L'arca olearia

Gli oli deodorati non si possono individuare con le analisi ufficiali, parola di Federolio

L'associazione degli imbottigliatori gioca di nuovo in difesa dopo gli assalti giudiziari e mediatici basati sui metodi di analisi non ufficiali. Pirofeofitine, 1-2 digliceridi e per ultimo il DNA sono producibili in giudizio, secondo Federolio, che vede e forse auspica un braccio di ferro tra Italia e Bruxelles

12 febbraio 2016 | Alberto Grimelli

In una missiva del Presidente Federolio Giuseppe Masturzo ai soci, datata 9 febbraio 2016, l'associazione degli imbottigliatori si pronuncia, anche un po' a sorpresa, sulle indagini non ufficiali sugli oli di oliva.

La mente rievoca immediatamente l'inchiesta della DDA di Bari che ha usato, tra le altre metodiche, anche quella del DNA. Non deve però sorprendere la citazione nella lettera di pirofeofitine e 1-2 digliceridi, parametri utilizzati dal mensile dei consumatori tedeschi Stiftung Warentest per bocciare diversi extra vergini italiani.

Federolio, con una buona dose di ragionevolezza, chiede che le metodiche di analisi non ufficiali, per poter essere utilizzate e utilizzabili, rispettino alcuni requisiti base.
Tra questi quelli dell'allegato III del regolamento comunitario 882/2004 in merito a ripetibilità, riproducibilità e accuratezza. Inoltre si chiede che la metodica sia accessibile a tutti gli operatori, oltre alla possibilità che sia possibile acquisire i risultati a costi accettabili e in tempi ragionevoli. Infine che la metodica sia disponibile in almeno due distinti laboratori ufficialmente riconosciuti.

Come detto, i requisiti appena descritti sono assolutamente ragionevoli.

Secondo Federolio: “L'onere di dimostrare la sussistenza dei quattro requisiti di cui sopra non può che fare carico su colui o coloro che intendono avvalersi del metodo”.

Ancora una volta una ripartizione ragionevole delle prerogative di accusa e difesa.

Poi, però, ritorna la solita Federolio insofferente nei confronti della stampa quando dice che “La più grande “prudenza mediatica” dovrebbe accompagnare l'applicazione dei metodi non ufficiali prima dell'accertamento delle condizioni sopra illustrate.” Il presidente Maturzo ammette però che “Sul punto mi sembra peraltro ingenuo farsi la benchè minima illusione”

Secondo Federolio, per pirofeofitine e 1-2 digliceridi valgono già le indicazioni sopra espresse, così indirettamente avvalorandole risultanze del test del mensile tedesco.

Diverso il caso del DNA per il quale, in base all'accordo di filiera recentemente sottoscritto, verrà istituita “una commissione per la messa a punto di metodi analitici...”
Secondo Federolio, inoltre, “Ben potrebbe essere proprio la sede interprofessionale, particolarmente autorevole perchè al suo interno tutte le categorie di operatori hanno voce e rappresentanza, la più adatta a valutare, con il supporto della commissione di esperti, l'effettiva validità dei metodi non ufficiali alla luce dei criteri sopra illustrati.”

Una sede “politica” quale è quella del'interprofessione, quindi, dovrebbe valutare, sebbene dopo l'opinione di esperti, la credibilità o meno di metodi di analisi non ufficiali. Una teorizzazione della supremazia della politica olivicolo-olearia sulla scienza. Tra l'altro, forse è bene ricordarlo, nell'interprofessione non sono rappresentati né la Grande Distribuzione, responsabile per i private label del prodotto che commercializza, nè, a maggior ragione, i consumatori come utilizzatori finali del prodotto e “supremi giudici” dello stesso, come più volte dichiarato dall'industria e dal commercio oleario.

Federolio rimarca, ancor più chiaramente di quanto fatto in passato, una distanza dalle frodi dichiarando che: “L'interesse dell'associazione a tale lotta non è certo inferiore a quello di altri stadi della nostra filiera, in particolare del mondo agricolo, interesse invero sempre manifestato da quest'ultimo con grande clamore mediatico.”

Se Federolio, come sembra emergere dal testo, è ostile alle frodi che “minano alla base la lealtà e la correttezza della competizione concorrenziale”, perchè non dichiararlo apertamente e pubblicamente? Perchè non inserire in statuto, come chiesto dal Presidente dell'Aifo Piero Gonnelli, la sospensione degli associati indagati e la loro espulsione in caso di condanna passata in giudicato?

Il tema è molto spinoso, perchè occorre anche fare ammissioni scomode. Federolio, per la prima volta in assoluto, ammette che “è innegabile che varie frodi sono state perpretate anche con oli perfettamente conformi alla normativa comunitaria e al Reg. 2568/1991 (si pensi ad esempio ai c.d. oli deodorati)”

Dunque non bisogna buttare la croce addosso agli organi di controllo e di polizia se utilizzano metodi alternativi e non ufficiali per scoprire le frodi, visto che, purtroppo, come ammesso dalla stessa associazione degli imbottigliatori, le analisi ufficiali fanno cilecca.

La posizione di apertura di Federolio può apparire quindi molto coraggiosa, e in parte lo è certamente, ma, come emerge dal proseguio della lettera, è più dettata da fattori contingenti che non da una volontà politica.

Infatti Federolio ammette che “... disposizioni già in vigore ammettono, a certe condizioni (la cui sussistenza va accertata caso per caso) l'utilizzazione di metodi non ufficiali”

Lo studio legale Federolio ha infatti accertato che gli inquirenti possono avvalersi, per produrre in giudizio metodi non ufficiali, come quello del DNA, dell'articolo 189 del Codice di procedura penale e dell'articolo 108 del R.D. 1361/1926 Capo XIV.

Inoltre Federolio prende atto della volontà politica e governativa di una stretta sui controlli nel settore agroalimentare, anche attraverso la possibilità di utilizzo di metodi sperimentali.

Infatti il presidente Masturzo scrive “Non sorprende peraltro che la proposta di riforma della disciplina dei reati agroalimentari, nota come “riforma Caselli”, intende introdurre una norma che esplicitamente ammette tale utilizzazione.” Aggiungendo, subito dopo, che “...questa impostazione ha già suscitato critiche e perplessità.” Inoltre “E' a tutti evidente, d'altra parte, la ben maggiore riluttanza di Bruxelles rispetto al passato a contrapporsi alle iniziative adottate in materia dagli Stati membri.”

In conclusione, per l'ennesima volta, Federolio gioca in difesa.

Da una parte, visto l'evolvere degli eventi, deve ammettere che i metodi non ufficiali sono utilizzabili, un fatto ormai acclarato da qualche anno per pirofeofitine e 1-2 digliceridi e da qualche settimana per il DNA.

Deve poi ammettere che vi è ormai una volontà politica evidente di una maggiore stretta sui controlli e sulla trasparenza in campo agroalimentare, anche implementando una nuova serie di regole (riforma Caselli) che vogliono scoprire e punire in maniera più severa comportamenti illeciti.

Federolio ammette implicitamente che, rispetto a tale tendenza, non potrà far altro che rallentare tale processo: in sede di interprofessione per quanto riguarda i metodi non ufficiali, e, grazie a qualche asse con Bruxelles, la riforma dei reati agroalimentari.

Le carte sono sul tavolo e non mi stupirebbe, per il prossimo futuro, se si aprisse una querelle simile a quella avuta, qualche anno fa, sugli alchil esteri, magari con la formazione di Comitati no DNA e lettere, più o meno anonime, che partono dall'Italia alla volta della Commissione europea per bloccare questo o quel provvedimento.

Come detto già in altre circostanze, a titolo squisitamente personale, avrei preferito una Federolio più coraggiosa che, anziché prepararsi a erigere dighe che sa che crolleranno prima o poi, provasse a cavalcare la lunga onda che ormai è giunta anche sulle sponde dell'Italia olivicolo-olearia.

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