L'arca olearia

Rilanciare l'olivicoltura italiana grazie a MOLTI sistemi di gestione

Rilanciare l'olivicoltura italiana grazie a MOLTI sistemi di gestione

Una ricerca del Crea, che verrà presentata anche a SolAgrifood il 12 aprile prossimo, offre ai produttori le conoscenze e le tecniche per una olivicoltura più moderna, competitiva e sostenibile

06 aprile 2022 | C. S.

"Il settore olivicolo italiano è tra i più importanti al mondo: la nostra produzione, infatti, incide per il 15%/18% su quella globale (seconda dopo la Spagna), siamo il secondo esportatore (dopo la Spagna) e il primo importatore di olio, in quanto primi consumatori al mondo di quello che è il condimento principe della dieta mediterranea e della cucina italiana. Abbiamo 1 milione di ettari di superficie olivetata, gestiti da 827mila aziende agricole (localizzate principalmente in Puglia, Calabria e Sicilia, ma anche in Campania, Abruzzo, Lazio e Umbria), dagli elevati standard qualitativi (42 DOP e 7 IGP per oli di oliva e 4 DOP per olive da mensa) e dalla forte caratterizzazione territoriale (oltre 500 cultivar)". Così il Prof. Carlo Gaudio, Presidente del CREA, in occasione della giornata conclusiva dell’intesa due giorni dedicata al progetto MOLTI - Miglioramento della produzione in oliveti tradizionali e intensivi, realizzato dal CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura e finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Nonostante l’eccellenza del nostro olio e il carattere di multifunzionalità della olivicoltura italiana, un patrimonio ambientale, paesaggistico e storico, unico nel suo genere, il settore si trova in forte ritardo rispetto alla concorrenza di altri Paesi e ha bisogno di essere rilanciato attraverso il rinnovamento, l’innovazione e l’ampliamento delle produzioni, con un approccio che tenga in giusto conto la variegata realtà olivicola italiana. Le difficoltà sono numerose: dall’elevata polverizzazione delle proprietà (oltre il 60% sono piccole e medie imprese a conduzione familiare), alla collocazione in ambienti collinari (più difficili per la meccanizzazione), alla predominanza degli oliveti tradizionali (circa i 3/4 del totale), con densità inadeguate, sesti irregolari, alberi spesso vecchi, grandi e/o con più fusti, spesso meno produttivi e limitanti nell’uso delle macchine.

Il progetto MOLTI, che coinvolge tre centri di ricerca del CREA - Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, Agricoltura e Ambiente e Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari – ha l’obiettivo di recuperare il gap esistente tra l’olivicoltura italiana e quella degli altri Paesi concorrenti, offrendo ai produttori le conoscenze e le tecniche per una olivicoltura più moderna, competitiva e sostenibile.

È incentrato, infatti, da un lato, sul recupero degli oliveti tradizionali in diversi areali italiani (Sicilia, Calabria, Puglia, Lazio e Umbria) e con le principali varietà locali (rispettivamente Nocellara del Belice, Carolea, Cima di Bitonto, Leccino e Moraiolo). Sono emerse la possibilità di una ripresa dell’attività vegetativa e produttiva degli oliveti con tempistiche che dipendono dalla varietà e dalle specifiche condizioni pedo-climatiche e la riduzione graduale dei costi, grazie ad una gestione funzionale della potatura e ad una riduzione degli input esterni, a condizione che il suolo sia gestito in modo conservativo e con pratiche agroecologiche, in grado di incrementare la sostanza organica e la biodiversità e sostenere il recupero produttivo degli alberi.

Per quanto riguarda gli oliveti intensivi, invece, sono stati studiati il comportamento vegetativo e riproduttivo e l’adattabilità di alcune varietà di olivo italiane all’allevamento in parete in differenti condizioni pedo-climatiche, l’utilizzo di pratiche per forzare la crescita e la produzione in impianti giovani nonché l’impiego di strategie di potatura e di gestione dell’acqua. Si tratta di tecniche funzionali per controllare l’equilibrio vegetativo e riproduttivo, assicurando così produzioni costanti negli anni. I risultati mostrano che alcune varietà italiane possono adattarsi a modelli colturali ad alta o altissima densità.

"In conclusione – spiega Enrico Maria Lodolini, ricercatore del CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Olivicoltura, coordinatore del progetto MOLTI -  il rilancio del settore olivicolo-oleario può passare attraverso l’impiego di diversi modelli colturali, che possono integrarsi l’uno con l’altro in modo da prevedere ‘olivicolture’ differenti, gestite con tecniche agronomiche coerenti rispetto al modello prescelto".

Presentazione risultati Progetto MOLTI

Sol&Agrifood, 12 aprile 2022 ore 15.30 - 16.15, Area Talk

Un modello per una nuova olivicoltura italiana è possibile?

Relatore: Enrico Maria Lodolini

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Paclobutrazolo e alte temperature: una strategia per salvaguardare l’allegagione dell’olivo

Il paclobutrazolo, composto presente in diversi biostimolanti, può attenuare gli effetti negativi dello stress termico durante fioritura e post-fioritura, migliorando sensibilmente l’allegagione in condizioni climatiche critiche

28 maggio 2026 | 13:00

L'arca olearia

Oliveti resilienti al clima: compost, biochar e funghi benefici per rigenerare i suoli mediterranei

Uno studio condotto in Andalusia su oltre 3.000 olivi certificati dimostra il potenziale degli ammendanti organici e dei consorzi fungini nel migliorare la fertilità e la capacità di adattamento degli oliveti in asciutto, anche se gli eventi climatici estremi mettono in evidenza nuove criticità varietali

28 maggio 2026 | 09:00

L'arca olearia

Nanobiostimolanti e olivo: come chitosano e N-ATCA cambiano resa e qualità dell’extravergine

L’applicazione fogliare combinata di nanoparticelle di chitosano e N-acetil-tiazolidina-4-carbossilico può aumentare fino al 30% la produzione di olive e migliorare stabilità ossidativa e qualità dell’olio in ambienti semi-aridi

27 maggio 2026 | 15:00

L'arca olearia

Effetti della temperatura sullo sviluppo e la sopravvivenza della margaronia dell’olivo

Ecco gli strumenti essenziali per prevedere le dinamiche di popolazione della margaronia dell'olivo e pianificare strategie di difesa sostenibile in un contesto di cambiamento climatico: soglia termica inferiore di 7,1 gradi e costante termica di 583 gradi giorno

26 maggio 2026 | 14:00

L'arca olearia

L’olivicoltura spagnola e il punto ottimale della produzione: tra 1,2 e 1,4 milioni di tonnellate

Uno studio di Juan Vilar sull’olivicoltura spagnola individua un intervallo produttivo in cui si massimizza la redditività del settore. Al di sotto si perde scala, al di sopra crollano i prezzi: il valore ottimale si collocherebbe tra 1,2 e 1,4 milioni di tonnellate di olio d’oliva per campagna

26 maggio 2026 | 13:35

L'arca olearia

L'importanza dell'impollinazione incrociata e del boro nella coltivazione dell'olivo

L'olivo è una coltura parzialmente autoincompatibile, il che significa che per ottenere produzioni soddisfacenti è spesso necessaria l'impollinazione incrociata. Anche l'applicazione fogliare di boro può migliorare significativamente la resa e la qualità delle olive

26 maggio 2026 | 13:00