L'arca olearia
Senza l'olio d'oliva artigianale l'Italia sarebbe un paese peggiore. Parola di Conad
Solo poche settimane fa Conad proponeva extra vergini a meno di tre euro al litro e ora esalta il ruolo dell'impresa frantoio come baluardo da extra vergini che arrivano sul nostro mercato “magari dopo una “ritoccatina” sapiente”. Olio di oliva civetta ed extra vergine di eccellenza possono condividere gli stessi spazi ma non la stessa comunicazione
30 gennaio 2015 | Alberto Grimelli
La Grande Distribuzione non fa politica, fa affari, quindi propone sullo stesso scaffale l'olio De Santis o Farchioni a 2,63 e 2,38 euro/litro (promozioni di qualche settimana fa: La qualità non vende e anche il prezzo dell'olio di oliva scende pericolosamente) e ora extra vergini artigianali, pure scontati, a 8,31 e 15,84 euro/litro (vedi Prodotti del Territorio – Speciale Lazio).
Ci sono consumatori che per l'olio voglio spendere poco o nulla.
Ci sono consumatori alla ricerca di sapori e profumi tipici e ricercati.
Entrambi frequentano i supermercati e i punti vendita offrono i prodotti adatti ad entrambe le tipologie dei propri clienti.
Certo, vederli sullo stesso scaffale può fare un po' impressione e lasciare perplessi i disinformati. In fondo che differenza c'è, in entrambi i casi è olio extra vergine di oliva.
E no! Cambia tutto e lo sa Conad per prima.
A prodotti diversi corrispondono anche politiche di comunicazione diverse.
L'olio extra vergine industriale non ha bisogno di presentazioni o preamboli. Il 70% e più è venduto in offerta. E allora che sia il prezzo a parlare, ancor prima del marchio. Lo sconto è quindi stampato a caratteri cubitali sul volantino. E' questo elemento ad attrarre. E' un prodotto civetta, nulla più.
L'olio extra vergine artigianale ha bisogno di una politica di comunicazione completamente diversa. Una pubblicazione dedicata ai prodotti tipici e di qualità, dove trovare le eccellenze legate al territorio, dove illustrare le caratteristiche di quanto si vende. Una comunicazione meno strillata e più ragionata. Non è un caso se Conad sottotitola la pubblicazione con “Espressioni della cultura del nostro Lazio”. Si possono fare degli sconti, ma solo per dare il senso della convenienza.
Ma come spiegare al consumatore l'importante salto di prezzo tra l'olio industriale e quello artigianale?
Leggiamo quanto ha scritto Conad: “per il consumatore non è facile capire la differenza tra un olio e l’altro in base alle indicazioni molto sommarie contenute in etichetta, anche se l’indicazione della produzione e dell’imbottigliamento da parte di un’impresa artigiana dovrebbe essere un indicatore sufficiente per orientare la scelta.”
Il frantoio è quindi garante del prodotto. Dietro un'impresa artigiana c'è un artigiano, quindi una persona. Il garante non sono solo bollini, certificati, attestati ma persone.
Ma perchè scegliere un olio artigianale invece di uno industriale? “La permanenza sul mercato delle imprese artigiane olearie è condizione essenziale tra l’altro affinché le olive prodotte in Italia continuino ad avere un prezzo remunerativo per gli agricoltori, non schiacciati dalla minaccia di approvvigionamento dell’olio in altri paesi ed immessi sul mercato nazionale, magari dopo una “ritoccatina” sapiente. È un pericolo che è opportuno evitare: l’Italia senza gli ulivi e senza i frantoi, che ne sono il necessario completamento, sarebbe un altro paese, certamente non migliore (e non solo sotto il profilo paesaggistico) di quello attuale.”
Un po' di orgoglio nazionalistico, un po' di tutela del patrimonio italiano, un po' di paura di “ritoccatine” quando il prodotto viene dall'estero. Elementi di differenziazione e di qualità che identificano il prodotto artigiano secondo un'importante catena della Grande Distribuzione.
Non è tutto ma è un buon punto di partenza.
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16 gennaio 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli
Sergio Enrietta
31 gennaio 2015 ore 23:27Concordo ampiamente, è di buon auspicio per l'annata nuova.
Sarebbe bello saper accettare le differenze anche considerevoli, senza schieramenti da fazioni intolleranti e fondamentaliste.
Sarà il cliente che potendo scegliere decreterà dove sta la bottiglia giusta per le sue papille e perché no, anche per le proprie finanze.