L'arca olearia
Com'è iniziata la campagna? Da nord a sud l'impressione al femminile sul nuovo olio extra vergine d'oliva
Un volo sull'Italia olivicolo-olearia in queste prime settimane di raccolta con alcune frantoiane di Pandolea. Dalla Sicilia alla Liguria, le prime valutazioni su quantità e qualità della nuova produzione con particolare attenzione alle rese. E sul fronte prezzi?
06 novembre 2015 | Alberto Grimelli
E' troppo presto per fare bilanci e capire se le aspettative della vigilia sulla nuova campagna olearia si sono concretizzate.
Mancano ancora i numeri a confortarci, sebbene la raccolta sia iniziata presto in tutte le regioni. Un po' la maturazione anticipata delle olive e un po' la preoccupazione che i frutti di un anno di intenso lavoro, dopo l'esperienza della scorsa campagna, caschino facendo perdere prezioso olio.
Già ai primi di novembre, quindi, si può considerare che la campagna olearia sia in pieno fermento. Difficile, però, trovare operatori pronti ad esporsi. La dichiarazione più frequente è: siamo ottimisti ma c'è ancora molto da macinare.
Così abbiamo voluto affidarci alla sensibilità femminile di alcune frantoiane di Pandolea per capire come è iniziata questa campagna olearia che, dal punto di vista qualitativo, ve lo anticipiamo, appare ottima mentre più incerta appare sotto il profilo quantiativo.
Vediamo perchè.
In Liguria secondo Claretta Siccardi del Frantoio Benza è davvero “un'ottima annata”. Ottime produzioni e rese molto elevate, intorno al 20%. In Molise, invece, Marina Colonna ci conferma l'ottima previsione sulla quantità di olive ma sottolinea come le rese siano particolarmente basse, sotto al 10%. In Umbria, invece, secondo Flaminia De Luca dell'azienda San Lorenzo la quantità non è poi così abbondante, lievemente inferiore alla media degli ultimi anni, “ma non voglio nemmeno nominare lo scorso anno”. In media col passato, invece, la produzione di Mandranova, dove Silvia Bonsignore è ottimista dichiarando una quantità “poco superiore alla media”. Straordinario exploit produttivo invece per la calabrese Lucia Talotta del Frantoio Torchia con una produzione superiore alla media di un buon 20%. “Sensazioni positive” per Martina Montecchia in Abruzzo, molto contenta soprattutto per il ritorno alla produzione dell'amata cultivar Tortiglione.
Qualitativamente, come accennato, è un coro unanime sulla produzione: ottima. “Anche la Peranzana quest'anno ha dato un olio molto fruttato” ha sottolineato Marina Colonna. In Umbria sembra che le piogge stiano influenzando la produzione, con un “olio morbido” secondo le indicazioni di Flaminia De Luca. Oli armonici senza amari e piccanti esagerati anche in Abruzzo per Martina Montecchia. Preoccupata per i profumi “che non emergono ancora” è invece Silvia Bonsignore, ma soddisfatta dell'intensità di amaro e piccante. “Quest'anno abbiamo un olio molto fruttato e ricco di polifenoli” commenta invece soddisfatta Claretta Siccardi. Anche in Calabria vi è soddisfazione sulla qualità, “stiamo producendo oli con acidità di 0,2-0,3 e la Carolea ci sta regalando soddisfazioni: fruttato medio e un predominio del piccante sull'amaro.”
Molta diversità, invece, sulle rese che, in media, paiono più basse della media ma con notevole differenza da regione a regione.
Si va infatti da quelle sotto al 10% del Molise, per passare all'11-12% dell'Abruzzo, a poco più del 12% in Umbria, al 14-15% in Sicilia, fino al 15-16% della Calabria (“ma si era partiti dal 12% a settembre” confida Lucia Torchia) e al 20% della Liguria.
Nel complesso, per l'Italia olearia, c'è da ben sperare, anche se sul fronte prezzi annotiamo il brusco e inatteso calo delle quotazioni sulla piazza di Bari che ha portato l'extra vergine italiano allo stesso livello di quello di altri paesi europei, Spagna e Grecia in primis. Si tratta certamente di un'anomalia, visto che l'extra vergine di oliva italiano ha sempre spuntato un premio di prezzo di almeno 50 centesimi al chilo rispetto a quello spagnolo.
Pura speculazione o c'è dell'altro? Buyer e importatori stanno chiedendo, a fronte di una campagna olearia “normale” in Italia, un ridimensionamento dei listini e qualche commerciante e imbottigliatore sta già pensando, per pareggiare le eventuali perdite patite lo scorso anno o per guadagnare quote di mercato sui concorrenti, di spingere le quotazioni dell'olio italiano al ribasso, così acquisendo un vantaggio competitivo a livello commerciale. Certamente quotazioni di 3,75 euro/kg non sono compatibili con le prospettive, a livello quali-quantitativo, dell'Italia olivicolo-olearia.
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