L'arca olearia
L’OLIO EXTRA VERGINE D’OLIVA E’ UN PRODOTTO DI LUSSO MA APPENA SI ALZA IL PREZZO SCENDONO LE VENDITE
Strano destino per il puro succo d’oliva. Utilizzato a crudo e preferito per le sue caratteristiche organolettiche e salutistiche il suo reale valore viene scarsamente recepito. Quando le quotazioni salgono, come nel 2005, le vendite calano sensibilmente. Oggi sono i listini a ridursi a causa di una flessione della domanda
12 maggio 2007 | Ernesto Vania
Il 95% degli italiani sceglie prevalentemente due tipologie di olio d'oliva differente, considerate in base al giusto utilizzo nella cucina quotidiana. E’ infatti ancora frequente infatti l'uso di un olio più pregiato, l'extra vergine d'oliva, per il condimento di piatti a crudo, e di un olio più povero e soprattutto meno costoso per la cottura degli alimenti.
E' quanto emerge dalla ricerca AcNielsen presentata in occasione del Forum internazionale sugli olii alimentari, organizzato da Tuttofood, con una panoramica sulle abitudini e sulle motivazioni di acquisto dell'olio da parte del consumatore. Solo una minima percentuale di italiani, pari al 12%, utilizza abitualmente tre tipi di olio differente. Una scelta in aumento soprattutto all'interno delle famiglie giovani, dettata dai diversi gusti e dalle diverse esigenze dietetiche. Nella fascia d'età sopra i 55 anni è invece comune il solo utilizzo dell'olio extravergine d'oliva, considerato un prodotto sano e ricco di proprietà nutritive. Ma quali sono i fattori che guidano la scelta e l'acquisto dell'olio d'oliva? Il 40% degli italiani ha dichiarato di preferire quest'olio per il sapore, il 21% è attento anche all'aspetto e al colore dell'olio (di preferenza verde) mentre il 32% considera come fattore determinante anche la certificazione di provenienza (Dop e Igp). Il consumatore è legato più che a una propria cultura degli olii, alle tradizioni familiari e al posizionamento delle bottiglie negli scaffali. In entrambi i casi, la marca svolge un ruolo incontrastabile: gli italiani sono «abituati» e affezionati a marchi noti e presenti da tempo sul mercato. Altri criteri che guidano la scelta sono il prezzo, la forma della bottiglia (legata quindi a un fattore funzionale), la trasparenza del contenitore o la sua protezione attraverso carte argentate, il colore dell'olio e il visual dell'etichetta. Quest'ultimo in particolare deve essere chiaro e conciso, con un mix di colori congruente al prodotto e quindi vicino ai colori della terra.
Nonostante l’olio extra vergine d’oliva sia considerato un prodotto pregiato, l’olio d’oliva italiano, nell’ultimo anno, ha fatto registrare un calo delle vendite del 14,4% e a perdere quota sono stati soprattutto gli oli con la designazione d’origine (100% italiano), i Dop e Igp. A guadagnare punti percentuali nell’ultimo anno, invece, sono stati gli oli biologici con un picco positivo del 27% e gli oli di sansa raffinati (+10,1%).
Questi i dati dell’Assitol, l’Associazione italiana dell’industria olearia che ha presentato i risultati di un monitoraggio degli oli d’oliva e di sansa, condotto su un campione di imprese. Dalle dinamiche di vendita è emerso che a perdere di più sono stati gli oli con la designazione d’origine (-28,5%), seguiti da i Dop e Igp che hanno perso il 17,9%, e gli oli vergini convenzionali (-11,1%), per un calo generale delle vendite di olio d’oliva del 14,4%. Questi risultati negativi, secondo Assitol, sono dovuti al forte aumento dei prezzi della materia prima registratosi nell’estate del 2005 e al trasferimento a valle sui prezzi di vendita.
Se il 2005 e parte del 2006 sarà ricordato per le quotazioni al rialzo dell’extra vergine, non altrettanto si potrà dire per la fine del 2006 e l’inizio del 2007, periodo in cui si è registrato un calo, lento ma inesorabile, dei listini.
Oggi si rivela una forte stagnazione degli scambi causata da una domanda in flessione soprattutto al Sud Italia, dove le quotazioni franco frantoio hanno registrato diffuse riduzioni.
I cali più evidenti, sia per gli extravergini che per gli oli lampanti, si rilevano in Calabria dove i ribassi, rispetto a fine aprile, sono risultati di oltre il 3%. Meno marcate le correzioni in Puglia, con flessioni settimanali dello 0,9% a Bari e dello 0,7% nelle province di Taranto e Lecce.
Il prezzo medio nazionale degli oli di oliva extravergini è sceso, secondo i calcoli dell’Ismea, a 3,12 euro al chilo registrando una riduzione dell’1% in una settimana e del 21,5% rispetto all’anno scorso. Per gli oli vergini e i lampanti il calo su base annua ha invece sfiorato il 26%.
Anche all’estero il mercato rivela un andamento negativo dei prezzi. In Spagna, primo produttore europeo e mondiale, gli oli extravergini, quotati a meno di 2,60 euro al chilo, hanno accusato in una settimana perdite tra il 2 e il 3 per cento. Rispetto al maggio del 2006 i listini risultano inferiori di circa il 24%.
La situazione è in forte peggioramento, infine, anche in Grecia. A preoccupare gli operatori sono le previsioni di un abbondante raccolto 2007 di olive e l’attuale fase di forte stagnazione della domanda.
La pressione dell’offerta, soprattutto di oli di maggiore qualità, ha trascinato i prezzi al ribasso. I valori attuali, che per gli extravergini si aggirano sui 2,75 euro al chilo, registrano su base annua un calo di circa il 24%.
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