L'arca olearia
Il ruolo dell'olio extra vergine di oliva nel combattere il lupus
Non è solo il contenuto fenolico a fare la differenza contro il lupus, l'olio extra vergine di oliva può svolgere anche una funzione epigenetica, dimostrando l'utilità di una terapia nutrizionale basata sul re dei grassi
25 novembre 2022 | Alessandro Vujovic
Il Lupus è una malattia cronica infiammatoria ed autoimmune, che potrebbe interessare numerosi sistemi d'organo come reni, pelle, cervello ed articolazioni.
È caratterizzata da una deposizione di autoanticorpi e di immunocomplessi, che portano a danni tessutali, con numerose complicazioni tali da influenzare la qualità della vita.
Nell'eziopatogenesi del LES, concorrono fattori genetici, epigenetici ed ambientali, nonché nutrizionali ed infettivi.
Svolgono un ruolo importante nel danno tissutale gli immunocomplessi, gli autoanticorpi – in particolare quelli antinucleari ed anti citochine-, con disturbi dell'immunità sia innata che adattativa rivelati dallo squilibrio di alcuni sottoinsiemi di linfociti T-helper (TH1/TH2/TH17) e delle cellule T regolatorie (Tregs), anche da alterazioni delle citochine e della clearance delle cellule apoptotiche (apoptosi: morte cellulare programmata).
Nel corso della fase attiva risultano elevati i livelli sierici di alcune citochine come IFN-γ, TNF-α, IL-4, IL-6, IL-10, IL-12, IL-17 e IL-18 mentre ritroviamo livelli più bassi di IL-2.
Di conseguenza, la risposta immunitaria viene amplificata attraverso l'espressione clonale dei linfociti B, producendo una reazione infiammatoria tramite i “Recettori Toll-simili” (TLR).
I TLR sono recettori che attraversano la membrana cellulare (transmembrana), espressi soprattutto sulle cellule sentinella, come i macrofagi e le cellule dendritiche. Essi riconoscono determinate strutture tipiche dei patogeni. Una volta che il patogeno ha fatto breccia, nelle barriere anatomiche dell'ospite (es. cute o mucosa intestinale), viene riconosciuto grazie ai TLR che attivano le risposte immunitarie delle cellule sentinella. Nell'uomo esistono undici TLR che sono accompagnati da un rilascio di mediatori lipidici, citochine e da una infiltrazione di neutrofili.
L'eziologia sconosciuta del LES rende difficile lo sviluppo di strategie terapeutiche volte a combattere questo disturbo “multiforme” tuttavia, recentemente, nel suo trattamento, i farmaci biologici hanno guadagnato una maggiore attenzione rispetto ai farmaci convenzionali.
Sembrano essere interessanti le terapie che, per ostacolare il LES, possano agire su citochine specifiche (per es., IL-6, IL-17, IL-23 e IFN-γ), oppure su molecole regolatrici a valle (come la via JAK/STAT che trasduce il segnale, generato dall'attività delle citochine e dei fattori di crescita, ad una risposta intracellulare che, una volta giunta nel nucleo cellulare, modifica l'espressione genica), oppure che riducano i linfociti B circolanti ed i titoli degli autoanticorpi, come infine quelle che possano modulano IL-27 (risposta pro/anti-infiammatoria) o IL-35 (citochina antinfiammatoria).
Inoltre, è rilevante la qualità della dieta in questi pazienti poiché presentano un rischio maggiore, rispetto ad altre patologie, direttamente influenzate dall’alimentazione.
Pertanto, la terapia nutrizionale, mediante modifiche della dieta e l'uso di integratori alimentari, potrebbe essere uno strumento promettente a causa dei potenziali effetti profilattici senza gli effetti avversi della terapia farmacologica tradizionale, possibilmente riducendo le comorbidità e migliorando la qualità della vita nei pazienti.
Nel merito, l’olio extravergine di oliva, quale componente della Dieta Mediterranea, ha mostrato un effetto immunomodulatorio, portando alla luce un suo possibile ruolo di supporto nella prevenzione primaria, secondaria e nella gestione del LES.
Recentemente, Aparicio-Soto e colleghi (2017) hanno valutato i possibili effetti benefici di una dieta con EVOO, con i suoi composti fenolici come l’idrossitirosolo (HT) e l’idrossitirosolo-acetato (HT-Ac) in un modello di Lupus Eritematoso Sistemico indotto sperimentalmente con farmaci e condotto in alcuni animali di laboratorio.
Dopo l'induzione del LES somministrando un idrocarburo isoprenoide, il pristane (molecola che induce malattie autoimmuni nei roditori) e trattando in parallelo altri animali da esperimento, per alcune settimane, con una dieta integrata con EVOO, oppure con HT e HT-Ac, si è notato un significativo miglioramento clinico in presenza di composti fenolici.
Inoltre, le diete con EVOO o con HT e HT-Ac, hanno diminuito i livelli sierici dell’enzima metalloproteinasi (MMP-3, coinvolto nella scomposizione delle proteine ââdella matrice extracellulare durante il rimodellamento dei tessuti nei normali processi fisiologici nonché in quelli patologici), della prostaglandina PGE2 e della produzione di linfochine infiammatorie IL-6, IL-10, IL-17 e TNF-α negli splenociti, possibilmente attraverso la sovraregolazione della via Nrf-2/HO-1 (Fattore Nucleare-Eritroide-2 /eme-ossigenasi-1) e l’inibizione delle vie di segnalazione delle proteine trasduttrici del segnale di trascrizione come JAK/STAT, MAPK (Proteina Chinasi Attivata dal Mitogeno, coinvolta nel dirigere le risposte cellulari ad una vasta gamma di stimoli, come mitogeni, stress osmotico, shock termico e citochine pro-infiammatorie. Praticamente regola le funzioni cellulari tra cui la proliferazione, l'espressione genica, la differenziazione, la mitosi, la sopravvivenza cellulare e l’apoptosi) e NF-κB (Fattore Nucleare potenziatore della Catena leggera kappa dei linfociti B attivati. È un fattore di trascrizione presente in tutti i tipi di cellule e coinvolto in tutte le reazioni delle cellule agli stimoli, come lo stress, le citochine, i radicali liberi, le radiazioni ultraviolette, gli attacchi proveniente da antigeni batterici o virali. Il NF-κB gioca un ruolo chiave nella regolazione della risposta immunitaria alle infezioni e le sue disfunzioni sono state collegate a certi tipi di cancro, ai processi infiammatori, alle patologie autoimmuni, agli shock settici, alle infezioni virali e alle malattie del sistema immunitario).
I risultati ottenuti con cellule mononucleate periferiche, di pazienti affetti da LES, confermano le ulteriori prove sul ruolo immunomodulatore dei polifenoli dell’EVOO anche nell'uomo.
In uno studio recente, le cellule mononucleate periferiche, stimolate con fitoemoagglutinina, incubate con composti fenolici, hanno mostrato una ridotta attivazione dei linfociti T, un ridotto rilascio di IFN-γ, TNF-α, IL-6 e IL-10, insieme ad una inibizione del fattore di trascrizione NF-κB e le molecole di segnalazione intracellulare ERK (Chinasi Regolate dal segnale Extracellulare).
Da notare che l’estratto polifenolico dell’olio di oliva riduce l'IL-10 nei pazienti con LES mentre aumenta i livelli di IL-10 nei soggetti sani. Marina Uchida e collaboratori (2019) hanno evidenziato che l'anticorpo anti-IL-10 può essere coinvolto nella risposta aberrante dei linfociti B nel LES.
Aparicio-Soto ha anche evidenziato, come in questa malattia, la potente capacità dei composti fenolici dell’olio possano regolamentare la deregolazione dell'IL-10, citochina che inibisce le citochine infiammatorie prodotta da macrofagi, monociti, cellule T, cellule B e cheratinociti.
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