L'arca olearia
L'Arbequina non sempre potrebbe rispettare i parametri per essere olio extra vergine di oliva
Una ricerca spagnola indica che alcuni componenti dell'extra vergine di Arbequina sono vicini ai limiti inferiori stabiliti dal regolamento del Consiglio oleicolo internazionale in alcune condizioni climatiche
01 ottobre 2020 | T N
Un team dell'Istituto di ricerca e formazione per l'agricoltura e la pesca (IFAPA) e dell'Istituto per l'agricoltura sostenibile del CSIC-Cordoba ha definito la composizione dell'olio extravergine di oliva in base alla zona di coltivazione e alla varietà di olivo.
I risultati hanno confermato che le caratteristiche ottenuto dipendono da entrambi.
Gli esperti hanno valutato diversi tipi di extra vergini ottenuti in diverse aree geografiche con diverse varietà come Arbequina, Arbosana, Carrasqueña de Alcaudete o Picual, tra le altre.
Gli agricoltori non cercano solo colture più produttive, ma anche di garantire che il loro olio abbia una qualità adeguata per essere competitivo sul mercato. Per questo motivo, gli esperti hanno analizzato l'interazione tra le diverse condizioni geografiche e le diverse varietà di olivo nell'articolo "Genotipo per interazione ambientale per i componenti di qualità dell'olio nell'olivo", pubblicato nell'European Journal of Agronomy. In questo modo, hanno analizzato, tenendo conto delle specifiche condizioni ambientali di ogni area e della genetica dell'albero, gli acidi grassi e altri componenti che danno all'olio il suo carattere e ne determinano la qualità.
“Abbiamo confermato che l'Arbequina, normalmente offerta dai vivai per colture superintensive, ha fino a dieci punti in meno di acido oleico in alcune zone rispetto ad altre", ha dichiarato José Francisco Navas, autore dell'articolo e ricercatore del Centro Ifapa di Cordoba.
I risultati confermano che sia gli acidi grassi principali che gli altri componenti minori sono caratterizzati soprattutto dalla genetica dell'olivo. Anche se l'effetto ambientale modifica la composizione.
Acidi grassi e altri composti secondo l'origine
Gli acidi grassi dell'olio d'oliva rappresentano tra il 98 e il 99% della sua composizione. Tra questi spiccano quelli oleici, palmitici e linoleici. L'olio contiene anche polifenoli, responsabili del suo sapore, e carotenoidi, che gli conferiscono il colore. Inoltre, sono una fonte di altri composti benefici per l'organismo, come lo squalene, con alto potere antiossidante, o la vitamina E, tra molti altri.
La ricerca indica che in alcune combinazioni varietà/ambiente, alcuni componenti dell'extra vergine sono vicini ai limiti inferiori stabiliti dal regolamento del Consiglio oleicolo internazionale, per cui la qualità può essere compromessa.
I risultati hanno confermato l'alta percentuale di acido oleico e squalene e il basso contenuto di acido palmitico e linoleico nella Picual e il comportamento inverso di Arbequina. Così, hanno concluso che la varietà che fornisce più acido oleico è Picual ad Antequera o quella originaria di Gibraleón di Carrasqueña de Alcaudete e Koroneiki. L'extra vergine che contiene più acido linoleico è quello che proviene da Arbequina in tutte le aree.
"Abbiamo inoltre osservato che un aumento della temperatura durante la tarda estate e l'inizio dell'autunno provoca una diminuzione del contenuto di acido oleico, che inciderebbe notevolmente sulla qualità dell'extra vergine", conclude il ricercatore.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Fungicidi per l’olivo: ecco quali funzionano meglio contro la cercosporiosi
Analizzata l'efficacia di 18 fungicidi contro il Pseudocercospora cladosporioides. I risultati offrono un quadro chiaro per scegliere i principi attivi più efficaci e gestire la resistenza, passando da una lotta "a calendario" a una gestione sostenibile e mirata.
08 settembre 2026 | 11:00
L'arca olearia
L’olio d'oliva si “costruisce” in campo: come clima e agronomia determinano la resa finale
Temperatura, disponibilità idrica, rapporto foglie/frutti, nutrizione minerale, carico produttivo e momento della raccolta intervengono direttamente sulla capacità della drupa di accumulare sostanza secca e lipidi
07 settembre 2026 | 16:00
L'arca olearia
Scoperto il meccanismo cellulare che regola il distacco delle olive
Uno studio sull’olivo identifica i processi molecolari e cellulari che preparano il frutto al distacco naturale. A cambiare sono la comunicazione tra le cellule, il pH e la struttura delle pareti cellulari. Un ruolo centrale è svolto dall’etilene
07 settembre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Olio d’oliva europeo, l’export regge ma perde valore: la Spagna avanza, l’Italia paga il crollo degli Stati Uniti
Nei primi nove mesi della campagna 2025/26 l’Unione europea ha esportato verso i Paesi terzi oltre 551 mila tonnellate di olio d’oliva, un volume praticamente stabile rispetto allo scorso anno e persino superiore alla media dell’ultimo quinquennio. Ma il fatturato è precipitato del 16%. L’Italia arretra dell’11% in volume e del 25% in valore
07 settembre 2026 | 13:00 | Alberto Grimelli
L'arca olearia
Un alleato dal suolo: il batterio OEE1 accende le difese dell’olivo contro la verticilliosi
Il ceppo OEE1 di Bacillus velezensis, applicato in via preventiva e curativa, è in grado di "armare" la pianta a livello genetico, attivando geni chiave della difesa in appena 3 giorni dall'infezione da Verticillium dahliae. Ecco come funziona questa nuova frontiera del biocontrollo
06 settembre 2026 | 11:00
L'arca olearia
La potatura dell’olivo cambia davvero la resa? Il progetto OLIVE–EduTech cerca le risposte
Quanto incide la potatura sulla produttività dell’olivo e, soprattutto, sulla qualità delle olive e dell’olio? Il progetto interdisciplinare OLIVE–EduTech nasce per colmare una lacuna della ricerca scientifica e trasformare una pratica agronomica spesso affidata all’esperienza in una tecnica misurabile e trasferibile agli olivicoltori
05 settembre 2026 | 11:00