L'arca olearia

Fertilizzazione fogliare dell'olivo, prima che sia troppo tardi

Alla manifestazione dei sintomi sulle foglie, il livello di carenza può essere già molto accentuato ma soprattutto la carenza nutrizionale può essere cominciata settimane prima, a danno della produttività e della capacità vegetativa. In condizioni di perdurante siccità si può utilizzare la fertilizzazione fogliare, con qualche cautela

05 maggio 2017 | R. T.

L'olivo tende a manifestare i sintomi di una carenza nutrizionale solo quando i livelli dell'elemento minerale scendono molto, a tutto discapito della produttività dell'albero e della sua capacità vegetativa. Non solo, secondo una recente ricerca spagnola ora è noto che la manifestazione dei sintomi può avvenire settimane dopo l'insorgere della carenza nutrizionale.

Per effettuare tale prova i ricercatori hanno posto delle piantine in vaso, su un substrato neutro di sabbia e perlite, dando dosi variabili di concime minerale. Ebbene i ricercatori hanno notato che i sintomi sulle foglie apparivano 50 giorni dopo l'inizio del periodo di carenza per l'azoto e addirittura 34 settimane dopo il periodo di carenza per il potassio.

In condizioni di siccità, come quelli di questa primavera, vi può dunque essere molta difficoltà da parte della pianta di assorbire i nutrienti dal suolo, rendendo necessaria un'integrazione di fertilizzante o mediante fertilizzazione fogliare o con fertirrigazione.

La fertilizzazione fogliare è sempre più praticata in olivicoltura, in particolare per sopperire a esigenze nutrizionali in particolari periodi, come la fioritura.

Occorre però prestare particolare attenzione alle modalità del trattamento, alle condizioni ambientali e alle molecola utilizzate.

La cuticola della foglia di olivo, per quanto coperta di cere, è attraversata da molti pori idrofili del diametro di un nm circa. Quindi anche la pagina superiore delle foglie di olivo è permeabile a molecole idrofile, purchè abbastanza piccole. L'urea, per esempio, ha un raggio di 0,44 nm e quindi può essere facilmente assorbita, molto meno molecole complesse, come i chelati FeEdta.

Il grado di assorbimento delle molecole, però, dipende da molti fattori come la concentrazione ionica, la valenza, la temperatura, l'umidità e la luce.

In condizioni di carenza di un nutriente questo, per esempio verrà assorbito molto più rapidamente e fino al doppio, in termini di concentrazione di un altro elemento minerale.

L'assorbimento minerale, inoltre, sembra stimolato dalla luce ma, con temperature elevate, l'evaporazione troppo rapida dell'acqua della soluzione nutritiva può limitare sensibilmente l'assorbimento. In assenza o con poca acqua, quindi, l'effetto della luce sarà modesto, essendo predominante proprio l'umidità relativa sulla foglia.

L'assorbimento, poi, è proporzionale alla concentrazione di partenza dell'elemento, per cui diluizioni eccessive portano ad assorbimenti minimi, riducendo significativamente l'efficacia e la produttività del trattamento.

Per l'olivo, inoltre, bisogna tenere di conto che la velocità di penetrazione dipende anche dall'età della foglia, tanto più sarà vecchia e tanto più lento sarà l'assorbimento. Stessa dinamica per lo spessore della cuticola che è più accentuato durante l'estate, quando deve proteggere la foglia dall'evapotraspirazione e da luminosità elevate. Occorre anche tenere presente che le cere della cuticola fogliare sono idrofughe, per cui può essere utile utilizzare un bagnante per garantire un maggior periodo di permanenza della soluzione sulla foglia e quindi un maggior potenziale di assorbimento.

Apparentemente, quindi, l'utilizzo di concimi organici o di biostimolanti con molecole ad elevato peso molecolare e di ampio raggio risulterebbero poco consigliabili per l'olivo. In realtà alcuni biostimolanti funzionerebbero bene anche a concentrazioni molto basse, in ragione della loro potenziale azione di innescare un'utile espressione genica. In altre parole è stato dimostrato che alcuni biostimolanti hanno la capacità di agire su alcuni geni coinvolti nella regolazione metabolica contro stress abiotici, come siccità, temperatura e radiazioni UV, stimolando una sovra espressione genica e permettendo così alla pianta di reagire meglio a situazioni di “crisi”.

La fertilizzazione fogliare è quindi uno strumento molto utile ma anche molto delicato in mano all'olivicoltore, con risultati che possono essere sotto le aspettative, o addirittura danni (bruciature sulle foglie, cascole fiorali...) in caso il trattamento venga eseguito con eccessiva superficialità e senza tenere conto delle peculiarità dell'olivo.

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Redazione Teatro Naturale

08 maggio 2017 ore 12:52

Sig. Adinolfi, la frase da lei indicata contiene il condizionale proprio perchè solo apparentemente, ovvero tenendo conto del solo peso e del raggio molecolare, i biostimolanti (così come ogni molecola organica) sarebbero poco consigliabili poichè poco assorbiti attraverso la superficie fogliare. Innanzitutto, seguendo le regole esposte, è possibile migliorare l'assorbimento e in secondo luogo esse vengono comunque assorbite, esplicando il loro effetto. Uno stimolo epigenetico, come la sovra espressione genica, può essere prodotto infatti anche da molecole a concentrazioni particolarmente basse. I due concetti, quindi, non sono contrastanti ma solo complementari. Cordiali saluti. Graziano Alderighi

lorenzo adinolfi

08 maggio 2017 ore 06:40

Se i biostimolanti hanno un alto peso Dalton (" organici o di biostimolanti con molecole ad elevato peso molecolare e di ampio raggio risulterebbero poco consigliabili") come fanno ad agire su i geni ("stimolando una sovra espressione genica") se questi si trovano all'interno della cellula ? V'è qualcosa che non quadra ....!

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