L'arca olearia
Le parentele delle varietà di olivo del Nord-Est Italia
La varietà più comune è la Casaliva, imparentata con la Frantoio. Identificate anche varietà conosciute e coltivate in regioni vicine, come Leccino, Miniolo, Capolga e Bianchera
25 agosto 2024 | T N
L'olivo (Olea europaea L.) è una delle colture arboree più importanti delle regioni mediterranee. Nonostante il crescente apprezzamento degli oli extravergine di oliva tipici a livello mondiale, basati sull’utilizzo di varietà tradizionali locali, pochissimi studi si sono concentrati sulla caratterizzazione genetica delle cultivar di oliva di interesse regionale, come quelle coltivate in Veneto, regione del Nord-Est Italia.
Una profonda conoscenza delle varietà coltivate in questo territorio è un passo fondamentale per affrontare la qualità del prodotto, per aumentare la domanda del mercato e per certificare l’origine degli oli d’oliva locali.
Ricercatori dell'Università di Padova hanno analizzato cultivar e gruppi di cultivar all’interno dell’area olivicola veneta, dal Lago di Garda alle colline euganee e Trevisan, utilizzando marcatori SSR discriminanti, al fine di ottenere una sistematica indagine genetica del patrimonio regionale di oliva veneto.
Un totale di 203 campioni di ulivi precedentemente insoliti sono stati raccolti da alberi secolari ancora coltivati dagli agricoltori locali. I campioni analizzati includevano anche 36 cultivar di riferimento dell’oliva venete e delle regioni vicine.
I ricercatori hanno trovato 57 profili molecolari unici su questo insieme di adesioni di olive che sono stati divisi in 15 gruppi di cultivar corrispondenti a cluster geneticamente distinti.
Basandosi su una banca dati comune SSR, le 239 adesioni venete e del nord est sono state confrontate con 280 genotipi di riferimento dell'olivo rappresentativi dell'area di coltivazione del Mediterraneo.
Dall'analisi della struttura genetica, è stato osservato che l'80% delle cultivar venete raggruppate nel gruppo del Mediterraneo centrale, rispettivamente del 9% e del 2% con le varietà orientali e occidentali, e tutte le altre risultavano mescolate tra due o tre popolazioni.
E' stato scoperto che a livello regionale la varietà più comune era la “Casaliva”, corrispondente alla cultivar ampiamente diffusa “Frantoio”, mentre altri mostravano identità con varietà conosciute coltivate in regioni vicine, come “Leccino”, “Miniolo”, “Capolga” e “Bianchera”.
Oltre a questi genotipi, altri non corrispondevano a nessun riferimento noto e quindi potevano essere classificati come vere varietà locali di origine autoctona, forse derivanti dall’ibridazione e selezione effettuate dagli agricoltori e dal loro adattamento alle condizioni locali del suolo e del clima.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Lotta biologica alla mosca dell’olivo mediante trappole e sistemi “Attract and Kill”
Stretta relazione tra andamento climatico e sviluppo della mosca dell'olivo. Efficacia della cattura massale e influenza sulla dinamica delle infestazioni. La correlazione statistica tra densità delle popolazioni adulte e danno osservato sulle olive
05 giugno 2026 | 16:00
L'arca olearia
Nano fertilizzanti per l'olivo per diminuire l'alternanza di produzione
L’applicazione fogliare di concimi nano NPK e calcio-boro durante l’annata di “scarico” mostra aumenti notevoli di fioritura, allegagione e qualità dell’olio, insieme a una drastica riduzione dell’alternanza. Per l’olivicoltore, questo significa annate di riposo più produttive e una maggiore stabilità economica
05 giugno 2026 | 15:00
L'arca olearia
Sensibilità ai fungicidi di Pseudocercospora cladosporioides per una gestione sostenibile della cercosporiosi dell’olivo
L’olivicoltura uruguaiana ha registrato una forte espansione negli ultimi anni, con la cercosporiosi fogliare (Pseudocercospora cladosporioides) tra le principali minacce fitosanitarie. Ecco un confronto tra 18 principi attivi appartenenti a otto gruppi chimici per il controllo della patologia
05 giugno 2026 | 14:00
L'arca olearia
Olivo in anticipo di un mese: lo scenario climatico estremo sconvolge la fioritura nel sud Italia
Uno studio basato su modelli IPCC scenario A2 prevede per la Calabria un aumento primaverile fino a +3°C entro il 2100. La fioritura dell’olivo potrebbe anticipare mediamente di 10-15 giorni, con punte di un mese nelle aree interne. Ne conseguono rischi per l’impollinazione, la produzione e la sopravvivenza stessa delle cultivar tradizionali
05 giugno 2026 | 13:00
L'arca olearia
Produrre olio di oliva "italiano" in Marocco: l'influenza del clima sulla qualità dell'extravergine
Differenze marcate tra le cultivar italiane Leccino, Frantoio, Carboncella e Carolea, coltivate in Marocco, e la Picholine, confermando il ruolo determinante dell’interazione tra patrimonio genetico e condizioni pedoclimatiche
05 giugno 2026 | 10:00
L'arca olearia
Estratti di foglie di olivo contro l'Helicobacter pylori
Già millenni fa, gli antichi Romani usavano l’olio extravergine di oliva nella cura delle gastriti e delle ulcere, oggi sappiamo che ciò è dovuto ai composti fenolici contenuti in questo “alimento funzionale”. Oggi l'attenzione si concetra sulle foglie di olivo
04 giugno 2026 | 16:00 | Alessandro Vujovic