L'arca olearia
Serve eccellenza, occorre non abbandonarsi alla frenesia dell'olio nuovo
Occorre valutare bene quando raccogliere, oltre a come frangere, per avere oggi un olio dalle connotazioni organolettiche piuttosto decise e persistenti, domani oli più equilibrati e ben bilanciati
09 ottobre 2020 | Fausto Borella
La rivoluzione tecnologica che viviamo in questi anni, ci ha portato a comprendere che non fai in tempo a utilizzare un macchinario, o un marchingegno elettronico o un computer altamente tecnologico, che già ce n’è uno nuovo di zecca, pronto per essere immesso sul mercato.
Una frenesia che abbiamo desiderato a tutti i costi, e che ora cominciamo a pagare a un prezzo abbastanza alto; stare sempre al passo con i tempi e guardare avanti sempre e comunque. Non fa eccezione il mondo dell’olio extravergine di super qualità.
Se intervistassimo un anziano olivicoltore, abituato a raccogliere come era usanza a novembre e gli raccontassimo, che la raccolta delle olive in Toscana oggi giorno finisce entro metà ottobre, riderebbe a crepa pelle. Verremmo presi in giro perché le olive sono ancora troppo piccole, non invaiate e difficili da staccare dal ramo, anche per un pettine agevolatore.
Ma questo è il nuovo trend; resa minore, alcune olive proprio ieri a Canino hanno prodotto solo il 9%, ma i profumi assaggiati erano davvero freschi e inebrianti. Non incide soltanto il momento della raccolta, che sempre di più diventa il momento cruciale per la riuscita dell’olio, ma anche l’uso attento e a volte esasperato del frantoio. Lavorare la pasta della gramola a 52 Hz oppure a 58 Hz per soli novi o dieci minuti, cambia davvero notevolmente la creazione del nettare olio. Il consiglio, per chi ha la possibilità di avere due o tre tipologie di extravergine è quella di partire in questi giorni, maturazione dell’oliva permettendo, per avere un olio dalle connotazioni organolettiche piuttosto decise e persistenti. Poi, quando le olive saranno più mature, non solo salirà la percentuale di olio, ma avremo oli più equilibrati e ben bilanciati.
Ho assaggiato solo una decina di campioni nuovi fino a ora e la consapevolezza è, che quando la natura non è matrigna e lascia all’olivicoltore la possibilità di raccogliere in serenità il suo frutto, allora è senz’altro il frantoio che fa la differenza. Per chi non riesce ad averne uno proprio, consiglio di chiedere quali tipi di frangitori usano e a che velocità girano, così da poter decidere in parte il proprio destino olivicolo.
Un altro suggerimento, che negli ultimi anni ha portato ottimi risultati, è quello di filtrare subito l’olio direttamente dal decanter alla macchina per la filtrazione fino al recipiente di acciaio inox. Basta recipienti di plastica o contenitori male odoranti; l’olio è come una spugna che assorbe tutti i profumi, gradevoli e sgradevoli. Non depositare le olive in sacchi di iuta per giorni prima della frangitura, ma portarle la sera, dopo la raccolta giornaliera. Il trend davvero innovativo e positivo è di affittare dei container refrigerati, che possano contenere decine di bins da 250 chili dei clienti, così da riprendere le olive il giorno dopo fresche e ancora salubri. Ultimo, ma assolutamente non ultimo in un mondo dell’olio di qualità sempre in evoluzione, posizionare l’olio in silos di acciaio inox con gas inerte, sotto azoto o argon, così da ottenere un olio ancora integro anche dopo più di un anno; soprattutto ora che la data di scadenza è a discrezione del produttore, avere un olio buono in casa, fa la differenza.
Non resta che augurare un buon lavoro agli oltre ottocentomila olivicoltori sparsi dalle Dolomiti alle isole italiane, che si apprestano a continuare una tradizione millenaria, nonostante alcune industrie olearie e imbottigliatori di bassa lega, cerchino di svilire e appiattire questo prodotto così nobile.
Se i nostri contadini, non si abbasseranno mai a queste bieche manovre di mercato, allora il mondo dell’olio extravergine artigianale di eccellenza, avrà la giusta remunerazione e diventerà la nostra bandiera agricola per altri mille anni.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Monitoraggio della tignola dell’olivo: picchi di popolazione e strategie di difesa integrata
Monitorate le fluttuazioni di Prays oleae, la tignola dell’olivo: il picco massimo di popolazione si verifica nella terza settimana di settembre, mentre le precipitazioni abbondanti e i trattamenti insetticidi riducono drasticamente la presenza dell’insetto
13 maggio 2026 | 12:00
L'arca olearia
Nutrizione dell’olivo: il ruolo strategico di potassio, calcio, azoto e silicio contro gli stress
Ecco come la gestione nutrizionale sta diventando una leva decisiva per aumentare la tolleranza dell’olivo agli stress idrici, salini, termici e fitopatologici nei moderni sistemi olivicoli mediterranei
12 maggio 2026 | 14:00
L'arca olearia
L’olivo “impara” la siccità: il drought priming migliora resilienza e uso dell’acqua
Uno studio su Olea europaea dimostra che una precedente esposizione controllata allo stress idrico consente alle piante di affrontare meglio periodi successivi di siccità severa, grazie a profonde modificazioni fisiologiche, strutturali e proteomiche
12 maggio 2026 | 09:00
L'arca olearia
Le alte giacenze di olio di oliva italiano: oltre 130 mila tonnellate
La metà dell’extravergine italiano si trova in Puglia ma a preoccupare sono le 17 mila tonnellate in Calabria, più delle 11 mila tonnellate in Sicilia. L’industria olearia riduce gli stock e c’è già chi vede giacenze di 80 mila tonnellate a fine settembre
11 maggio 2026 | 15:00
L'arca olearia
Come temperatura e piogge influenzano la produzione di fiori e polline nell’olivo
Temperature elevate in inverno e inizio primavera riducono la produzione dell'olivo, mentre le piogge primaverili la favoriscono. L’incremento della produzione di polline ad alta quota rappresenta una strategia riproduttiva per compensare la fioritura più breve
11 maggio 2026 | 13:00
L'arca olearia
Uliveti mediterranei sotto pressione: il satellite misura gli effetti della siccità
La siccità stia compromettendo la vitalità degli oliveti tradizionali in asciutto. Grazie ai dati satellitari e agli indici climatici mediterranei, evidenziate differenze territoriali, ritardi nella risposta vegetativa e una crescente vulnerabilità legata al cambiamento climatico
11 maggio 2026 | 12:00