L'arca olearia

Marciumi e funghi sulle olive italiane. Non c'è da lottare solo contro la mosca

Chi conosce Camarosporium dalmaticum, Colletotrichum gloeosporioides e Lasioptera berlesiana? Si tratta di due funghi e un insetto che possono compromettere qualità e quantità del raccolto tanto quanto Bactrocera oleae. Occorre fare prevenzione e monitorare attentamente i sintomi per scongiurare danni

09 settembre 2016 | R. T.

L'attenzione degli olivicoltori, nelle ultime settimane, è tutta per la mosca delle olive.

Nel centro nord Italia, e da qualche giorno anche al Sud, Bactrocera oleae ha superato spesso la soglia economica di intervento, rendendo necessario un trattamento.

Purtroppo, in annate contraddistinte da una primavera umida e piovosa e da popolazioni elevate di mosca delle olive, tornano a far capolino altre tre patologie che possono colpire le nostre olive.

Vi è innanzitutto la lebbra delle olive, dovuta al fungo Colletotrichum gloeosporioides.

Sulle foglie l’infezione provoca delle macchie clorotiche o giallastre che in seguito acquistano colore bruno chiaro o rossastro e seccano. Il fungo attacca i giovani rami di due o tre anni con un diametro al massimo di 4-5 cm, provocando macchie color nocciola, cui seguono necrosi e fessurazione dei tessuti corticali.

Spesso quando i sintomi si manifestano sulle olive è già tardi, il danno è fatto. Sui frutti, già a partire dall’invaiatura, la malattia si manifesta con maculature brune, che
si sviluppano generalmente a partire dal picciolo. Generalmente si ha una continua espansione del fungo, fino alla caduta dell'oliva. In ogni caso il frutto è inadatto alla produzione di olio, non solo a causa della bassa resa, ma soprattutto per l'alta acidità.

Contro la lebbra occorre agire in prevenzione, in particolare nelle aree umide e poco ventilate. Negli oliveti in cui si ha esperienza di danno da infezioni diffuse di lebbra, si consigliano trattamenti con prodotti a base di rame, a partire dalla fine di settembre sino ai primi di novembre, ponendo molta attenzione a rispettare il periodo di carenza.

In caso di alte infestazioni di mosca delle olive, generalmente si eleva anche la popolazione di Lasioptera berlesiana, anche conosciuta come Cecidomia dell'olivo. E' un piccolo moscerino, predatore della mosca delle olive. Le femmine fecondate di Cecidomia depongono le uova nelle olive già preda di Bactrocera oleae, approfittando del foro della deposizione fatto da questa. Molto spesso viene deposto un solo uovo, ma possono essercene molti. L'uovo ha uno sviluppo embrionale più rapido rispetto a quello della mosca dell'olivo e si schiude prima di quest'ultimo. La larva appena nata si attacca all'uovo della mosca dell'olivo e lo priva del suo contenuto succhiando.

Apparentemente, quindi, Lasioptera berlesiana è un'alleata degli olivicoltori, anche perchè, dopo essersi nutrita dell'uovo di mosca la larva esce dall'oliva e si impupa a terra.
Il problema è che la Cecidomia è in simbiosi col fungo Camarosporium dalmaticum, agente del marciume delle olive. Questo si sviluppa a spese di ciò che resta dell'uovo della mosca delle olive e poi a spese del tessuto del frutto, arrivando a volte fino al nocciolo.

All'esterno dell'oliva si forma un'area necrotizzata, la tacca, di circa un centimetro di diametro e di colore bruno, infossata, disseminata di piccoli punti neri, i picnidi, che costituiscono i conidiofori, le fruttificazioni del patogenono. Le olive colpite dal marciume vanno incontro ad una cascola precoce.

Essendo l'inoculo del fungo interno all'oliva, un trattamento rameico, che agisce per contatto, è assolutamente inutile. Qualche ricerca, condotta dal Crea, ha dimostrato una certa efficacia dell'utilizzo del caolino nella lotta contro il fungo. Resta tuttavia da evidenziare che per combattere efficacemente Camarosporium dalmaticum occorre agire a livello preventivo, abbassando l'infestazione di mosca delle olive che è alla base dell'ovideposizione di Lasioptera berlesiana.

Da notare che lo sviluppo del fungo avviene anche in condizioni di un meteo caldo secco poiché, essendosi insediato dentro l'oliva, ha a disposizione tutta l'umidità di cui necessita per lo sviluppo. E' questa la ragione per cui i danni da Camarosporium dalmaticum sono più evidenti nel caso il controllo dell'infestazione da mosca delle olive sia lasciato alla naturale mortalità larvale dovuta alla alte temperature estive.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Dormienza o quiescenza? L’approccio agronomico alla gestione della fioritura dell'olivo

Occorre sapere che le gemme dell'olivo non sono mai completamente spente ma regolate da fenomeni climatici e ormonali. Il freddo svolge soprattutto una funzione di regolazione dell’induzione fiorale

03 aprile 2026 | 16:00

L'arca olearia

Nutrizione fogliare e fertilizzanti organominerali nell’olivo: effetti sulla qualità del polline e sulla capacità di allegagione

Notevoli effetti sulla vitalità pollinica, cioè la quota di polline funzionalmente attivo. Tutti i trattamenti fertilizzanti hanno mostrato un effetto migliorativo, ma con differenze significative tra le formulazioni. La gestione della nutrizione deve essere letta anche come gestione della fertilità del fiore

03 aprile 2026 | 15:00

L'arca olearia

Verso una irrigazione di precisione dell’olivo sulla base di dendrometri, clima e architettura della pianta

Lo stato idrico dell'olivo in tempo reale non basta più.  I dendrometri registrano le fluttuazioni micrometriche del diametro del tronco, restituendo informazioni dinamiche sull’equilibrio idrico e sulla crescita. Ma occorre integrare più strumenti e dati

03 aprile 2026 | 14:00

L'arca olearia

Sottoprodotti dell’olivo: da scarto a risorsa strategica per bioeconomia, agricoltura ed energia

Potature, foglie, sanse, acque di vegetazione e nocciolino rappresentano una filiera parallela ad alto valore aggiunto. Dalla valorizzazione agronomica ai bioprodotti, fino all’energia e ai composti bioattivi, i sottoprodotti dell’olivo stanno ridefinendo il concetto stesso di sostenibilità olivicola

03 aprile 2026 | 13:00

L'arca olearia

Pacciamatura e gestione idrica dell’olivo: effetti su umidità del suolo e accrescimento vegetativo

La pacciamatura non agisce soltanto come copertura fisica del suolo, ma come vero strumento di gestione ecofisiologica dell'oliveto. La risposta dipende dalla cultivar: Coratina ha mostrato la risposta più vigorosa, mentre Koroneiki ha evidenziato un comportamento più conservativo sotto il profilo idrico

02 aprile 2026 | 16:00

L'arca olearia

I rischi di contaminazione dell’olio d’oliva: da dove arrivano metalli e sostanze indesiderate

Le stime relative a contaminazioni con nichel, piombo e arsenico dell'olio d'oliva hanno suggerito una criticità moderata, non tale da generare allarme immediato, ma sufficiente a richiamare la necessità di monitoraggi periodici e continui

02 aprile 2026 | 14:00