L'arca olearia
Gli oltre duecento profumi dell'olio extravergine di oliva
Il profumo non è una grandezza fisica: le sostanze chimiche non hanno un odore proprio ma sono i recettori dei nostri sensi che registrano sensazioni e informazioni tra cui quelle dell'olio extravergine di oliva, i cui odori possiamo raggruppare in quattro famiglie
09 agosto 2024 | Marco Antonucci
Due premesse:
1) tutti gli oli – e ribadisco: tutti – con il passare del tempo invecchiano e man mano perdono i pregi per acquisire difetti, fino a diventare non commestibili. Un olio assaggiato in frantoio non ha lo stesso profilo organolettico a Pasqua o ferragosto. Anche se un olio perfettamente realizzato e filtrato è mantenuto a temperatura controllata e in battente di argon, le sue caratteristiche mutano nel tempo fino a trasformarsi da positive in negative.
2) l’assaggio dell’olio è una disciplina e come tale utilizza tecniche e metodi statistici codificati e comuni in tutto il mondo, per offrire una misurazione e una rappresentazione affidabile, ripetibile, attendibile e completa.
L’olfatto può cogliere nell'aroma dell'olio una grande quantità d’informazioni; è però importante avere una buona “memoria olfattiva” per attribuire un nome ai profumi: chi non conosce per esempio il profumo della mandorla, del carciofo o dell’erba falciata non potrà riconoscere questi sentori spesso presenti nell’olio.
Ricordo che l'odore non è una grandezza fisica: le sostanze chimiche non hanno un odore proprio. L’odore esiste in relazione con i recettori posti all’interno del nostro naso che reagiscono in modo differente a seconda della molecola con cui vengono in contatto, inviando un particolare segnale elettrico al cervello dove viene smistato, codificato e interpretato. Se nel cervello non c’è l’interpretazione del segnale elettrico sentiamo l’odore ma non gli possiamo dare un nome e non ci stimola emozioni.
Di cosa profuma l’olio d'oliva?
L’extravergine è una spremuta di olive e pertanto, come una spremuta di arance, deve ricordare il profumo del frutto sano, fresco o maturo e richiamando alla mente l’oliva appena colta dalla pianta. Basterebbe questa semplice definizione per descrivere universalmente il profumo dell’extravergine.
Quando un profumo è positivo?
Anche se non è correttissimo, per fare una distinzione molto semplice, comprensibile e coerente si può ragionevolmente affermare che: profumi e sapori freschi sono positivi e quindi si possono considerare dei pregi, mentre profumi e sapori secchi corrispondono a difetti.
L’erba fresca, appena tagliata, le erbe aromatiche in fioritura sono profumi positivi; la paglia e il fieno secchi sono difetti; la corteccia fresca, la foglia staccata dall’albero, la linfa sono pregi; la legna secca o tostata, le foglie secche sono sentori negativi; la mandorla verde è sicuramente positivo, mentre la nocciolina americana secca è difetto.
Cos’è il fruttato?
Non appena avviciniamo il bicchiere al naso percepiamo di primo impatto l’insieme di tutte le sensazioni olfattive presenti nel campione: questo è il fruttato.
Può essere classificato in tre grandi categorie: fruttato leggero, fruttato medio, fruttato intenso E’ definito verde o maturo, a seconda se ricorda maggiormente l’oliva acerba o invaiata.
Dopo questo primo impatto s’iniziano a delineare i sentori del fruttato e cioè i profumi o i gruppi omogenei di profumi, che solitamente si distinguono:
1) per provenienza e cioè se sono dovuti al frutto (la foglia di pomodoro della Nocellara), alla trasformazione (il processo estrattivo come sappiamo può influire sulla formazione dei profumi), all’errata conservazione/lavorazione (mi riferisco qui ai difetti);
2) per famiglie descrittive (i sentori floreali, quelli speziati, quelli aromatici per esempio).
I profumi dell’olio dell'olio extravergine di oliva
Negli anni sono stati identificati circa 200 diversi sentori, univocamente riconoscibili e riconducibili a prodotti della natura: erba, fiori, frutta, foglie, spezie, ortaggi,… Per semplicità li ho divisi in 4 gruppi. Nella descrizione che segue, ne troverete oltre 100 e pertanto non è da considerare ne completa né esaustiva. Serve unicamente a comprendere la complessità e la varietà dei profumi e la loro provenienza “chimica” di base.
Frutta Bianca
Banana fresca o matura, buccia della banana, sentori questi dovuti alla formazione di cis-3-esenile acetato; mela acerba o matura, buccia della mela verde o gialla, dovuta a un gruppo di aldeidi (esanale, trans-2-esanale, trans-2-pentenale); foglia di limone, scorza del limone o dell’arancia, pinoli, buccia della pera gialla o marrone, pera matura o acerba; mandorla verde dovuta alla benzaldeide, mandorla matura, in guscio, dolce o amara; castagna acerba, pesca, albicocca, mango, frutto della passione, ananas, bergamotto, mela cotogna, guava, frutta tropicale in genere.
Land
L’erba nelle sue declinazioni: verde, fresca, falciata, di rugiada, medica, crescione, trifoglio, di marcita, di montagna, di prato inglese, di torbiera, erbe medicinali… Sentori tutti riconducibili a molecole che si sono formate dalla cascata delle lipossigenasi, quali trans-2 esenale, 1-penten-3-one, pentenolo, cis-2- pentenale. Fiori, anche qui la complessità non manca. Camomilla, petali freschi o appassiti, zagara, ginestra, rosa, iris, fresia, elicriso, angelica, margherita, lilla, narciso, borragine, gelsomino, sambuco, lavanda, eucalipto, provenienti da molecole quali il t-2-esenolo, e-2-esan-1-olo, acetato di esile. Foglie verdi, linfa verde, frutti di bosco quali ribes, mora o cassis, fragola, foglia di olivo sfregata tra le mani, foglia di fico, muschio verde della quercia, corteccia fresca scorticata da un ramo.
Orto
Foglia di pomodoro, pomodoro verde o maturo: è un sentore correlato sia con la trans-2-esenale che con i composti C5 dalla cascata delle lipossigensai quali 1-penten-3-one, cis-2-pentenale, cis-3-esenale; insalata, carciofo, cardo, peperone, rucola e rosmarino che sono caratterizzati da molecole di matura terpenica; foglia e gambo della salvia, cime di rapa, porro, alloro, zucchine verdi, leguminose fresche, maggiorana, rosmarino, peperone, dragoncello, timo, piselli in baccello o in germogli, luppolo, broccoli, puntarelle, sedano, cavolo cappuccio, cavolfiore, cavolo nero e riccio, finocchio, prezzemolo, carruba fresca, erba cipollina; basilico dovuto alla presenza di esanolo e trans-2-esanolo.
Spezie
Pepe fresco, pepe verde, cannella, coriandolo, fiore dello zafferano, chiodi di garofano freschi, vetiver, caratterizzati dalla presenza di terpenoidi; mallo della noce dovuto allo Z-3-esenile acetato; foglia fresca di tabacco, balsamico (inteso come insieme di mentolo, pino, anice, incenso, resine).
Ci sono poi i profumi che ognuno ha memorizzato con nomi diversi da quelli codificati oppure soffre di cacosmia ed allora ogni tanto è facile imbattersi in persone che sentono: talco, biancheria intima, sudore di una mamma che allatta, pipi di cavallo, polvere da sparo, colla coccoina, fino ad arrivare al profumo di David Bowie o a sentori di sesso sfrenato!
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Olio extravergine di oliva e blockchain: tutelare il Made in Italy con la tecnologia
L’adozione della blockchain nella filiera dell’olio extravergine di oliva italiano potrebbe diventare una svolta contro le frodi e per la valorizzazione del Made in Italy. Superare lo scetticismo iniziale e concentrarsi su facilità d’uso, innovazione personale e condizioni strutturali delle aziende
11 giugno 2026 | 13:00
L'arca olearia
Zeolite in olivicoltura sostenibile: controllo della rogna e resilienza alla siccità
La zeolitite ricca di chabasite si conferma un materiale multifunzionale per l’olivicoltura mediterranea. I risultati di una ricerca in Italia e Spagna mostrano che la zeolitite riduce l’uso di rame e fertilizzanti sintetici, migliorando la sostenibilità agronomica
11 giugno 2026 | 11:00
L'arca olearia
Deficit idrico severo nell’olivicoltura in clima temperato: effetti sui composti biofenolici, sui pigmenti e sul profilo degli acidi grassi nell’olio d'oliva
La disponibilità idrica rappresenta uno dei fattori abiotici più influenti sulla qualità dell’olio di oliva. L’olio ottenuto in condizioni di deficit idrico severo ha mostrato concentrazioni significativamente più elevate di acido p-cumarico, acido ferulico, clorofille totali e β-carotene, mentre l’irrigazione ha favorito idrossitirosolo, tirosolo e fenoli totali. Il profilo degli acidi grassi è risultato alterato
10 giugno 2026 | 16:00
L'arca olearia
Solfiti in frantoio: è possibile fermare l’ossidazione dell’olio d’oliva
Sebbene l’uso sia vietato nella produzione di olio vergine ed extravergine, un nuovo studio ha valutato l’efficacia del metabisolfito di potassio nel bloccare la degradazione ossidativa. Aggiunto durante la frangitura o la gramolazione, l’additivo azzera i perossidi già a 1500 ppm, ma riduce fino al 33% il contenuto di fenoli totali
10 giugno 2026 | 12:00
L'arca olearia
Olivo e cambiamento climatico: quanto calore può sopportare la pianta simbolo del Mediterraneo?
Uno studio condotto su dieci cultivar di olivo italiane ha analizzato la resistenza al calore di foglie e germogli, individuando differenze significative tra varietà e fornendo indicazioni utili per la gestione agronomica
09 giugno 2026 | 12:00
L'arca olearia
Il modello Sicilia per l’olio extravergine di oliva italiano
C’era una volta il modello olio Toscano, con la sua capacità evocativa e forza comunicativa. La Sicilia ha saputo ben ispirarsi creando, dal 2017, un modello di successo per il sud Italia che deve crescere in valore aggiunto
08 giugno 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli