L'arca olearia
Quanto le piogge estive hanno rovinato la qualità dell'olio d'oliva?
Le analisi dei campioni di olio toscano a cura del laboratorio di ricerca CDR mettono in evidenza l’anomalia della campagna olearia di quest’anno. E danno uno spunto per uno studio sulla piovosità dei mesi estivi
05 dicembre 2014 | Ornella Lenzi
Il laboratorio di ricerca CDR ha eseguito, come ogni anno, le analisi di alcuni campioni di olio di oliva dell’area Toscana. Le analisi, come sempre effettuate con OxiTester, il sistema di analisi rapido per olio sviluppato e prodotto da CDR, rispecchiano le particolarità dell’ annata 2014.
Come noto, la campagna olearia di quest’anno è stata caratterizzata da molte difficoltà. La scarsa produzione, un’ anomala stagione estiva e l’elevata vulnerabilità delle piante a malattie e parassiti, prima fra tutti la mosca dell’olivo, hanno causato grandi problemi agli agricoltori e ciò si è ripercosso sulla qualità e la quantità di olio di oliva.
Indagine e dati
Lo scenario che emerge da questa indagine analitica è allarmante: acidità altissime, valori di perossidi ben sopra la media e polifenoli molto bassi. In generale, i valori dei tre parametri fondamentali per il controllo di qualità di un olio di oliva, soprattutto se appena franto o fresco, sono stati molto scarsi. Per quanto riguarda le acidità, i valori sono stati molto alti. Inoltre non è stato possibile attribuire l’ indice di qualità “molto alta” a nessuno dei campioni di olio extravergine analizzati. Per di più circa la metà dei campioni sono risultati oli vergini e lampanti.
Il valore dei perossidi è stato il dato meno drammatico (da un minimo di 3,09 ed un massimo di 20,37).
Il dato dei polifenoli si è molto abbassato in media rispetto agli anni precedenti. Ciò vuole dire che anche gli oli che rientrano nella categoria migliore hanno un basso contenuto di polifenoli e quindi non hanno i profumi ed i sapori tipici dell’olio nuovo di ottima qualità.
Le piogge estive
Proprio i dati dei polifenoli hanno originato l’approfondimento, sempre curato dal laboratorio CDR, che studia le cause del drastico abbassamento della media di questo parametrio di qualità nell’olio 2014. Uno studio che mette a confronto i dati dei polifenoli e la piovosità delle stagioni estive degli scorsi anni.
E’ ben noto quanto siano importanti per le attività agricole, tra queste anche l’olivicoltura, la variazione meteorologica e le precipitazioni. Ad esse si legano diverse variabili come la sanità delle piante, la fioritura, la produttività, le malattie ed i conseguenti trattamenti sanitari.
Prendendo quindi come parametro rappresentativo di questa variabilità meteorologica le precipitazioni dei mesi estivi luglio ed agosto, si è messa in relazione con la media del valore dei polifenoli di quattro diverse annate, 2014 compreso. Nella tabella successiva sono riportati i dati ordinati per anno.

* Dati pluviometrici del Servizio Idrologico Regionale della Toscana
Dalla tabella si nota subito che all’aumentare delle piogge il valore della media dei polifenoli dei campioni analizzati diminuisce. Tra i due dati sembra esistere una certa correlazione.
Considerando il fatto che sia in corso una tendenza all’incremento di fenomeni climatici piovosi, diventa sempre più importante effettuare le analisi degli oli direttamente in frantoio come mezzo di controllo e gestione delle partite di prodotto e della loro classificazione. Anche la disponibilità in frantoio di strumenti affidabili per il controllo analitico e rapido della qualità delle varie partite prodotte diventa particolarmente rilevante.
Altri grafici e lo studio completo si trovano al seguente link.
Considerazioni su una annata particolare
La scarsità della qualità e della quantità della produzione di quest’anno, testata a campione attraverso l’indagine sull’olio toscano del laboratorio R&D di CDR, fa sorgere alcuni dubbi: cosa hanno fatto o faranno i produttori di olio che non rientra nella categoria di extravergine? Gli oli che hanno acidità bassa, grazie ai trattamenti sanitari eseguiti sulle piante, potrebbero avere residui di insetticidi? Dobbiamo aspettarci un’intensificazione delle frodi?
In un tale clima di incertezza è sempre il controllo analitico lo strumento più valido per monitorare la qualità dell’olio ed evitare sorprese durante le fasi di produzione, stoccaggio e classificazione.
Le analisi chimiche, affidabili e rapide, accertano la qualità del prodotto oltre che la qualità del lavoro svolto in frantoio. Sono tanto più utili quanto più l’annata è critica e particolare: in questo caso infatti i controllo di qualità, tempestivi ed accurati, si intensificano ed acquistano un valore particolare.
E’ possibile leggere lo studio completo ed i dati sull’olio toscano 2014 sul nostro sito: “La qualità dell’olio toscano stagione 2014: annata da dimenticare”, a cura di Simone Pucci, Responsabile del Laboratorio Ricerca e Sviluppo di CDR.
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