L'arca olearia

Nasce l'OP Monini: troppa politica e poca qualità nei sindacati agricoli

Dopo il passaggio del GranFruttato a olio comunitario, ecco nascere tre monovarietali, biologici e italiani con i quali Monini punta a entrare nel segmento dell'olio di oliva premium e artigianale, organizzando una filiera intorno alla propria azienda. Dalla battaglia in Grande Distribuzione a quella sulle Guide. Gli interrogativi sul progetto

24 novembre 2017 | Alberto Grimelli

L'olio extra vergine di oliva italiano è morto, viva l'olio extra vergine di oliva italiano.

Sotto traccia, tra olivicoltori e frantoiani che si dibattono tra prezzi delle olive e dell'olio, sta accadendo qualcosa nella filiera olivicolo-olearia nazionale.

Difficile delinearne i contorni al momento. Possono essere fuochi di paglia, operazioni di facciata di gattopardiana memoria (“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”) oppure possono essere progetti che modificheranno lo scenario olivicolo-oleario nazionale.

Esemplificativo delle nuove progettualità emergenti, che vogliono il mondo industriale entrare direttamente in quello olivicolo, è l'operazione realizzata da Zefferino Monini con il contributo di Marco Scanu, con la nascita di tre monovarietali, biologici, che puntano a insediarsi nel segmento degli oli premium e artigianali. “Il mio sogno è che questi tre monovarietali vengano inseriti nello scaffale dei GrandiOli di Esselunga” ha dichiarato Zefferino Monini.

Il mondo industriale, insomma, punta a entrare nella gamma degli oli artigianali e di alta qualità. Uno spazio in crescita, con margini di sviluppo importanti e che è contendibile, al contrario del mass market commodity, ormai dominato da gruppi con altissima forza negoziale e finanziaria.

Ma l'olio extra vergine di oliva italiano è un olio premium o una commodity?

Il caso GranFruttato

Il GranFruttato, storicamente, è stata la punta di diamante dell'azienda Monini. Un extra vergine di oliva italiano, diventato, dopo l'annus horribilis 2014, olio comunitario e rimasto tale, almeno in Italia.

“Un GranFruttato italiano da 7-8 euro/litro non è accettabile per la Grande Distribuzione – afferma Monini – e considerando i prezzi per approvvigionarsi di buon olio nazionale, quello sarebbe il prezzo di uscita. Abbiamo così preferito mantenerlo comunitario.”

Quindi l'olio extra vergine nazionale sarebbe ormai una commodity.

Dal GranFruttato agli oli “artigianali” monovarietali e biologici

Se un olio italiano di un brand industriale è considerato dalla Grande Distribuzione una commodity, la volontà è recuperare marginalità e valore aggiunto cercando spazi tra gli oli artigianali. Nascono così Coratina, Frantoio e Nocellara del Frantoio del Poggiolo Monini. Oli monovarietali, biologici prodotti quest'anno presso il frantoio di Spoleto in circa 500 quintali. Oli destinati alla Grande Distribuzione, in Italia e all'estero.

Nonostante gli oli abbiano un forte carattere di artigianalità percepita (monovarietali, bio, bottiglia numerata, packaging accattivante) il progetto è prettamente industriale. Anche perchè l'obiettivo è fare “volumi importanti” come affermato da Marco Scanu.

Nasce l'OP Monini

Secondo le linee presentate il Frantoio del Poggiolo a Spoleto sarebbe il prototipo sperimentale, grazie al quale divulgare know how agli impianti “associati”, in varie parti d'Italia. Una sorta di OP (organizzazione dei produttori) creata da un'azienda privata.

Ma perchè non appoggiarsi a OP già esistenti? “Non abbiamo fiducia nella FOOI (ndr l'Interprofessione dell'olio di oliva italiano) che mette l'origine prima della qualità – afferma Zefferino Monini – le OP, attualmente, sono espressione di un mondo sindacale da cui vogliamo affrancarci. Non ci interessano i giochi di potere o per le poltrone.”

La richiesta di iscrizione alle Guide

Monini ha fatto richiesta di iscrizione alle Guide per i tre oli monovarietali.

Un po' volontà di sottoporsi al giudizio di esperti e opinion leader riconosciuti, un po' la volontà di mettersi alla pari e a confronto con tutto il resto del mondo produttivo nazionale, composto soprattutto da piccole e piccolissime aziende.

Giusto o sbagliato che gli oli Monini entrino nelle Guide?

Strategia industriale o operazione promozional-commerciale?

La vera domanda, di fronte a questi progetti, è se si tratta di operazioni di facciata, per recuperare credibilità e mantenere quote di mercato oppure se sono strategie industriali di lungo respiro.

La differenza la faranno i volumi di produzione e vendita.

Se resteranno ancorati a qualche centinaio di quintali è evidente che si tratta di iniziative volte a occupare metri lineari di scaffale, scalzando potenziali concorrenti, recuperando immagine per ottenere una ricaduta commerciale positiva sugli altri prodotti.

Se i volumi si svilupperanno considerevolmente, allora potremo parlare di reali progettualità per un nuovo made in Italy. Non oli artigianali, certo, ma meritevoli di rispetto e attenzione. Questione di volumi, quindi di cifre, come quelle sviluppate dal GranFruttato: 1,2 milioni di bottiglie da litro in Italia e 350 mila all'estero (1500 tonnellate).

Sospendiamo il giudizio e aspettiamo. Il tempo svelerà la verità.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

La lebbra dell'olivo: conoscerla per difendere la resa e la qualità dell'olio

La lebbra colpisce i frutti in maturazione, provocandone la caduta o la mummificazione, con perdite di produzione che possono arrivare alla totalità del raccolto e con un degrado sensibile della qualità dell'olio. La difesa efficace richiede un approccio olistico

26 ottobre 2026 | 16:00

L'arca olearia

Gli olivicoltori devono imparare a monetizzare la riduzione dei pesticidi

Una ricerca su oltre 5.000 consumatori in cinque Paesi UE dimostra che il 73% è disposto a pagare un premio medio del 24% per un olio extravergine prodotto con il 40% in meno di pesticidi. Ecco cosa dicono i dati e cosa possono fare concretamente le aziende olivicole

26 ottobre 2026 | 14:00

L'arca olearia

Ecco perchè l'olio d'oliva italiano perde terreno: specializzazione alta ma competitività in fuga

Mentre Portogallo e Cile corrono grazie a impianti superintensivi e strategie export aggressive, l'Italia registra il peggior contributo competitivo del campione. La Tunisia è la più specializzata ma la più fragile, la Spagna resta grande ma stagnante. Per il Belpaese la sfida si gioca su qualità, tracciabilità e rilancio del valore, non sui volumi

26 ottobre 2026 | 13:00

L'arca olearia

Dagli olivi di San Lorenzo Maggiore arriva la prima "carta d'identità" chimica e spettroscopica dell'olio

Uno studio dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli ha analizzato 45 oli di piccoli produttori della Valle Telesina: la maggior parte rientra nei limiti individuali di acidità e perossidi, quattro campioni li superano. L'ATR-FTIR si conferma strumento rapido di fingerprinting

25 ottobre 2026 | 11:00

L'arca olearia

HACCP nelle olive da tavola: ecco due metodi di valutazione del rischio

Una ricerca condotta su un impianto industriale di Siviglia mette a confronto la matrice 4×4 e l'analisi FMEA applicate alla produzione delle olive verdi alla spagnola e delle olive nere alla californiana: entrambi gli strumenti individuano gli stessi pericoli significativi, ma con sensibilità diverse

25 ottobre 2026 | 09:00

L'arca olearia

Ecco come si distinguono le varietà di olivo: la morfo-anatomia fogliare come strumento per scegliere le cultivar

Differenze significative tra le varietà di olivo per area fogliare (339-872 mm²), spessore della lamina (331-489 µm), densità dei tricomi (71-206 per mm²) e rapporti tra tessuti fotosintetici e di conduzione. Emergono due strategie funzionali distinte, una "acquisitiva" e una "conservativa"

24 ottobre 2026 | 11:00

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati