L'arca olearia
E se l'affaire Xylella si rivelasse un'occasione di speculazione edilizia?
Nelle linee guida per il contenimento di Xylella fastidiosa, pubblicate dalla Regione Puglia, prevista l'obbligatorietà dell'estirpazione delle piante infette. E per indennizzare gli olivicoltori si pensa a concessioni edilizie
24 luglio 2014 | Alberto Grimelli
Dopo l'allarme dei mesi autunnali del 2013 e le notizie delle prime estirpazioni forzate, nonché l'intervento della magistratura, ecco che l'affaire Xylella fastidiosa torna alla ribalta dopo l'emanazione, da parte della Regione Puglia, di “Linee guida per il contenimento di Xylella fastidiosa”.
Si tratta di un report particolarmente interessante perchè, oltre al famigerato batterio, cita come agenti patogeni anche Zeuzera pyrina, ovvero il rodilegno giallo, e due funghi (Phaeoacremonium e Phaeomoniella spp.) quali agenti patogeni responsabili del Co.di.ro, ovvero della sindrome di disseccamento rapido dell'olivo.
Visto che, ragionevolmente, è lecito pensare che l'abbandono di intere olivete abbia aumentato la recrudescenza di certe patologie e infezioni, è quantomeno singolare che, nelle strategie politiche di intervento, non si citi mai la possibilità di recupero proprio di queste olivete che diventeranno focolai permanenti. Le pur buone indicazioni agronomiche per la limitazione del contagio e della diffusione della malattia risulteranno purtroppo di scarsa efficacia se non accompagnate da adeguata politica olivicola.
Non sembra, invece, si sia andati oltre la dovuta logica emergenziale che prevede, come si legge a pagina 33, l'obbligo di estirpazione delle piante infette. E nei focolai puntiformi è prevista “l’identificazione delle piante infette viene effettuata ufficialmente dalla Regione Puglia e, a seguito di istruttoria amministrativa con atto finale di ingiunzione di abbattimento, la stessa Regione provvede all’abbattimento delle piante e alla bruciatura o trinciatura della parti infette, che possono determinare eventuale diffusione del batterio. Saranno, inoltre attuate, in base a specifiche situazioni dell’area interessata ulteriori interventi da parte della Regione o dei singoli proprietari/conduttori.”
Potrebbe poi avere il sapore di beffa la prescrizione indicata a pagine 36: “Inoltre, la facoltà, prevista dall’art. 3 del DDL 475/45, di imporre ai proprietari o conduttori dei fondi olivetati, l’obbligo di impiantare altrettanti alberi di olivo in luogo diverso da quello da abbattere, deve essere sempre esercitata, salvo casi particolari che impediscano il reimpianto e che, comunque, devono essere precisati e motivati nel decreto di autorizzazione.”
Oltre all'estirpazione di olivi che possono essere fonte di sussistenza per delle famiglie, oltre che patrimonio affettivo e paesaggistico, si prevede quindi che le stesse debbano piantare, a proprie spese, olivi “in luogo diverso”.
E' noto, invece, che la giurisprudenza indica che l'esproprio per pubblica utilità, che presenta forti analogie con il caso di abbattimenti coattivi, debba essere indennizzato. I fondi finora messi a disposizione per l'ìaffaire Xylella sono stati spesi in attività di ricerca e monitoraggio che sono oggetto di approfondimento da parte della magistratura. Improbabile che il governo, o Bruxelles, stanzino i fondi necessari. Impossibile trovare, nel bilancio regionale, tutti questi soldi.
Ecco così spuntare l'ipotesi, specie per le aree rosse e a forte vocazione turistica come Gallipoli, di un indennizzo sotto forma di possibilità edificatoria, aumento dei coefficienti di costruzione e/o permessi di costruire. Chissà che non venga presentata presto in Consiglio regionale una legge speciale su Xylella fastidiosa che contempli, in uno dei suoi articoli, questa possibilità. L'augurio e l'auspicio, al contrario, è che queste voci di corridoio vengano seccamente smentite.
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ivano gioffreda
25 luglio 2014 ore 09:49Strano, avevamo fatto approvare all'ordine del giorno regionale un documento che impegnasse la regione a bloccare tutti i progetti edilizi in corso.