L'arca olearia

2014-2018, un nuovo annus horribilis, un nuovo piano olivicolo. Davvero il futuro è tutto qui?

Dalle polemiche sul panel test alla nascita di Italia Olivicola. Il mondo dell'olio d'oliva italiano sta cercando nuovi equilibri. Ora una nuova, disastrosa, campagna olearia e un'unica certezza: niente sarà come è adesso

12 ottobre 2018 | Alberto Grimelli

Quanto erano belli i tempi in cui tutto era chiaro e semplice, finanche immutabile.
Unaprol era il sole olivicolo attorno a cui tutto girava, con le altre unioni dei produttori ridotte spesso a un ruolo minore, secondario, persino di vallette.
Dall'altra parte della barricata la controparte, rappresentata dagli imbottigliatori di Federolio e dagli industriali di Assitol, più attivi e polemici i primi, più pacati e confindustriali i secondi, uniti dalla volontà di strappare qualche centesimo di euro, ovvero marginalità, al settore agricolo per portarlo in quello del commercio.

Una quiete magmatica, fatta anche di scandali e colpi mediatici, di una conflittualità talvolta esibita e talvolta latente. Polemiche e colpi di scena erano solo il corollario di uno scenario immutabile e granitico nelle sue certezze.

Poi tutto è cambiato, nel volgere di poche campagne olearie.

Prima l'Interprofessione FOOI con tutti dentro, poi la divisione e gli schieramenti: Federolio-Unaprol da una parte, Cno-Unasco-Unapol-Aifo-Assitol-Assofrantoi dall'altra.

Poi ancora una novità, Cno e Unasco si fondono e diventano Italia Olivicola, diventando la prima rappresentanza, per numeri, del mondo produttivo. Insomma Unaprol non è più l'unica stella del firmamento olivicolo.

Oggi di soli ne abbiamo due, che non smettono di punzecchiarsi.

Se David Granieri, presidente Unaprol, fa notare la strana “amicizia” di Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola, con Assitol e Carapelli (il nemico-multinazionale), il secondo non manca di sparare bordate contro Unaprol, il cui progetto dell'olio Italico è stato fortemente sostenuto dalle alleate aziende italiane, aderenti a Federolio, che delocalizzano in Spagna per fuggire dai controlli italiani.

Il tasso di conflittualità si è insomma elevato ma con regole totalmente nuove perchè nuovi sono gli equilibri, assai precari, che si sono creati negli ultimi anni.

E' anche così che si arriva alla follia pura che tutte le associazioni, senza distinzione di bandiere, firmano congiuntamente al Ministero delle politiche agricole un documento di difesa del panel test, da presentare a Bruxelles e al Coi, salvo poi accusarsi reciprocamente (Federolio-Unaprol contro Assitol), dopo pochi giorni, di fare il doppio o il triplo gioco.

Siamo oltre il complottismo, siamo alla paranoia, stimolata, evidentemente, da questi equilibri instabili che portano a vedere nemici dappertutto.

Anche un osservatore attento fatica a farsi un quadro del settore in un simile contesto, figurarsi la politica che attenta non è, quasi per definizione ormai, e osservatrice non dovrebbe essere, dovendo decidere strategie e interventi.

Non si possono spiegare altrimenti le dichiarazioni, molto generiche e altrettanto condivisibili, di Di Maio, Salvini e del Ministro dell'agricoltura e del turismo Centinaio: difendiamo il Made in Italy contro le frodi e contraffazioni e contro Bruxelles, viva l'olio italiano... come dire: viva la mamma!. Chi oserà mai affermare il contrario?
Appena si scende un pochino più nel dettaglio ecco però che i politici cominciano ad annaspare. E' quello che è accaduto alla presentazione di Italia Olivicola, pochi giorni fa, a Roma.

Alessandra Pesce, sottosegretario al Ministero delle politiche agricole in quota M5S, aveva pronto in tasca il suo colpo di scena: la convocazione del tavolo olivicolo “entro novembre” per discutere del piano olivicolo 2.0. Ovviamente applausi scroscianti, visto che il settore ha bisogno di fondi ma anche strategie unitarie. Tra l'altro il nuovo piano olivicolo è misura bipartisan, nel senso che Coldiretti l'ha sollecitato pochi giorni prima. Quindi, consenso assicurato.
Gennaro Sicolo e Luigi Canino, vice presidente vicario di Italia Olivicola, rompono però le uova nel paniere con una serie di domande molto precise che hanno messo in seria difficoltà il sottosegretario: chi ha deciso la campagna di promozione, pagata con i soldi del Piano olivicolo nazionale, dell'olio italiano della primavera scorsa? Che fine hanno fatto i soldi del piano olivicolo nazionale per sostenere il credito delle organizzazioni dei produttori? E ancora, a quando il decreto Xylella?
Un incalzare di domande a cui il sottosegretario non poteva o voleva dare una risposta, trovando una via d'uscita solo quando Gennaro Sicolo, con la consueta irruenza, ha parlato di un'invasione di olio deodorato in arrivo in Italia che andrà a inquinare gli scaffali, a danno dei consumatori. Uno scatto d'orgoglio e la promessa di un piano straordinario di controlli, dovuto, perchè la nostra produzione sarà bassa e importeremo molto.

L'annus horribilis 2014 ha segnato una rottura negli equilibri del settore, con tutte le associazioni che si sono riunite prima intorno a un tavolo e poi sono entrate nella nuova Interprofessione, FOOI. Dopo l'apparente idillio, è venuta l'epoca delle guerriglie.

Ora siamo di nuovo a un annus hobbilis: il 2018.
Vi arriviamo con un maggiore tasso di litigiosità rispetto al passato ma anche con nuovi soggetti e diversi rapporti di forza nel mondo associazionistico, sia agricolo sia industriale. Qualcosa è accaduto, con la nascita di Italia Olivicola, e qualcosa sicuramente accadrà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

Nel mondo olivicolo-oleario niente è più come prima e niente sarà come è adesso.
Resta in sospeso la domanda: pace o guerra?

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Effetti dell’irrigazione con acque reflue non trattate sull’accumulo di plastificanti su olivo

Gli olivi hanno mostrato un’assorbimento limitato, con concentrazioni nei tessuti vegetali ben al di sotto delle soglie di sicurezza internazionali. I coefficienti di bioaccumulo ridotti suggeriscono una traslocazione scarsa dalla radice alle foglie

07 giugno 2026 | 11:00

L'arca olearia

Foglie longeve e frutti pesanti: cosa ci insegna l’olivo sulla variabilità tra cultivar

Un ampio studio condotto su 52 varietà di olivo, sia coltivate che selvatiche, ha misurato per quattro anni durata delle foglie, fenologia e peso dei frutti. Ne emerge che la longevità fogliare varia fino al doppio tra le varietà. Foglie e frutti seguono logiche funzionali in gran parte indipendenti

06 giugno 2026 | 11:00

L'arca olearia

Lotta biologica alla mosca dell’olivo mediante trappole e sistemi “Attract and Kill”

Stretta relazione tra andamento climatico e sviluppo della mosca dell'olivo. Efficacia della cattura massale e influenza sulla dinamica delle infestazioni. La correlazione statistica tra densità delle popolazioni adulte e danno osservato sulle olive

05 giugno 2026 | 16:00

L'arca olearia

Nano fertilizzanti per l'olivo per diminuire l'alternanza di produzione

L’applicazione fogliare di concimi nano NPK e calcio-boro durante l’annata di “scarico” mostra aumenti notevoli di fioritura, allegagione e qualità dell’olio, insieme a una drastica riduzione dell’alternanza. Per l’olivicoltore, questo significa annate di riposo più produttive e una maggiore stabilità economica

05 giugno 2026 | 15:00

L'arca olearia

Sensibilità ai fungicidi di Pseudocercospora cladosporioides per una gestione sostenibile della cercosporiosi dell’olivo

L’olivicoltura uruguaiana ha registrato una forte espansione negli ultimi anni, con la cercosporiosi fogliare (Pseudocercospora cladosporioides) tra le principali minacce fitosanitarie. Ecco un confronto tra 18 principi attivi appartenenti a otto gruppi chimici per il controllo della patologia

05 giugno 2026 | 14:00

L'arca olearia

Olivo in anticipo di un mese: lo scenario climatico estremo sconvolge la fioritura nel sud Italia

Uno studio basato su modelli IPCC scenario A2 prevede per la Calabria un aumento primaverile fino a +3°C entro il 2100. La fioritura dell’olivo potrebbe anticipare mediamente di 10-15 giorni, con punte di un mese nelle aree interne. Ne conseguono rischi per l’impollinazione, la produzione e la sopravvivenza stessa delle cultivar tradizionali

05 giugno 2026 | 13:00

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati

carlo chirali

15 ottobre 2018 ore 14:23

Piano olivicolo nazionale: e' dagli anni 80 del secolo scorso che ne sento parlare. Gli spagnoli che sono piu' birbi di noi (nel settore) lo hanno attuato a noi conveniva ed evidentemente conviene tenerci quelle belle piante altre 30 metri, ottime per produrre carta: da modello F allora e da fattura "prodotto in Italia" ora. Maggiori controlli??? Operati da chi!!! Maggiori controlli e soprattutto migliori controlli si possono attuare solo rimettendo in campo Agecontrol, riproponendo quel modello di controllo attuato per 20 anni. Che e' l'unico in grado di monitorare efficacemente il settore e forse proprio per questo accantonato.