L'arca olearia

PUGLIA OLEARIA TRA ALTI E BASSI, PIU' BASSI CHE ALTI. LA REGIONE LEADER NELLA PRODUZIONE SI METTE IN DISCUSSIONE. L'INCUBO DI FRODI E SOFISTICAZIONI, LA ROTTURA TRA COLDIRETTI LECCE E APROL

La confusione regna sovrana, ma gli operatori seri e professionali insistono nel portare avanti un comparto produttivo che pesa per circa il 40 per cento sul totale degli oli prodotti nel Paese. Ora sarebbero in arrivo i finanziamenti per gli olivi secolari. Chi ne usufruirà? Quelli che ne hanno effettivamente bisogno?

27 ottobre 2007 | Luigi Caricato

E’ sempre difficile scrivere o parlare della Puglia. Almeno per me, visto che alla regione sono fortemente legato per esserci nato e vissuto per quasi due decenni.
E’ difficile, in particolare, scriverne evitando di urtare le sensibilità di chi tira le fila, a livello istituzionale e associazionistico, anche perché si tratta comunque di persone molto suscettibili e permalose, quindi l’attenzione deve essere massima, altrimenti si rompe ogni possibilità di dialogo, qualora ve ne fosse bisogno.

E’ difficile scrivere al riguardo, senza far sconti a nessuno, anche perché la Puglia, pur essendo leader del comparto oleario italiano sul fronte dei numeri, non è ancora in grado di reggere le sorti di questo comparto così fragile, così frammentario ed eternamente diviso al suo interno. La Puglia – è innegabile – non riesce, pur avendone le potenzialità, a promuovere politiche significative ed efficaci, tali da segnare una svolta concreta. Non c’è forse la volontà di agire, perché di uomini capaci al suo interno ne ha tanti; peccato però che queste figure di rilievo non siano mai nei luoghi giusti, quelli del potere. E così la Puglia arranca, dimostrandosi incapace di gestire la realtà. Di conseguenza, anziché trainare le altre regioni, si dimostra piuttosto fragile e insicura, incapace di dettare occasioni di rilancio, necessarie per l’intero sistema Paese.

Non sto qui a entrare nel dettaglio, perché mi prometto di farlo in un momento successivo, magari attraverso un incontro-confronto pubblico – sarebbe l’ideale, qualora gli organismi regionali si decidessero a venire finalmente allo scoperto e dichiarare lo stato di impasse in cui versa il sistema.

Veniamo dunque ai fatti, che parlano da soli. L’ex assessore regionale all’agricoltura Nicola Marmo, ha lanciato nei giorni scorsi un’interrogazione al governatore Nichi Vendola, oltre che all’attuale assessore alle Politiche agricole Enzo Russo, circa i seri danni recati all'immagine della Puglia, a seguito dei recenti episodi che hanno visto in primo piano la regione per alcuni sequestri e per una serie di indagini poco felici. Dal caso di Cerignola – con sequestro di olio contraffatto, frutto di miscele fraudolente di oli di semi e oli vergini di oliva – al caso di Andria, con il sequestro di oltre mille e 600 tonnellate di olio vergine ed extra vergine di oliva proveniente da Spagna, Grecia e Tunisia, cui si attribuiva l'origine italiana. Ma all’elenco si aggiunge anche il caso di una truffa aggravata ai danni dello Stato, per emissione di fatture a copertura di partite d’olio fantasma, con il coinvolgimento di 21 imprenditori di diverse regioni.

Gli episodi di cronaca non devono trarre in inganno, perché non rappresentano certo lo scenario produttivo pugliese, quello reale, dei tantissimi operatori onesti che subiscono uno stato ambientale poco favorevole, anche indipendentemente dalle notizie di truffe e sofisticazioni. Sì, perché quanto accade in Puglia, in ragione della scarsa remunerazione degli olivicoltori è un problema serio che non è mai stato affrontato, ma di cui è bene occuparsene quanto prima. Segno di un chiaro sintomo di disagio che l’ambiente operativo registra da tempo; segno di un ambiente funestato da una continua serie di inefficienze su cui è bene fare chiarezza, per difendere il buon nome della Puglia e di chi lavora onestamente.

Occorre intervenire, certo; ma come? E’ questo il punto sul quale non si riesce a trovare adeguate risposte.
Io una risposta ce l’avrei: e se si cambiasse il tessuto sociale sul quale ha fatto finora perno l’intera regione, con i soliti volti noti sempre sulla cresta dell’onda? Non sarebbe un’idea sbagliata.

Intanto la Puglia si interroga, riconosce lo stato di crisi in cui versa e, forse – dico forse, ma non ne sono sicuro – sta iniziando a mettersi in discussione.
Succede per esempio che la Coldiretti di Lecce rompe in maniera plateale con Aprol Lecce. Una rottura inevitabile, hanno scritto sul periodico”Terra Salentina” gli uomini della Coldiretti. Con accuse pesanti: quella di “false sottoscrizioni, anche di gente deceduta, per avere ragione delle elezioni”. Si fa qui esplicito riferimento al rinnovamento delle cariche del Consiglio di Aprol Lecce, dove peraltro – si legge testualmente – vi “fanno parte anche soggetti che non posseggono una sola pianta d’ulivo o che abitualmente fanno mestieri diversi da quello dell’olivicoltore...”

Non mi soffermo su tali punti, perché sul tema sicuramente ritornerò, magari accogliendo la posizione di Aprol Lecce. Certo è che lo spettacolo non è tra i migliori. Resta intanto da chiedersi cosa sia realmente accaduto, al punto da far disintegrare un’intesa che appariva ferrea?
Coldiretti contro Aprol: i produttori olivicoli – si legge nel testo riportato su “Terre Salentine” – “non ne possono più di continuare ad essere trattati da vassalli di vecchi feudatari nonostante abbiano in passato ampiamente capitalizzato l’Aprol con le trattenute sugli aiuti comunitari, senza ricevere in cambio servizi adeguati...”, eccetera, eccetera.

Badate bene, questo episodio non è affatto marginale e periferico, come potrebbe apparire a prima vista: non è così, perché dietro questa triste storia c’è ben altro, c’è lo specchio dell’olivicoltura italiana degli ultimi trent’anni. Questa storia rappresenta idealmente il senso di impotenza di una realtà come la Puglia, che, anziché essere una regione trainante, agisce in senso opposto, frenando il comparto, in maniera goffa e puerile.

In che modo la Regione intende smarcarsi dallo stato di impasse? Soluzioni palliative non portano da nessuna parte. Una nota positiva è lo stanziamento di 10 milioni di euro in seguito alla legge sulla tutela e valorizzazione degli olivi monumentali pugliesi. Iniziativa lodevole, certo, ma occorre gestire al meglio tali risorse. Vedremo. Occorrono uomini capaci, competenti e determinati. Al di là di ogni cosa sono fortemente convinto di una possibile svolta, anche nel breve termine. Occorre l'approccio giusto.


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