L'arca olearia
Le Regioni al governo: l'olivicoltura biologica nel Salento deve sopravvivere
La Conferenza Stato Regioni punta a rivedere il decreto di contrasto a Xylella fastidiosa inserendovi un apposito punto relativo all'agricoltura biologica: periodo di conversione ricalcolato per i trattamenti obbligatori e niente certificazione per l'olio successivo al trattamento
14 settembre 2018 | R. T.
La Conferenza Stato Regioni, nella riunione del 6 settembre, ha dato il via libera alla modifica del decreto del 13 febbraio contro Xylella fastidiosa.
Le modifiche sono state fortemente sollecitate proprio dalla Regione Puglia al Ministero delle politiche agricole e si sono tradotte in uno schema di provvedimento che, a tempo di record, ha ricevuto il via libera delle Regioni che hanno chiesto però al governo di inserire un punto relativo all'olivicoltura biologica.
Ecco la proposta della Conferenza Stato Regioni:
"Fatto salvo, per le aziende in conversione, il normale termine del periodo di conversione secondo quanto disposto dai Reg. CE 834/2007 e CE 889/2008, per gli appezzamenti investiti ad oliveto che ricadano nelle zone delimitate, in cui vengano eseguiti trattamenti nei confronti di Philaenus spumarius con prodotti autorizzati per tale uso, ma non ammessi per la produzione biologica, il periodo di conversione è ricalcolato partendo dalla data del primo trattamento obbligatorio dell’anno con i prodotti citati e si considererà terminato solo quando, nel suolo e nel vegetale, si sia accertato analiticamente un livello di residui della/e sostanza/e attiva/e impiegata/e non superiore a 0,01 mg/kg.
In ogni caso, il raccolto successivo al trattamento non può essere commercializzato con riferimento al metodo di produzione biologico."
Da un lato la Conferenza Stato Regioni salva le aziende olivicole biologiche da potenziali sanzioni o decurtazioni di contributi Pac per aver utilizzato prodotti non ammessi in agricoltura biologica, dall'altra, però, impedisce di fatto loro di poter proseguire la loro attività in bio, a meno di non utilizzare prodotti per il contrasto dalla sputacchina dell'olivo biologici, come è l'olio essenziale di arancio dolce.
Il problema, semmai, risulta burocratico, dovendo inserire l'olio essenziale di arancio dolce nell'ambito dei disciplinari di produzione biologici.
Un'aziende olivicola salentina, quindi, può continuare a percepire gli aiuti per il biologico, anche quando utilizzi prodotti contro la sputacchina non ammessi in agricoltura biologica, rientrando nel regime in conversione, però non potendo etichettare il proprio prodotto come biologico.
Il periodo di conversione, normalmente tre anni, viene calcolato dal momento in cui i livelli di residuo nel suolo e nell'olivo risultato inferiori a 0,01 mg/kg. Teoricamente, quindi, un'azienda olivicola potrà rimanere in conversione biologica per molti anni, a meno di non utilizzare fitofarmaci bio, se intende proseguire la lotta contro Philenus spumarius con fitofarmaci convenzionali e indicati nel decreto di lotta obbligatoria a Xylella fastidiosa.
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