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Le prospettive dei vini dealcolati e parzialmente dealcolati

Le prospettive dei vini dealcolati e parzialmente dealcolati

L’indagine ha confermato l’interesse dei produttori per i vini no alcol, con oltre il 60% degli intervistati propenso a introdurre questo tipo di produzione. L’elemento che maggiormente influenza l’intenzione di produrre vini dealcolati è rappresentato dalle aspettative dei vantaggi che ne possono derivare

11 dicembre 2025 | 14:00 | C. S.

Si è svolto nella sede dell’Accademia dei Georgofili il convegno finale del progetto PRIN “DEWINE”.

Il Prof. Eugenio Pomarici, georgofilo dell’Università di Padova, ha aperto i lavori sottolineando che, con la riforma della Politica Agricola Comune del 2021, i prodotti ottenuti dalla dealcolazione totale o parziale del vino sono stati ammessi tra i prodotti vitivinicoli riconosciuti dall’UE, reagendo ad un crescente interesse del mercato per i prodotti cognitivamente riconducibili al vino ma con grado alcolico ridotto o nullo. Per questi prodotti sono attesi tassi di crescita robusti, ma si tratta di un mercato nascente, con tutte le incognite che questo comporta circa la capacità dell’offerta, per qualità dei prodotti e di prezzi, di soddisfare una domanda potenzialmente elevata, le cui caratteristiche specifiche si preciseranno solo nel tempo, ma che è necessario prevedere nel loro sviluppo e quindi anticipare.

Il progetto DEWINE, finanziato dal MUR, di cui sono stati presentati durante il convegno ai Georgofili i principali risultati, ha studiato questo mercato nascente individuando alcuni temi cruciali dell’offerta, della domanda e normativi, per offrire a produttori e regolatori elementi utili per indirizzare lo sviluppo della produzione dei prodotti della dealcolazione del vino, a livello aziendale e di settore, anche in Italia dove si va completando il quadro normativo per la loro produzione nelle aziende vitivinicole.

Al progetto DEWINE hanno partecipato le università della Basilicata, Foggia, Napoli Federico II e Padova (coordinatore) ed è stato sostenuto da CEEV, Federivini, UIV e OIV, che hanno supportato le attività di ricerca insieme a Assoenologi e Confagricoltura.

La prima relazione, presentata da Antonio Seccia (Università di Foggia), ha riportato i risultati di un’indagine del mercato dei vini dealcolati e parzialmente dealcolati, finalizzata ad analizzare lo scenario di un mercato in rapida espansione, considerata la crescente attenzione verso modelli di consumo più salutari e consapevoli. I risultati evidenziano che il mercato premia la trasparenza e gli indicatori di qualità mentre penalizza le informazioni incomplete. In conclusione, indicazioni strategiche per i produttori potrebbero essere rappresentate da investimenti in certificazioni, comunicazione chiara e adozione di opportuni canali distributivi. Inoltre, risulta rilevante il ruolo delle istituzioni in relazione agli aspetti normativi e all’adeguata informazione dei consumatori.

Il secondo lavoro, presentato da Adele Coppola (Università degli Studi della Basilicata), ha illustrato il grado di interesse delle cantine italiane per la produzione di vini NOLO e ad analizzare in che misura fattori strutturali e motivazionali influiscono sulla propensione a introdurre questi nuovi prodotti. L’analisi è stata basata su un’indagine di campo su un campione di 177 imprese. L’indagine ha confermato l’interesse dei produttori per i vini NOLO, con oltre il 60% degli intervistati propenso a introdurre questo tipo di produzione. L’elemento che maggiormente influenza l’intenzione di produrre vini dealcolati è rappresentato dalle aspettative dei vantaggi che ne possono derivare.

Il terzo contributo, presentato da Fabio Verneau (Università di Napoli Federico II), ha descritto i risultati di una ricerca sull’accettazione da parte dei consumatori dei vini totalmente e parzialmente dealcolati nei principali mercati internazionali, più un focus specifico sul mercato italiano. È stata condotta una survey in sei Paesi (Italia, Francia, Germania, UK, USA e Giappone), raccogliendo informazioni sulle abitudini di consumo, sulla familiarità con i prodotti low/no-alcol, sugli atteggiamenti verso l’alcol e sulle motivazioni alla riduzione dell’alcol.

Il quarto intervento di Maurizio Prosperi (Università di Foggia) è stato dedicato a uno studio di valutazione della sostenibilità ambientale dei vini dealcolati e parzialmente dealcolati, basato sulla comparazione di diversi scenari tecnologici e logistici. L’obiettivo è stato identificare le principali problematiche del processo produttivo al fine di mitigare l’impatto ambientale della filiera: le emissioni inquinanti e il consumo di risorse fossili potrebbero essere sensibilmente ridotte attraverso tecnologie innovative.

L'ultima relazione di Elisa Giampietri (Università di Padova) ha infine presentato i risultati di un’indagine volta a esplorare la fattibilità, le criticità e le prospettive dell’introduzione della dealcolazione parziale nei vini a Denominazione di Origine Protetta (DOP) e Indicazione Geografica Protetta (IGP) italiani. La ricerca ha coinvolto un panel di esperti appartenenti a diverse categorie del settore vitivinicolo, con l’obiettivo di analizzare il grado di accettazione di tale pratica e individuare il contenuto minimo di alcol ritenuto compatibile con la qualità e l’identità del prodotto.

Nella seconda parte dell’incontro si è svolta una tavola rotonda coordinata dal Prof. Leonardo Casini, che ha visto come partecipanti Paolo Brogioni (ASSOENOLOGI), Gabriele Castelli (FEDERVINI), Giorgio Del Grosso (OIV), Luca Giannozzi (Confagricoltura), Elisabetta Romeo (UIV), Varvaglione (CEEV).

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