L'arca olearia

L’influenza dei cambiamenti climatici sulla composizione dell’olio di oliva

L’influenza dei cambiamenti climatici sulla composizione dell’olio di oliva

I cambiamenti climatici modificano la composizione degli acidi grassi e dei composti minori che danno all’olio di oliva caratteristiche di purezza e differenziazione

19 gennaio 2023 | R. T.

L’andamento climatico delle ultime stagioni porta a una riflessione non solo agronomica sul futuro del settore e anche dell’olio extra vergine di oliva, almeno come lo conosciamo oggi.

I cambiamenti climatici possono infatti modificare la composizione degli acidi grassi e la concentrazione di alcuni composti minori che conferiscono, oltre a molte delle sue proprietà nutrizionali, caratteristiche di purezza e differenziazione da altri grassi.

Ecco quindi un breve profilo dell’influenza dei cambiamenti climatici sulla composizione dell’olio di oliva

L'influenza maggiore del cambiamento climatico sugli oli d'oliva si avrà sul profilo degli acidi grassi. I risultati ottenuti da diversi ricercatori prevedono una riduzione del contenuto di acido oleico in molti oli. Tuttavia, ciò che preoccupa non è che le varietà ricche di oleico vedano diminuire questo tenore ma che altre varietà, ricche di acidi grassi polinsaturi, aumentino il loro contenuto di acido linolenico. Negli ultimi anni, in alcune varietà sono stati registrati valori elevati, dovuti al fatto che le consuete alte temperature tra agosto e ottobre riducono il contenuto di oleico e aumentano gli acidi grassi polinsaturi (linoleico e linolenico), palmitoleico e palmitico. Il principale acido grasso che non ne risentirebbe sarebbe lo stearico.

La legislazione attuale, sia del Consiglio Oleicolo Internazionale che dell'Unione Europea, limita il contenuto di linolenico all'1%.

In condizioni meteorologiche simili a quelle che avremo nel prossimo futuro nel bacino del Mediterraneo: inverni più miti, primavere più calde e temperature minime più elevate, la varietà Arbequina porterebbe a oli con valori linolenici dell'1,9% e valori palmitici superiori al 22%.

L'evoluzione del contenuto di steroli ed eritrodioli+uvaoli è un argomento che non è stato sufficientemente studiato.

L'evoluzione verso l'alto degli steroli con il cambiamento climatico potrebbe essere in linea con i risultati ottenuti in altre ricerche che mettono in relazione la variazione della composizione con l'altitudine della coltivazione dell'olivo. Si prevede un aumento dei principali steroli Sitosterolo, Campesterolo e Stigmasterolo.

I cambiamenti fisiologici dell'olivo porteranno senza dubbio a una variazione della concentrazione di composti minori negli oli, poiché molti di questi composti sono sostanze di difesa o del metabolismo secondario dell'olivo che appaiono per solubilità negli oli di oliva.

Tra questi composti, i primi risultati mostrano una prevedibile riduzione del contenuto di squalene. Questo composto è il principale idrocarburo degli oli di oliva e, sebbene il suo ruolo nella stabilità ossidativa degli oli non sia chiaro, è un composto di interesse nutrizionale e, soprattutto, di utilizzo nei sottoprodotti di raffinazione per uso cosmetico.

Per quanto riguarda i tocoferoli, e tenendo conto degli studi sulla coltivazione dell'olivo in diverse condizioni ambientali e di altitudine, è prevedibile una leggera riduzione della concentrazione negli oli. È vero che ci sono molte varietà con contenuti alti e bassi, così come coltivate in aree in cui subiranno in misura diversa i cambiamenti nel prossimo futuro, essendo questa affermazione una possibile tendenza.

Per quanto riguarda la composizione di alcoli alifatici e cere, si prevede un aumento significativo. Alcuni dati suggeriscono un aumento di 40-50 mg/kg fino a 150 mg/kg nelle cere, a causa delle temperature medie più elevate.

Una delle grandi incognite è il modo in cui il cambiamento climatico influirà sulle caratteristiche organolettiche, non in termini di classificazione degli oli, ma in termini di intensità e descrittori aromatici. In linea di massima, alcuni studi sullo stress idrico dimostrano che un elevato stress negli olivi è negativo a livello sensoriale, favorendo la produzione di oli squilibrati e con minore intensità aromatica. Gli enzimi che innescano le reazioni della via lipossigenasica si trovano nel mesocarpo e un rapporto elevato o basso tra nocciolo e polpa cambierebbe le caratteristiche aromatiche.

È prevedibile che gli oli possano avere, nel complesso, una stabilità ossidativa inferiore, ma non in modo drastico, bensì intorno al 10%. Il minore contenuto di oleico, il maggiore contenuto di polinsaturi, la minore quantità di tocoferoli e, prevedibilmente, di fenoli, dimostrerebbero una minore capacità di rallentare i processi ossidativi. Ciò dovrebbe preoccupare maggiormente le varietà poco stabili nel tempo, che dovranno presentare meccanismi aggiuntivi o soluzioni commerciali per attenuare le loro proprietà sensoriali e nutrizionali.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Occhio di pavone dell'olivo: dalla diagnosi alla difesa integrata

Spilocaea oleaginea, agente dell'occhio di pavone, riduce clorofille e carboidrati delle foglie, ma che azoxistrobina e ossicloruro di rame, applicati con la giusta cadenza, contengono l'infezione e recuperano la funzionalità fotosintetica

31 ottobre 2026 | 12:00

L'arca olearia

Trattamenti fogliari negli oliveti: innovazione e tecnologia per migliorare l’efficienza

Il Valenciano Rural Innovation Hub ha riunito agronomi, tecnici e aziende specializzate per approfondire il ruolo dei biostimolanti, della nutrizione fogliare e delle tecnologie di applicazione nella gestione degli oliveti

31 ottobre 2026 | 09:00

L'arca olearia

Quanto costa produrre un chilo di olio extravergine di oliva nel 2026? Dalla frangitura al prezzo delle olive, i conti che non tornano

Un'analisi per la campagna 2026/27, con diversi scenari di resa e prezzi delle olive permette di stimare quanto può costare ottenere un chilogrammo di extravergine d'oliva prima di imbottigliamento, commercializzazione e margine aziendale

30 ottobre 2026 | 16:00

L'arca olearia

Fosforo e potassio nell'oliveto: la differenza a seconda del regime di agricoltura

I bilanci annuali di fosforo e potassio lungo un gradiente di gestione, dal convenzionale all'agroecologico. I sistemi nature-based riciclano fino al 72% del fosforo e al 59% del potassio, ma l'erosione del suolo può ribaltare i bilanci, soprattutto per il potassio. Ecco i numeri e le indicazioni pratiche per gli olivicoltori

30 ottobre 2026 | 15:00 | R. T.

L'arca olearia

Quando l'olio d'oliva racconta il suo territorio: elementi in traccia e fenoli per la tracciabilità geografica

La combinazione di profili elementari ICP-MS e indici spettrofotometrici classifica correttamente l'origine geografica di 117 oli extravergine italiani con un'accuratezza del 90% in validazione esterna. Indagato il legame tra suolo e olio, e scoperto che la trasformazione industriale pesa più di quanto si pensi sulla firma chimica del prodotto finale

30 ottobre 2026 | 14:00

L'arca olearia

Estratto di foglie contro il cotonello dell'olivo, un biopesticida naturale da economia circolare

Gli estratti di foglie di olivo, in particolare quelli metanolici al 25%, raggiungono una mortalità del 96% contro Euphyllura olivina, avvicinandosi all'efficacia dei prodotti chimici. Una soluzione sostenibile che valorizza gli scarti di potatura e apre nuove prospettive per la difesa fitosanitaria

30 ottobre 2026 | 13:00