L'arca olearia
Tutto come prima nel mondo dell'olio di oliva. Il cambiamento? Chiacchiere da convegno
Cronaca di un'audizione alla Commissione agricoltura della Camera dei Deputati: la breve riunione si è svolta secondo un canovaccio preordinato: divisione tra somme destinate al piano olivicolo e quelle da destinarsi alla Xylella ed encomio dell’unità della filiera
22 maggio 2015 | Giampaolo Sodano
Mercoledì a Roma c’era un bel sole e un’arietta frizzante avvolgeva i palazzi del centro storico.
Alle 14, puntualmente, mi sono recato a Montecitorio per assolvere al mio dovere di partecipare, come direttore di Aifo, all’audizione della commissione agricoltura della camera dei deputati.
L’oggetto della convocazione, a firma del Presidente della XIII Commissione on. Luca Sani, recitava “nell’ambito dell’esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 5 maggio 2015, n. 51, recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi, di sostegno alle imprese agricole colpite da recenti di carattere eccezionale e di razionalizzazione delle strutture ministeriali (C. 3104 Governo) l'Ufficio di Presidenza della Commissione ha convenuto sull'opportunità di acquisire un parere su tutte le questioni contenute nel provvedimento ed, in modo particolare, sulla riorganizzazione degli enti o su aspetti non contenuti all'interno dell'articolato che riguardano il tema”.
Mi ero preparato, dopo aver consultato gli atti, confrontandomi con l’amico Mario Pacelli, responsabile dell’Ufficio studi della nostra associazione, ma soprattutto veterano delle aule parlamentari, con il Presidente dell’Associazione dei frantoiani di Puglia e con i più diretti interessati, gli imprenditori del Salento investiti della calamità Xylella.
Avevo puntualmente raccolto idee e proposte da cui mi era stato facile trarre un testo da sottoporre alla commissione parlamentare: “Punto 1- Oltre a contributi in conto capitale dovrebbe essere prevista anche la possibilità di optare per mutui garantiti dallo Stato con l’accollo dello Stato stesso degli interessi per 10 anni rimborsabili a partire dal quinto anno fino ad un ammontare tale da assorbire per gli interessi l’intero contributo. Le misure dovrebbero essere estese alle aziende di trasformazione delle olive, aventi sede nelle zone colpite, concedendo loro la stessa possibilità di richiedere il contributo in conto capitale o il mutuo qualora l’impresa dimostri una notevole diminuzione del fatturato nel 2015. Il contributo andrebbe in ogni caso previsto a favore delle aziende agricole che intendono attuare un programma di profilassi preventiva contro la xylella ed analoghi eventi dannosi. Punto 2- E’ necessario prevedere che se la Regione non procede alla perimetrazione delle zone colpite da calamità naturali entro 6 mesi tale attività viene garantita dallo Stato. Qualora la calamità consegua alla xilella, la perimetrazione delle zone colpite è quella già eseguita dal commissario straordinario, recepita ed eventualmente integrata per ricomprendere i frantoi oleari in una deliberazione della giunta regionale. Inoltre i soggetti che hanno diritto al contributo del fondo (compresi i frantoi oleari) dovrebbero poter richiedere una anticipazione pari al 20% del danno stimato ed autocertificato, dopo un accertamento di massima da parte della regione stessa dei requisiti richiesti”.
Al Punto 3 avevo richiamato le proposte che la nostra associazione aveva formulato in occasione della riunione del tavolo olivicolo-oleario convocato a via XX settembre dal Ministro Martina lo scorso febbraio soprattutto in relazione al tema centrale dell’aumento della produzione olivicola ribadendo che l’unica soluzione era quella di destinare vaste aree del nostro territorio a nuove colture olivicole. Cosa assolutamente possibile attraverso “l’acquisto di terreni agricoli di proprietà dello Stato, compresi quelli di proprietà delle Regioni e degli enti locali, supportati da adeguati finanziamenti attraverso l'ISA, come avvenuto di recente per società in difficoltà operante nel settore oleario (vedi Olio Dante), sia sotto forma di partecipazione al capitale societario sia mediante garanzie sui mutui contratti per l'avviamento dell'impresa. In questo quadro l’Aifo ritiene che il diritto di prelazione, per l'acquisto dei terreni, possa essere convenientemente esteso a cooperative e consorzi di imprese che già operano nel settore olivicolo-oleario. In particolare un ulteriore prelazione dovrebbe poter essere esercitata qualora il soggetto acquirente si impegna ad utilizzare il bene acquistato per una olivicoltura programmata in grado di garantire la redditività degli impianti arborei anche attraverso l'attività di trasformazione e commercializzazione. A questa linea dovrebbero poi uniformarsi le Regioni nella predisposizione dei nuovi Piani di Sviluppo Rurale garantendo spazi sufficienti per lo sviluppo dell'olivicoltura e l’ammodernamento delle aziende di trasformazione”.
Infine per quanto riguardava il problema degli interventi in relazione alla calamità della Xylella riproponevamo le richieste già formulate alla commissione agricoltura del Senato in occasione dell’esame del ddl 1728, che Aifo ritiene tuttora valide, per una normazione che superi la contingenza anche attraverso lo stanziamento di somme esclusivamente destinate a questo fenomeno e alle attività aziendali preventive.
Nell’intervento ho fatto un esempio concreto: nel Lazio ci sono 7000 ettari di proprietà pubblica. Si potrebbero dare in affitto a consorzi di imprenditori oleari, piantare 3-4 milioni di ulivi e nel giro di 6-8 anni produrre 100.000 quintali di olio con un reddito garantito dalla vendita a mense scolastiche e ospedaliere.
Confesso: non credo di aver ottenuto una grande audience.
La breve riunione si è svolta secondo un canovaccio preordinato: divisione tra somme destinate al piano olivicolo e quelle da destinarsi alla Xylella ed encomio dell’unità della filiera.
L’impressione che ne ho tratto è che sia prevalsa il noto detto di eduardiana memoria “adda passà a nuttata”, nel senso che la crisi è passata perchè la fioritura è meravigliosa, in Italia come in Spagna, e quindi tutti felici festeggeranno il traguardo delle 400.000 tonnellate e il prezzo dell’olio tornerà ai vecchi tempi per la gioia degli industriali (e dei sansifici. Vedi decreto del ministro Guidi) mentre a chi coltiva gli ulivi si daranno una manciata di soldi pubblici al posto del giusto prezzo delle olive. E l’aumento della produzione? E i frantoi artigiani? E i diritti dei consumatori? Chiacchiere da convegno mentre sugli scaffali continua, come se nulla fosse accaduto, la sagra dei gadget: Farchioni o Arioli o Coricelli o Colavita, l’un per l’altro a 3 euro e spicci.
PS – Nel corridoio della commissione ho sentito qualcuno dire “ma Renzi non doveva cambiare l’Italia?”
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23 maggio 2015 ore 09:21sperare che Renzi possa assurgere a cambiatore e solutore è come provare a trovare un italiano che di fronte a un microfono chieda scusa di un errore. La battaglia va fatta "da soli", senza stati assistenzialisti ma con l'orgoglio di fare davvero rete! Ma fare rete in Italia è una "bestemmia" siamo tutti amanti dell'individualismo più sfrenato e dei diritti acquisiti, non sappiamo proprio guardare al futuro, perchè ciascuno di noi è convinto solo della propria ragione. Risultato: c'è così tanta ragione in giro che manca la ragionevolezza! Cominciamo con cambiare il nome all'olio extravergine d'oliva in "spremuta di olive" e gli altri oli: olio rettificato di olive, olio rettificato di sansa di olive e olio di olive per lumi e lampade, apriamo un dibattito su ciò, utilizziamo l'Expo per indagare ciò! Ieri 22/5 era la giornata mondiale della biodiversità, come l'abbiamo utilizzata? La terra è stanca di uomini distratti, che non la amano e non la accarezzano! Di politici che non hanno mai vangato l'orto di casa! Di "imprese" agricole che la violentano ogni giorno con il mito del profitto! Senza sorriso non c'è sviluppo.