L'arca olearia
Lady oleuropeina: quando l'olivo regala benessere e salute
Porre attenzione a comportamenti sostenibili rappresenta un investimento sul futuro. I sottoprodotti come sansa, acque di vegetazione e foglie dell'olivo possono trasformarsi da rifiuti in risorse. Ecco un esempio concreto
26 febbraio 2026 | 12:00 | Giosetta Ciuffa
Tra le numerose sfide della filiera olivicolo-olearia c’è quella della sostenibilità, da perseguire non solo perché di per sé rilevante ma anche in quanto sempre più richiesta nelle varie sfaccettature. Porre attenzione a comportamenti sostenibili rappresenta un investimento sul futuro (aziendale e del comparto) capace di rafforzarne la competitività e il legame con i territori. Si può iniziare con piccoli passi, ad esempio attraverso pratiche di economia circolare, valorizzando il più possibile ogni fase della produzione e riducendo al minimo gli sprechi. Facile non è ma neanche impossibile: un esempio viene da Nurachi, nel Campidano oristanese, dove nella propria azienda agricola Gianluca Giuliano trasforma i residui della potatura dei 400 olivi di famiglia in un siero cosmetico per il viso ricco in antiossidanti, Lady O’, che sta per lanciare sul mercato.
È l’oleuropeina il segreto di bellezza: è il principale glicoside presente nelle olive (verdi) e si accumula principalmente nelle foglie giovani e nelle parti verdi della pianta, perché svolge un’azione di difesa chimica contro insetti e patogeni e di protezione dai radicali liberi, funzioni da cui derivano le sue proprietà. Il contenuto di oleuropeina varia con l’età della foglia, la stagione e lo stress ambientale: foglie più giovani e piante sotto stress tendono a produrne di più come meccanismo di difesa. Lady Ò è stato realizzato grazie alla partnership con il laboratorio di cosmesi erboristica Le Erbe di Janas, che estrae a freddo mediante ultrasuoni l’oleuropeina dalle foglie di Semidana, varietà di olivo da cui Giuliano ottiene il proprio olio Rusignolu (sardo per “usignolo”, come l’esemplare di questa specie che con il proprio canto lo accoglie all’arrivo nell’oliveto). Ai prodotti è stata inoltre data una linea grafica che nel logo vede un’ibridazione dell’oliva e dell’usignolo a richiamare la circolarità. Un genius loci che si esprime anche interagendo localmente, come osserva Gianluca Giuliano: “Terroir è anche interazione con il posto e con le persone che lo abitano: anche da questo nascono le mie collaborazioni con Alessandro Virdis che ha disegnato il logo dell’azienda, con Über Pictures per la comunicazione e ora con Le Erbe di Janas per Lady O”.
Se ogni azienda adottasse la circolarità tra i principi aziendali e ragionasse in termini di comportamenti virtuosi minimi si arriverebbe a valorizzare fasi della filiera normalmente considerate un rallentamento e un costo e a sfruttare una risorsa che probabilmente andrebbe sprecata. I sottoprodotti come sansa, acque di vegetazione e foglie – ma meglio sarebbe cominciare a chiamarli co-prodotti, come suggerito da Maurizio Servili (anche dal linguaggio iniziano le piccole rivoluzioni) – possono trasformarsi da rifiuti in risorse: oltre all’esempio dato dal siero Lady Ò’, foglie e potature trovano impiego nel compostaggio o nella produzione di biochar, contribuendo al sequestro di carbonio. Questi modelli chiudono il ciclo produttivo, generano nuove entrate per le aziende agricole e riducono l’impatto ambientale complessivo della filiera.
Gli olivicoltori dovrebbero quindi sentirsi custodi della natura sotto ogni aspetto: a coloro che non riescono perché timorosi che rappresenti un’impresa troppo ardua oltre alle tante che già devono affrontare, va però detto che il cambiamento è possibile e auspicabile anche a livello più piccolo, organizzandosi con un business plan ragionato e compatibilmente con le proprie possibilità; pian piano si allargherà il raggio d’azione. Ascoltare il canto dell’usignolo e ricercare un approccio zero waste già a due anni dall’apertura ha consentito a Gianluca Giuliano di valorizzare gli “scarti” in filiera corta o, meglio, le risorse del territorio; differenziarsi, innovare e prendersi cura dell’ambiente.
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