L'arca olearia

La diretta correlazione tra piovosità e qualità dell'olio extra vergine d'oliva

Non solo la produttività, anche la qualità ha presentato differenze tra le varie aree della Toscana. Grazie a uno studio decennale sappiamo che l’andamento del valore medio dell’acidità e quello dei polifenoli sono molto legati alle piogge

22 gennaio 2021 | Simone Pucci

Il 2020, anno drammatico per molti aspetti, ha visto una stagione olearia di soddisfazione per gli agricoltori e per gli operatori del settore in generale. Infatti la qualità dell’olio prodotto in tutta Italia è stata molto buona. La produttività ha invece presentato differenze fra le varie zone: il centro ha visto una produzione più contratta, mentre al centro nord la produzione è stata più abbondante.
Come ogni anno nel laboratorio di ricerca “CDR Chemical Lab Francesco Bonicolini” sono stati analizzati 40 campioni di olio provenienti da varie zone della Toscana. Ne è stata determinata la concentrazione di acidità, il numero dei perossidi e la quantità di polifenoli allo scopo di determinare la qualità dell’olio prodotto nella regione.

Questo piccolo studio è stato realizzato impiegando CDR OxiTester, il sistema di analisi rapido, semplice e affidabile pensato per effettuare controlli di qualità in tutte le fasi del processo produttivo dell’olio senza la necessità di un laboratorio attrezzato o di personale specializzato in tecniche da laboratorio.

La situazione in Toscana
In Toscana abbiamo assistito a una stagione olearia caratterizzata da una produzione abbondante.
Le analisi fatte hanno confermato l’ottima qualità dell’olio prodotto, che è stata favorita da un clima estivo secco che non ha permesso il proliferare della mosca olearia.
In particolare su tutti e 40 i campioni di olio analizzati i valori di acidità rilevati sono molto bassi: la media è risultata 0.11% e nessun campione ha superato lo 0.2%. I polifenoli hanno fatto registrare in media dei valori molto superiori rispetto allo scorso anno (513 mg/kg contro i 424 mg/kg), anche se abbiamo assistito a annate con valori più alti. È risultato particolarmente basso anche il valore medio dei perossidi che conferma così l’ottimo livello qualitativo dell’olio prodotto in Toscana nel 2020.

La qualità dell’olio e il clima negli ultimi 10 anni
Quest’anno quindi il clima ha influito positivamente sulla qualità dei frutti e quindi sull’olio.
Per capire meglio il rapporto tra il clima e la qualità dell’olio prodotto i ricercatori dei laboratori CDR hanno analizzato i dati raccolti negli ultimi 10 anni (2011 – 2020) in Toscana mettendoli in correlazione con i millimetri di pioggia caduti nelle zone di provenienza degli oli esaminati nei mesi di luglio e agosto, in modo da poter verificare la rilevanza di questo dato rispetto alla qualità dell’olio prodotto nella stessa annata.
Di seguito riportiamo i grafici che rappresentano il valore medio di polifenoli e acidità (linea arancione) e i mm di pioggia caduti dei mesi estivi (colonne blu) per ogni anno analizzato.

Come si può vedere dai grafici, negli anni presi in esame (2011 – 2020), l’andamento del valore medio dell’acidità e quello dei polifenoli sono molto legati alle piogge: si nota che quando la piovosità estiva è meno rilevante risulta generalmente più alto il valore di polifenoli e più basso quello dell’acidità. Viceversa, negli anni in cui l’estate è più piovosa, è alto il valore dell’acidità e basso quello dei polifenoli. Un alto valore di polifenoli e un basso valore di acidità sono indice di olio di alta qualità, quindi si può notare come in generale estati poco piovose corrispondano a produzioni di olio qualitativamente migliore.

Vuoi saperne di più sulla qualità dell’olio toscano del 2020 e sul rapporto clima estivo qualità dell’olio prodotto? Leggi “Stagione Olearia 2020: le analisi dell'olio il clima e la qualità”

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Lavorazione, pacciamatura, fuoco e inerbimento: come gestire l'olivo terrazzato

La presenza di copertura vegetale o di pacciamatura si conferma una strategia semplice ma estremamente efficace per proteggere il suolo, ridurre l’erosione e preservare la fertilità dei terreni

16 marzo 2026 | 14:00

L'arca olearia

Dai frantoi alle stalle: gli scarti dell’olio migliorano l’aroma dei formaggi

Dall’olivo alla stalla, fino alla tavola: la ricerca evidenzia come la sostenibilità possa tradursi in un vantaggio concreto per l’intera filiera agroalimentare. Un esempio concreto di economia circolare applicata alla zootecnia.

16 marzo 2026 | 10:00

L'arca olearia

L'olivo in Cina: qualità e composizione dell’olio di oliva in 98 varietà coltivate a Longnan

L'FS17 è stata indicata come varietà principale per una produzione stabile, Agiou Orous come varietà adatta alla produzione commerciale di oli da raccolta medio-tardiva e K2 e Lyuan Manzanilla de Sevilla come varietà interessanti per lo sviluppo di oli funzionali

14 marzo 2026 | 12:00 | Giosetta Ciuffa

L'arca olearia

Crescita, resa e qualità dell'olio di oliveti adulti coltivati con quattro diversi sistemi di impianto

A seconda della varietà di olivo, superintensivo e vaso policonico 5x5 metri possono dare la stessa redditività per ettaro. Una volta raggiunta la maturità, anche le cultivar più vigorose coltivate con sistemi 3D iniziano a dare buoni risultati, diventando altrettanto o addirittura più efficienti in termini di produzione rispetto ai sistemi superintensivi

13 marzo 2026 | 16:00

L'arca olearia

Effetti delle pratiche di gestione del suolo sulla fisiologia e sulla crescita di due varietà di olivo

Il sistema di gestione del suolo ha mostrato effetti principalmente sullo stato idrico dell'olivo. Alcuni parametri di crescita, come il volume della chioma e l’area della sezione del tronco, sono risultati influenzati sia dal genotipo sia dal sistema di gestione del suolo, evidenziando una significativa interazione tra fattori agronomici e caratteristiche varietali

13 marzo 2026 | 15:00

L'arca olearia

Ruolo dell'inerbimento spontaneo in oliveto: fissazione del carbonio e ritenzione dei nutrienti

L’introduzione di colture di copertura erbacee tra le file degli olivi è stata proposta come strategia agroecologica per migliorare la sostenibilità degli oliveti. L'inerbimento può accumulare più d 20 chili di azoto e potassio ad ettaro all'anno

13 marzo 2026 | 14:00