L'arca olearia
Un altro annus horribilis per l’olivicoltura italiana
Si apre la campagna olearia e anche quella di adesione alla FIOI. Se ci sono poche olive in un territorio i frantoi chiudono e le imprese muoiono. “No a prebende, bisogna sburocratizzare” afferma Pietro Intini
22 settembre 2022 | T N
La situazione olivicola in Italia, vista dall’osservatorio privilegiato della FIOI (Federazione italiana olivicoltori indipendenti), appare complicata soprattutto nelle regioni meridionali: Puglia, Calabria, Sicilia, che producono tuttavia circa l’80% dell’olio italiano. In queste regioni il calo produttivo va dal 30 al 40 % anche se ci sono micro zone che fanno eccezione. Più ci spostiamo al Centro e più la situazione appare variabile, con aree e regioni dove tutto sommato la produzione rimane abbastanza buona - come in Abruzzo e Lazio, dove la situazione è ancora in linea con l’anno scorso – ma anche con situazioni tipo la Toscana dove la siccità ha colpito duramente e dove si prevede un calo rispetto all’anno precedente superiore al 10%. In controtendenza appare il Nord Italia dove c’erano state comunque zone, come ad esempio il Lago di Garda, dove l’anno scorso la produzione era praticamente azzerata.
Meno produzione e più costi, l'anno horribilis dell'olivicoltura
Comunque la situazione è complicata perché al calo produttivo generalizzato italiano si vanno a sommare i maggiori costi di produzione, con diversi frantoi che preferiranno restare chiusi piuttosto che avere costi (specialmente di energia elettrica) triplicati o peggio. Questo aggraverà ulteriormente le prospettive di una campagna difficile, senza considerare le variabili del meteo e della mosca di qui alla raccolta.
Non ci sono solo cattive notizie: le piogge di settembre hanno fortunatamente placato la siccità e permesso una maturazione più equilibrata del frutto dell’oliva, che infatti in molte parti di Italia è ancora indietro proprio grazie alle piogge settembrine.
Nel frattempo in coincidenza dell’inizio della nuova campagna olearia FIOI ha avviato la procedura di iscrizioni all’associazione attraverso la modulistica disponibile online nel sito federazionefioi.it per rendere più facilmente accessibili le adesioni.
Per un approfondimento abbiamo voluto interpellare Pietro Intini, presidente della FIOI.
- Pietro, questa sarà una delle peggiori campagne olearie degli ultimi cinquant’anni…
Ti debbo interrompere subito. E’ ormai dieci anni che sentiamo ripetere, a cicli sempre più brevi, che è una delle peggiori campagne olearie di sempre. Ma poi tutto rimane come prima. Credo ormai dovremo fare i conti con i cambiamenti climatici e i patogeni esogeni, qui nel mio territorio Xylella (ndr ad Alberobello). Le risposte date dal mondo associazionistico e dalla politica finora sono sempre e solo stati ristori o promesse di ristori che purtroppo non hanno cambiato il quadro. Chi, come il sottoscritto e gli amici imprenditori che hanno dato vita alla FIOI, si impegna tutti i giorni in campo e in frantoio immagina risposte diverse, a partire da una sburocratizzazione del sistema. In questi anni è cresciuto un movimento, quello dell’extra vergine di eccellenza, che non è rappresentato ma che ha dato molto all’immagine dell’olio di oliva e del Made in Italy.
- Ormai sei proprio diventato un politico
Direi di no… Ti sto rispondendo dall’oliveta. Ho solo preso consapevolezza, con gli amici della FIOI, che non è possibile farcela da soli. Serve un coordinamento solidale tra imprenditori. Serve collaborazione, a partire dalle cose pratiche. Se ci sono poche olive in un territorio i frantoi chiudono e le imprese muoiono. La rete della FIOI, nell’ambito delle regole che si siamo dati, può venire in soccorso. Molti di noi, in occasione di fiere ed eventi, danno consigli e suggerimenti a chi vuole crescere sulla via della qualità. Occorre però un’azione più organizzata e strutturata. Più oli di qualità riusciranno a entrare nel mercato e più facile sarà creare consapevolezza nel consumatore, alzando la cultura di prodotto e, alla fine, creando valore aggiunto e reddito.
- Il libro dei sogni…
No, direi il sogno di imprenditori che, da molti anni, hanno avviato un percorso di qualità, identità e riconoscibilità, raccogliendone anche i frutti. Per fare un altro passo occorre fare rete e rappresentare le nostre esigenze alle istituzioni.
- E magari anche accedere alle prebende pubbliche
La nostra finalità non è sederci al tavolo per avere una fetta di fondi pubblici ma rappresentare, a chi di dovere, soluzioni semplici e praticabili per bisogni quotidiani delle aziende olivicole e dei frantoi che cercano di chiudere la filiera, producendo eccellenza. Non vogliamo creare l’ennesimo carrozzone ma una struttura snella, sul modello della FIVI (ndr Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), che abbia la forza di farsi ascoltare.
- E ora aprite le porte, solo ai vincitori di concorsi oleari?
Assolutamente no. Le porte sono aperte a tutte le piccole e medie imprese olivicolo-olearie, esclusi gli imbottigliatori e i commercianti, che condividono i valori di un’italianità non solo di facciata ma fatta di cultivar autoctone e rispetto della territorialità, che vogliono fare qualità, che si sporchino le mani in campo e in frantoio, innovando con coscienza e scienza. Poi tutto è spiegato ancor meglio nel Manifesto FIOI pubblicato sul nostro sito istituzionale. Non vogliamo fare il club dei più belli o più premiati ma un luogo di incontro, condivisione e solidarietà tra imprenditori.
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