L'arca olearia

OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA IN PET? NON PIACE A TUTTI MA PER LA FILIERA DELLA LEADERSHIP DI COSTO POTREBBE ESSERE UNA SOLUZIONE VALIDA E VANTAGGIOSA

Se è vero che l’Italia si sta muovendo verso la qualità, la tipicità, altri Paesi, per gli oli a basso costo, adottano abitualmente il brick. Perché limitare allora i nostri olivicoltori che scegliessero la via dell’abbattimento dei costi? Tra l’altro alcuni Pet proteggono molto bene il prodotto dall’ossidazione

07 ottobre 2006 | T N

"Un tentativo ciclico e ripetitivo a ridosso di ogni campagna olearia – afferma il Presidente dell’Unaprol Gargano - che non sposta le abitudini alimentari delle famiglie italiane e che è stato ampiamente sconfessato dalla medicina ufficiale internazionale.”

E’ vero, gli italiani preferiscono l'olio extra vergine di oliva in bottiglia o al massimo lo comprano in lattine da cinque litri rigorosamente etichettate. In Italia, ancora oggi, il 30% circa degli acquisti avviene dal frantoiano o dall'azienda agricola di fiducia e chi non acquista direttamente dal produttore si orienta verso prodotti certificati Dop, biologici e 100% italiano.

Sulla seconda affermazione di Gargano, invece, nutriamo qualche dubbio. La preoccupazione dell’Unaprol di contaminazione da ftalati, sostanze chimiche plastificanti, non è tanto giustificata da bandire questo tipo di contenitore. L’Efsa (Autorità europea sulla sicurezza alimentare) stessa autorizza il Pet per una varietà di derrate alimentari. Inoltre altri contenitori, generalmente considerati sicuri, possono non esserlo. Lo stesso rivestimento della lattina, nel caso di problemi di produzione o di forti colpi, può cedere, facendo venire a contatto l’olio con il metallo di cui è costituita, appunto la lattina.
Partendo quindi dal presupposto che non esiste, in assoluto, il contenitore ideale, che non sia l’acciaio inox a tenuta ermetica, occorre allora accettare tollerabili margini di rischio, senza pregiudizi.
Anche perché, alcuni Pet proteggono molto bene dall’ossidazione, consentendo al prodotto di avere una shelf life (vita media) molto lunga. In un lavoro di Gambacorta et al dell’Università di Foggia, pubblicato sull’Italian Journal Food Science n. 4, vol 16 del 2004, risulta infatti che il Petc (polietileneterftalato rivestito con resina ad alta barriera di ossigeno) e il Petd (polietileneterftalato con l’1% di oxygen scavenger inglobato e rivestito resina ad alta barriera di ossigeno) hanno una performance simile, se non migliore, allo stesso vetro per quanto riguarda la protezione dall’ossidazione. Tanto che gli stessi ricercatori concludono “i risultati indicano che i contenitori aventi maggiore proprietà di barriera all’ossigeno rallentano la cinetica di decadimento dell’olio extra vergine d’oliva. Pertanto i contenitori Petc e Petd potrebbero sostituire vantaggiosamente il vetro nel confezionamento degli oli extra vergini d’oliva, compatibilmente con le loro prestazioni cinetiche.”

Fin qui i dati scientifici, altre e diverse sono le considerazioni legate al marketing e alla promozione dell’olio extra vergine di oliva.
Ovvio che il consumatore prediliga contenitori più “classici”, che abbiano un impatto estetico più piacevole. Sconsiglieremmo anche noi, quindi, di confezionare in Pet a chi intende conferire al proprio prodotto un alto valore aggiunto, puntando su qualità, tipicità e marchi di garanzia.
Ma l’olivicoltura italiana non è tutta alta gamma, vi sono abbondanti produzioni mediocri e su queste esiste una concorrenza spietata sul prezzo. Ridurre i costi diventa imperativo e non può essere fatto solo in campo o in frantoio. Considerando che altre Nazioni, nostre dirette concorrenti, già confezionano in Pet risulterebbe anacronistico e forse anche presuntuoso rifiutare a priori questo tipo di contenitore.
Abbiamo vissuto una vicenda analoga, qualche anno fa nel mondo del vino, quando furono introdotti i tappi sintetici. Nessuno voleva utilizzare il silicone, sono stati levati scudi a favore del sughero, eppure oggi sempre più imprese vitivinicole, anche di pregio, utilizzano i tappi sintetici per parte della propria produzione.
Le crociate non servono.

La competizione al ribasso, inseguendo nuove tendenze o scimmiottando abitudini alimentari che non appartengono alla nostra tradizione sono la corsia preferenziale - secondo Unaprol - attraverso la quale alcuni tra i marchi oleari più prestigiosi del “Made in Italy” sono stati già acquistati da gruppi finanziari stranieri.
”Rendere obbligatoria l'etichettatura d'origine per l'olio extra vergine di oliva – conclude Gargano -e pretendere che i controlli siano sempre più severi per verificare la rintracciabilità del prodotto sono una garanzia per tutti i consumatori.”

Sogniamo anche noi un’Italia per la qualità e le battaglie annunciate da Gargano sono assolutamente condivisibili, pertanto le appoggeremo, essendo coscienti, tuttavia, che alcune di queste sono utopistiche.
Una etichettatura obbligatoria d’origine per l’olio extra vergine d’oliva dovrebbe essere approvata dall’Unione europea. Davvero pensiamo di avere sufficiente peso politico per imporre tale visione alla Spagna? Occorre essere realisti, oggi sono loro i leader del mercato, acquistano le nostre industrie olearie, sanno fare lobby.

Giova inoltre ricordare che la scelta tra filiera leadership di costo e quella premio di prezzo non può essere fatta a livello nazionale, ma è una decisione tipicamente aziendale.
Ogni tentativo di condizionamento di un intero comparto, nel panorama oliandolo italiano, estremamente frammentato, è destinato al fallimento, specie se non accompagnato da una strategia e un programma di azioni completo e complesso, ovvero quel piano olivicolo nazionale tanto atteso ma mai realizzato.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Oli monovarietali italiani: dalla chimica ai cluster sensoriali, un nuovo modello per riconoscere e valorizzare le cultivar

Ecco un approccio "olistico" che integra analisi sensoriale, composti fenolici, volatili e terpeni per distinguere gli oli monovarietali italiani. I risultati dello studio mostrano che nessun modello riesce a identificare la singola cultivar, ma è possibile raggruppare le cultivar in tre cluster sensoriali stabili

09 ottobre 2026 | 15:00

L'arca olearia

La mosca dell’olivo non vive solo nell’oliveto, si trova anche nei boschi

Monitorata la presenza di Bactrocera oleae lungo un gradiente uliveto-bosco: catture fino a 100 metri tra i pini, sporadiche a 300. Il microclima del bosco, più fresco dell’uliveto, sembra favorire la presenza del fitofago. Un’ipotesi di lavoro che apre scenari nuovi per la difesa integrata in un clima che cambia

09 ottobre 2026 | 14:00

L'arca olearia

Oliveto superintensivo: nessuna cultivar è perfetta, la scelta dipende dalla strategia aziendale

Uno studio decennale condotto in Spagna su sei varietà mette in luce come composizione dell'olio e stabilità ossidativa siano guidate dal genotipo, ma fortemente modulate dall'andamento climatico annuale. Per gli olivicoltori la lezione è chiara: servono prove di lungo periodo prima di decidere cosa piantare

09 ottobre 2026 | 13:00

L'arca olearia

Meteo, acqua e aroma dell’olio: come temperatura e piogge orientano il profilo volatile delle olive

La componente aromatica dell’olio extravergine non nasce soltanto in frantoio. Temperatura, disponibilità idrica, piogge durante la maturazione, stato di idratazione della drupa, cultivar e grado di maturazione condizionano il metabolismo che porta alla formazione di aldeidi, alcoli ed esteri responsabili delle note verdi, erbacee e fruttate

09 ottobre 2026 | 12:00

L'arca olearia

Documento di trasporto elettronico per l'olio d'oliva italiano, per decreto arriva il DAO

Il Documento di Accompagnamento Elettronico Olivicolo integra il SIAN e il Registro Telematico dell’Olio per rafforzare la tracciabilità delle movimentazioni di olive e olio. Tra le novità, la riduzione da sei a tre giorni dei termini di registrazione e un maggiore coinvolgimento degli olivicoltori nei controlli digitali

09 ottobre 2026 | 10:40

L'arca olearia

Crisi olivicola, Confagricoltura Corato/Bari BAT parteciperà alla manifestazione di lunedì 12 ottobre a Bari

Dopo il grido d’allarme sulla crisi strutturale del comparto, l’associazione invita olivicoltori, frantoiani, cooperative e agricoltori a sostenere le ragioni della protesta. “Da tempo sollecitiamo le istituzioni con proposte tecniche concrete, ma senza risposte. Ora serve una risposta unitaria: il tempo degli interventi spot è finito”

08 ottobre 2026 | 15:20