L'arca olearia

I frantoiani devono recuperare la voglia di innovare

La forza dell'Italia è stata sempre quella di essere un passo avanti. “La tecnologia per rimanere leader è una realtà” spiega Domenico Fazio di Alfa Laval. “Con i Psr di prossima uscita pronti a tornare a investire” ribatte Piero Gonnelli, presidente Aifo. Il 12 e 13 giugno a Matera lo sguardo al futuro

05 giugno 2015 | Alberto Grimelli

Elementi di speranza e un realismo pessimista. Nel settore olivicolo-oleario, provato dalla brutta campagna, questi stati d'animo si alternano paurosamente.

E' questa la ragione per cui i segnali che giungono dagli operatori, ancor prima delle associazioni di categoria, sono discordanti.

Un momento di riflessione, scevro dalle emozioni dell'annata, si potrà avere il 12 e 13 giugno prossimo a Matera, in occasione dell'assemblea dei frantoiani di Aifo. Sarà un momento importante, che darà la percezione dello stato di salute del mondo olivicolo italiano e delle prospettive.

L'Italia, a partire da ottobre, proverà a correre oppure si troverà nuovamente con i piedi nell'argilla?

Intorno al nostro Paese, molti si stanno muovendo. La crisi ha cambiato non solo le carte ma anche il tavolo di gioco. E' entrata la Cina, con l'acquisizione di Salov. Tunisia e Turchia, ma anche Marocco e Algeria, per non parlare del sud America stanno facendo notevoli investimenti in olivicoltura. Solo la Spagna, pur col passo affaticato, mostra di voler stare al passo. La scelta di voler essere la regina dell'extra vergine commodity, quello standard, non le rende certo la vita facile.

L'Italia, dopo l'entusiasmo degli anni 2000, si è seduta. La pessima passata campagna olearia ha però tolto la sedia, di colpo e senza preavviso, a tanti operatori, convinti di un'immutabilità granitica del settore.

Il 12 giugno, a Matera, nel corso di un incontro aperto a tutti, si parlerà di innovazione e degli strumenti tecnologici che vengono messi a disposizione dei frantoiani per elevare la qualità. Strumenti che, però, saranno a disposizione di tutte le altre nazioni olivicole. “Non è completamente vero – replica Domenico Fazio di Alfa Laval – si tratta di strumenti tecnologici per chi vuole fare eccellenza, differenziandosi rispetto all'olio commodity. Certo, queste innovazioni potranno interessare anche qualche produttore sudafricano, californiano, spagnolo o portoghese ma è soprattutto all'Italia che ci rivolgiamo.”

Ma i frantoiani sono pronti a investire di nuovo in tecnologia e innovazione? “Non c'è altra strada – afferma Piero Gonnelli, presidente di Aifo – o si investe o si muore. Lo sanno bene i frantoiani, che sono imprenditori. Le ultime annate, senza eccezioni, hanno abbassato margini e ridotto gli spazi per gli investimenti. Credo che con i Psr di prossima uscita siano pronti a tornare a investire.”

L'attenzione è tutta rivolta al miglioramento della qualità del prodotto. Costi di 4-5 euro al quintale degli spagnoli o di 2 euro al quintale del nord Africa sono irraggiungibili? “Ad eccezione di qualche zona in Italia, credo che non sia pensabile una strategia di competizione di costo – risponde Domenico Fazio – l'Italia deve fare quello che ha sempre fatto bene, innovare per stare sempre un passo avanti. La tecnologia per rimanere leader è una realtà. Tecnologia non solo per permettere di estrarre il meglio dall'oliva, in termini di profumi e sapori. Non ci può essere alta qualità senza attenzione all'ambiente. Gestire i sottoprodotti in maniera sostenibile, a costi ragionevoli e inferiori a quelli di smaltimento in campo, è possibile.”

Sottoprodotti: sansa e acque di vegetazione. Croce e delizia dei frantoiani. “Lo sono stati per molto tempo – ribatte Piero Gonnelli – ma ora non più. Le acque di vegetazione possono essere gestite in maniera ecocompatibile dappertutto grazie alla tecnologia. La sansa, tra utilizzo nei biodigestori e nocciolino, può divenire una fonte di reddito importante. Come associazione ci opporremo strenuamente a un salto indietro nel tempo. Non possiamo tornare all'epoca in cui sansa e acque di vegetazione erano rifiuti. Grazie al progresso e all'innovazione abbiamo imparato che dai sottoprodotti di frantoio è possibile anche guadagnarci, non solo rimetterci come successo in passato.”

Il 12 e 13 giugno a Matera l'Italia dell'olio d'oliva guarda al futuro, cercando di ricominciare a correre dopo troppi anni di stasi. Un momento di informazione, con la presentazione delle ricerche dell'Università di Perugia sull'utilizzo del freddo in gramolazione, dell'Università di Bari a proposito dell'utilizzo degli ultrasuoni e dell'Università di Firenze sulla gestione delle acque reflue. Spazio anche alla discussione e al dibattito.

Il 12 e 13 giugno si capirà cosa vorranno fare i frantoiani italiani da grandi.

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