L'arca olearia
Olio extra vergine di oliva ricco di salute in quest'annata speciale
Le prime degustazioni confermano le ottime speranze dei produttori: ottima presenza, anche in varietà solitamente delicate, di tanti biofenoli. Il Regolamento UE 432/2012 permette di inserire informazioni aggiuntive riguardo il numero di polifenoli e tocoferoli, la vitamina E
24 novembre 2017 | Fausto Borella
Oramai ci siamo, manca pochi giorni e poi la campagna olearia di qualità volge al termine. Sì perché ogni volta che scriviamo qualcosa sull’olio extravergine, dobbiamo inventarci, suffissi, prefissi e aggettivi che facciano capire di che olio stiamo parlando.
Vecchi tromboni che si prodigano a raccontare l’olio non come vera spremuta da olive ma perfetta miscela che nasce in bottiglia.
Neofiti entusiasti che raccontano l’olio perché hanno seguito un mini corso con rilascio di attestato.
Comunicatori che un giorno raccontano l’olio per monocultivar e poi strizzano l’occhiolino all’industria che gli sponsorizza l’evento o la monografia di turno.
Per non parlare di quelli che assegnano i premi ma l’olio era, (per dirla come avrebbe detto davanti a un buon bicchiere di vino Gino Veronelli) d’ant’anni fa.
Con forza e determinazione è arrivato il momento di raccontare al consumatore quale olio acquistare, a seconda dell’annata appena passata. Nessuna olivicoltura poteva essere peggiore di quella del 2016. Non solo perdita di produzione di milioni di litri di olio ma anche prodotto qualitativamente scarso a causa del freddo primaverile, della mosca olearia estiva e delle ultime grandinate poco prima della raccolta.
Quest’anno le stime raccontano di una produzione che si attesta intorno ai 330.000 tonnellate di olio. In Toscana, Umbria e Lazio, continua a subire una flessione del 30, 40 % a causa della siccità e dei campi sprovvisti di irrigazione. La Puglia, tranne alcune zone Salentine è in buona crescita e anche in Sicilia si registra un’ottima produzione. Grazie a una drupa molto ricca in concentrazione di olio, le rese quest’anno si attesatano tra il 13 e il 20%.
In pratica dai dati ricevuti fino a orasi comprende che chi è riuscito a irrigare durante i due mesi torridi, ha avuto un’oliva sana e ben invaiata. E’ vero che il calo della produzione si attesta nelle varie regioni tra il 20 e il 30% ma la qualità c’è. Il motivo di tanta gioia, e lo sto constatando dalle degustazioni che abbiamo avviato per la creazione della guida Terred’Olio 2018 è per la presenza esponenziale, anche in varietà solitamente delicate, dei polifenoli o bio fenoli totali. Quei famosissimi antiossidanti presenti nell’olio che esaltano le pietanze e gli ingredienti di tutte le tavole, ma soprattutto perché sono un tocca sana naturale; senza alcun dubbio un gran bel medicamento. E allora come farlo conoscere, cosa fare per dimostrare che delle 826.000 aziende presenti in Italia, ce ne sono molte che si fanno il possibile per raccontare l’olio di assoluta qualità e non aspettano che arrivi il “mediatore dell’olio” con cisterna al seguito per comprare l’unto da riversare in bottiglie da 6 € al litro.
Allora come possiamo spiegare al consumatore che l’olio extravergine che sta acquistando fa bene alla salute. Inserendo in etichetta alcune informazioni sulla nutrizione alimentare. Il Regolamento UE 432/2012 permette di inserire informazioni aggiuntive riguardo il numero di polifenoli e tocoferoli, la vitamina E.
Quasi tutte le 42 Dop e le 5 Igp presenti sul nostro territorio richiedono un minimo di 100-150 mg di polifenli per Kg. Quest’anno la media degli oli è di 300/500 fino a sfiorare i 1.000 mg/Kg e in alcuni casi superarli negli oli del sud Italia.
Se non facciamo parlare le etichette chiaramente, rischiamo di fare il gioco dell’olio insapore e inodore. Più il consumatore ha informazioni serie e veritiere, più l’olio dei seri olivicoltori potrà essere venduto al giusto, caro prezzo che si merita.
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