L'arca olearia

I rischi di una potatura anticipata e i vantaggi di una potatura ritardata dell'olivo

In molte aree d'Italia, per via del caldo anomalo di quest'inverno, l'olivo non è andato in stasi. In questi casi l'epoca di potatura va ben considerata, specie se si devono effettuare interventi di media intensità o di riforma. Potature leggere sempre possibili

14 febbraio 2020 | R. T.

E' uno degli inverni più caldi di sempre, con temperature più elevate delle medie stagionali di 3 gradi circa. Un quadro climatico che va a contemplare anche un autunno particolarmente piovoso.

La combinazione di questi due fattori fa sì che, in molte aree italiane, l'olivo non sia andato in stasi vegetativa ma sia ancora in succhio, ovvero che continuino a scorrere grandi quantità di linfa nei vasi.

Questo rappresenta un pericolo in fase di potatura, specie se vengono richiesti tagli importanti, come riforme o comunque interventi sulle sottobranche.

Il tempo di cicatrizzazione può variare dai 10 ai 20 giorni, a seconda del diametro della ferita e della temperatura che, se di giorno è mediamente alta, di notte si abbassa bruscamente. Tempi così lunghi di cicatrizzazione espongono quindi al rischio di ritorni di freddo improvvisi, con la conseguenza di danni più o meno accentuati che possono riguardare la stessa struttura dell'albero.

In generale, prima di procedere con la potatura, è quindi bene sincerarsi dello stato vegetativo dell'albero. E' sufficiente un taglio o un'incisione su una branchetta. In caso di stasi vegetativa il tessuto dovrebbe presentarsi relativamente asciutto, ovvero passando il dito non si dovrebbe rilevare umidità. Viceversa, nel caso dalla ferita esca qualche goccia di linfa o si avverta dell'umidità passandoci sopra, allora ci troviamo di fronte a una pianta in vegetazione. Spesso, in questo periodo, non è neanche necessario ricorrere a questo piccolo trucco, poiché già si vedono germogliare gli olivi, segno inequivocabile della mancata stasi.

Interventi di potatura leggeri, con interventi limitati sulla fronda fruttifera, con qualche taglio di ritorno, l'eventuale sistemazione della cima (senza capitozzature) e le spollonature sono sempre possibili, senza rischi significativi. Tagli per diametri di 3-5 centimetri, usualmente effettuabili con forbici elettriche o pneumatiche, si cicatrizzano in pochi giorni ed è quindi sufficiente un rapido sguardo alle previsioni meteo per sincerarsi che non siano preventivati arrivi di correnti artiche o siberiane.

Per interventi più importanti, sopra i 10 centimetri, invece i rischi sono più accentuati perchè i tempi di cicatrizzazione sono superiori ai tempi delle previsioni meteo più affidabili.

Intervenire o non intervenire allora?

Se possibile, in ragione dell'organizzazione aziendale e delle risorse disponibili, è bene ritardare la potatura. Una potatura ritardata, fino a metà/fine aprile nel centro nord e inizio/metà aprile nel centro sud, azzera i rischi di danni da freddo ma presenta anche il vantaggio di diminuire significativamente l'eccesso di rigoglio vegetativo, con particolare riferimento a polloni e succhioni, dovuto a una potatura di media intensità o di riforma. In quell'epoca, inoltre, è possibile già vedere le gemme di mignola e quindi regolare l'intensità di potatura in ragione del potenziale carico produttivo.

Ritardare la potatura può quindi rivelarsi una scelta saggia e oculata, specie in periodi di cambiamenti climatici.

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