L'arca olearia
Irrigazione indispensabile per garantire qualità e quantità della produzione olivicola
L’accrescimento dell’oliva in condizioni irrigue ha andamento pressoché lineare fino quasi all’invaiatura. L'irrigazione può anche arricchire il patrimonio aromatico dell'olivo e, in condizioni di deficit controllato, il patrimonio in polifenoli ne è influenzato positivamente
22 settembre 2016 | Alberto Puggioni
L’immagine dell’Agricoltura italiana è profondamente legata alla coltura dell’olivo ed è attuale l’immagine di un alimento nobile, dagli elevati pregi qualitativi e salutistici. Netafim ha grande esperienza in Olivicoltura (ha compiuto 50 anni nel 2015) nel solco del rispetto del lavoro di chi coltiva con la passione necessaria per ottenere produzioni di alta qualità. Si avvale da molti anni dei risultati di studi e ricerche, infatti, supporta e sostiene la ricerca in ambito agronomico e tecnico. Dal 2003 sostiene con progetti di ricerca in Toscana e Puglia lo studio degli effetti della subirrigazione e della fertirrigazione su suoli inerbiti o lavorati, sull’ingresso in produzione e sulla qualità delle produzioni su un ampio bacino di varietà italiane e internazionali. Dal 2014 Netafim Italia è Socio Sostenitore della prestigiosa Accademia dell’Olivo e dell’Olio di Spoleto. Lo strumento principale di indagine riguarda l’uso dell’acqua e ne viene studiato l’impatto agronomico, qualitativo ed economico da decenni.
È possibile, usando questa importante variabile agronomica, garantire produzioni elevate e qualità riconoscibile?
L’obiettivo di un’olivicoltura moderna, deve essere quello di avere piante in equilibrio tra la vegetazione e la produzione, che siano in grado di sostenersi e di affrontare le avversità. La grande forza di adattamento dell’olivo è anche legata alla capacità di usare al meglio l’acqua a disposizione nel terreno e nei loro tessuti. Una pianta che soffre di stress idrici, risulta maggiormente attaccabile e sensibile. Per l’olivo, di contro, l’acqua è un forte promotore della produzione e i vantaggi sono numerosi purché ci si attenga all’appagamento dei fabbisogni idrici della pianta senza eccessi. Irrigando correttamente un oliveto giovane o in fase di allevamento si ottiene un rapido sviluppo vegetativo e si anticipa l’entrata in produzione con la riduzione delle condizioni che innescano l’alternanza produttiva. Inoltre, è favorito lo sviluppo di un’abbondante rete di radici assorbenti nella zona bagnata dai gocciolatori. Un’ampia sperimentazione mostra come l’irrigazione di un oliveto maturo e produttivo, oltre alla riduzione dell’alternanza produttiva, porti vantaggi nella produzione di olio e di olive con incrementi produttivi di quest’ultime che possono raggiungere il 100%. Alla migliore e più diffusa distensione dei germogli, si aggiunge l’aumento del numero d’infiorescenze e l’aumento della percentuale di allegagione dei frutti. Importante la diminuzione dell’incidenza di aborto nell’ovario e cascola delle drupe.
L’accrescimento dell’oliva in condizioni irrigue ha andamento pressoché lineare fino quasi all’invaiatura: l’irrigazione aumenta il volume del nocciolo e della polpa alla raccolta.
Bisogna iniziare a irrigare quando il terreno contiene ancora umidità concentrando l’attenzione sulla fioritura, l’allegagione, durante il primo sviluppo del frutto e durante l’accumulo di olio.
In merito alla relazione tra irrigazione e qualità delle olive le evidenze dicono che la composizione in acidi grassi, il numero di perossidi e l’acidità libera non vengono influenzati significativamente dall’irrigazione. Il profilo sensoriale in oli da olivi irrigui, invece, può giovarsi dell’aumento dei composti volatili responsabili del fruttato e degli aromi varietali. Irrigando in deficit idrico controllato* il patrimonio in polifenoli ne è influenzato positivamente. Quindi le caratteristiche del frutto, il peso medio del frutto, l’epoca di maturazione, il carico di frutti per albero, sono risultati positivamente influenzati dallo stato idrico gestito con l’irrigazione a goccia Netafim; è emerso che irrigazioni più abbondanti hanno portato a maggiore accumulo di olio nel mesocarpo (polpa) come avvenuto in annate piovose; dal punto di vista organolettico-merceologico i parametri sono simili tra le tesi; i polifenoli totali sono risultati più alti negli oli prodotti da alberi non pienamente irrigati (deficit idrico controllato) (R. Gucci & G. Caruso 2009-11). In conclusione, l’irrigazione è oggi utilizzata come una delle tecniche agronomiche capaci di influenzare positivamente la quantità e la qualità delle produzioni in olivicoltura.
Netafim è al vostro fianco, per supportarvi e consigliarvi al meglio, in base alle vostre esigenze ed alla qualità attesa dalle produzioni.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Quanto costa la raccolta con abbacchiatori al fisico dei raccoglitori di olive?
Uno studio pilota italiano pubblicato su Applied Sciences ha misurato gli effetti acuti di soli 15 minuti di lavoro con un abbacchiatore elettrico. Risultato: aumento significativo di tono e rigidità nei muscoli del braccio dominante, asimmetrie marcate tra i due lati del corpo
27 ottobre 2026 | 13:00
L'arca olearia
La lebbra dell'olivo: conoscerla per difendere la resa e la qualità dell'olio
La lebbra colpisce i frutti in maturazione, provocandone la caduta o la mummificazione, con perdite di produzione che possono arrivare alla totalità del raccolto e con un degrado sensibile della qualità dell'olio. La difesa efficace richiede un approccio olistico
26 ottobre 2026 | 16:00
L'arca olearia
Gli olivicoltori devono imparare a monetizzare la riduzione dei pesticidi
Una ricerca su oltre 5.000 consumatori in cinque Paesi UE dimostra che il 73% è disposto a pagare un premio medio del 24% per un olio extravergine prodotto con il 40% in meno di pesticidi. Ecco cosa dicono i dati e cosa possono fare concretamente le aziende olivicole
26 ottobre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Ecco perchè l'olio d'oliva italiano perde terreno: specializzazione alta ma competitività in fuga
Mentre Portogallo e Cile corrono grazie a impianti superintensivi e strategie export aggressive, l'Italia registra il peggior contributo competitivo del campione. La Tunisia è la più specializzata ma la più fragile, la Spagna resta grande ma stagnante. Per il Belpaese la sfida si gioca su qualità, tracciabilità e rilancio del valore, non sui volumi
26 ottobre 2026 | 13:00
L'arca olearia
Dagli olivi di San Lorenzo Maggiore arriva la prima "carta d'identità" chimica e spettroscopica dell'olio
Uno studio dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli ha analizzato 45 oli di piccoli produttori della Valle Telesina: la maggior parte rientra nei limiti individuali di acidità e perossidi, quattro campioni li superano. L'ATR-FTIR si conferma strumento rapido di fingerprinting
25 ottobre 2026 | 11:00
L'arca olearia
HACCP nelle olive da tavola: ecco due metodi di valutazione del rischio
Una ricerca condotta su un impianto industriale di Siviglia mette a confronto la matrice 4×4 e l'analisi FMEA applicate alla produzione delle olive verdi alla spagnola e delle olive nere alla californiana: entrambi gli strumenti individuano gli stessi pericoli significativi, ma con sensibilità diverse
25 ottobre 2026 | 09:00