scala di interi areali.

Il conflitto tra crescita vegetativa e fruttificazione

Uno dei meccanismi centrali dell’alternanza risiede nell’antagonismo tra frutti in sviluppo e crescita vegetativa. Nell’olivo, i frutti si formano su rami cresciuti l’anno precedente: se in un anno “on” la pianta investe risorse nella maturazione di un carico elevato di olive, la crescita dei nuovi germogli si riduce. Di conseguenza, diminuisce anche il numero di gemme potenzialmente fertili per l’anno successivo.

Inoltre, più elevata è la produzione in un anno di carica, maggiore sarà il fabbisogno in freddo per ottenere una buona fioritura l’anno seguente. Superata una determinata soglia di resa – variabile in base a cultivar e condizioni pedoclimatiche – ulteriori apporti di freddo non risultano più efficaci nel ristabilire l’equilibrio produttivo.

Anche il momento della raccolta incide: una raccolta tardiva può ridurre significativamente la fioritura dell’anno successivo, indipendentemente dal livello di freddo accumulato.

Le basi metaboliche: proteine, acido clorogenico e regolatori di crescita

Le differenze tra anni “on” e “off” si riflettono in profondi cambiamenti metabolici. Nelle foglie degli anni di carica si osserva un aumento del contenuto proteico, mentre nella corteccia dei giovani germogli si registra l’andamento opposto.

Particolare attenzione è stata dedicata all’acido clorogenico (CHA), un composto fenolico che nell’olivo agisce come promotore di crescita con attività auxinica. Durante l’allegagione in un anno “on”, il livello di CHA nelle foglie aumenta e rimane elevato per tutta la stagione, inibendo la differenziazione delle gemme a fiore per l’anno successivo. Quando la fruttificazione è scarsa, il contenuto di CHA diminuisce, favorendo la successiva induzione fiorale.

Esperimenti di iniezione invernale di acido clorogenico in branche di olivo hanno dimostrato una riduzione diretta della differenziazione riproduttiva, confermando il ruolo regolatorio di questa molecola.

Altri fattori coinvolti includono i livelli minerali, l’attività di gibberelline endogene ed esogene e la disponibilità di carboidrati, anche se il loro ruolo resta oggetto di dibattito.

Non solo freddo: stress e condizioni ambientali

Oltre alla temperatura, numerosi eventi ambientali possono innescare o amplificare l’alternanza:

  • piogge durante la fioritura, che dilavano il polline;

  • venti caldi e secchi, che riducono la recettività dello stigma;

  • carenza di impollinazione incrociata;

  • insufficiente illuminazione;

  • stress idrico e nutrizionale.

Questi fattori possono favorire la formazione di frutti partenocarpici (“shot berries”) e contribuire all’instaurarsi del ciclo alternante. Tuttavia, sottolinea l’autore, non si tratta di un controllo genetico intrinseco, bensì di risposte biologiche a stimoli ambientali.

Tecniche agronomiche per mitigare il fenomeno

Pur non essendo eliminabile del tutto, l’alternanza può essere attenuata attraverso interventi mirati:

  • diradamento dei frutti;

  • incisione anulare (girdling);

  • gestione anticipata della raccolta;

  • potatura equilibrata;

  • irrigazione e nutrizione minerale controllate.

Tali pratiche risultano particolarmente efficaci nelle olive da mensa, ma trovano applicazione anche negli impianti destinati alla produzione di olio.

Una nuova interpretazione

La conclusione dello studio è netta: l’alternanza di produzione nell’olivo non dovrebbe essere considerata un tratto genetico inevitabile del ciclo vitale della pianta. I processi metabolici che la caratterizzano sono sì regolati geneticamente, ma vengono attivati solo in risposta a stimoli abiotici.

Senza un’induzione ambientale – in primo luogo termica – l’alternanza non si manifesterebbe. L’interazione tra ambiente e fisiologia resta quindi il nodo cruciale per comprendere e gestire uno dei fenomeni più complessi e strategici dell’olivicoltura moderna.

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