L'arca olearia
Gramolare... ma quanto gramolare? Occorre infatti sempre la giusta quantità di ossigeno
Uno studio sperimentale dell’Università di Bari e Foggia ha consentito di individuare il consumo di ossigeno in fase di gramolazione e di stabilirne la dose ottimale necessaria per la produzione di olio extra vergine di oliva di qualità. Lo studio ha permesso di definire un nuovo disegno di macchina gramolatrice
14 marzo 2014 | Antonia Tamborrino
La fase di gramolazione del processo di estrazione dell'olio extra vergine di oliva ha guadagnato una crescente attenzione negli ultimi anni; è infatti considerata un passaggio fondamentale in grado di modificare significativamente l’efficienza dell’impianto e la qualità dell'olio extra vergine di oliva. Le condizioni di gramolazione scelte e le caratteristiche costruttive della macchina utilizzata, sono in grado di influenzare una serie di fenomeni fisico-chimici e biochimici responsabili della resa di estrazione e del passaggio nell’olio di componenti minori che ne delineano la qualità nutrizionale e sensoriale.
La ricerca scientifica si è ampiamente espressa nella individuazione del profilo tempo-temperatura ottimale durante la gramolazione: una temperatura compresa tra 25 e 30 °C e un tempo di gramolazione non superiore a 50 minuti definiscono il miglior compromesso tra resa e qualità. Recentemente l’attenzione dei ricercatori è stata rivolta allo studio dell’influenza della composizione gassosa dello spazio di testa della gramola sulla qualità dell’olio. I primi studi hanno evidenziato il ruolo svolto dall’ossigeno nel promuovere una serie di reazioni ossidative necessarie per la formazione di un gran numero di composti chimici responsabili di diverse sensazioni odorose positive dell’olio, ma anche implicate nella ossidazione della componente polifenolica, oltre al ruolo indispensabile dell’ossigeno nelle reazioni enzimatiche che garantiscono la resa di estrazione. E’ sorta, dunque la necessità di definire un nuovo parametro da controllare in fase di gramolazione: la disponibilità di ossigeno.
La definizione
della quantità di ossigeno ottimale in gramolazione, richiede l’utilizzo di un sistema specifico ed attrezzato per il controllo della concentrazione di ossigeno disponibile in fase di gramolazione. A tale proposito, i ricercatori in Meccanica Agraria del Dip. DISAAT dell’Università di Bari e del Dip. SAFE dell’Università di Foggia, coordinati rispettivamente dalla Dott.ssa Antonia Tamborrino e dal Prof. Alessandro Leone, hanno progettato, realizzato e messo a punto un impianto pilota di gramola su scala industriale equipaggiato con un sistema per il monitoraggio e il controllo dei parametri di gramolazione e in particolare del parametro concentrazione di ossigeno. Nello specifico l’impianto sperimentale è stato dotato di un micro-ossigenatore automatico che ha permesso di iniettare dosi note di ossigeno direttamente nella pasta in gramolazione e di due sensori, opportunamente scelti, per il monitoraggio continuo e in tempo reale della concentrazione di ossigeno presente sia in pasta che nello spazio di testa della gramola.
L’impianto pilota è stato installato in una linea di lavorazione industriale con l’obiettivo di studiare diversi livelli di concentrazione di ossigeno in gramola e valutare le rese di estrazione e la qualità finale dell’olio. Le differenti concentrazioni hanno previsto due condizioni estreme caratterizzate, una dalla minima presenza di ossigeno, garantita da un’atmosfera inerte e l’altra dalla massima presenza di ossigeno ottenuta con la gramola aperta, ancora oggi usata nella maggior parte dei frantoi. Inoltre, dosando opportunamente l’ossigeno in gramola sono state studiate le concentrazioni di ossigenazione intermedie. La ricerca è stata condotta in tre successive campagne olearie su due diverse varietà italiane (Coratina e Peranzana).
L’apparato sperimentale messo a punto ha permesso di valutare gli andamenti dell’ossigeno nello spazio di testa ed in pasta e di giungere alla determinazione del bilancio di massa reale dell’ossigeno, fino alla individuazione della quantità di ossigeno effettivamente consumata per chilogrammo di pasta olearia in gramolazione nelle differenti condizioni studiate. I risultati hanno permesso di evidenziare che la quantità di ossigeno consumata dalla pasta è sempre proporzionale a quella disponibile in gramola, perciò una elevata disponibilità di ossigeno incrementa il consumo di ossigeno per kg di pasta gramolata.
I dati analitici raccolti nel corso della sperimentazione confermano che i fenomeni ossidativi a carico dei diversi substrati disponibili nella pasta di oliva in gramolazione, crescono con la disponibilità di ossigeno. Pertanto, l’ossigenazione non controllata ed eccessiva che si realizza nelle comuni gramole aperte è responsabile di un peggioramento della qualità dell’olio. I risultati hanno infatti evidenziato una significativa riduzione del contenuto in polifenoli e un aumento del valore del numero di perossidi negli oli ottenuti in questa condizione di gramolazione. L’assenza di barriere agli scambi gassosi con l’ambiente esterno favorisce, inoltre, la perdita di una parte consistente di composti volatili di neoformazione e responsabili dell’aroma dell’olio.
Ma anche la drastica riduzione di ossigeno che si impone gramolando in ambiente inerte, compromette lo svolgimento di gran parte delle trasformazioni implicate nella definizione del profilo sensoriale dell’olio extra vergine di oliva. Se da un lato l’assenza di ossigeno garantisce oli ricchi in sostanze antiossidanti dall’altro riduce drasticamente i composti responsabili delle note sensoriali dell'olio. La ridotta presenza di ossigeno in gramola comporta inoltre perdite significative in resa di estrazione a conferma dell’importante ruolo dell’ossigeno nelle attività degli enzimi lipolitici coinvolti nella rottura delle membrane lipolitiche e quindi negli incrementi di resa. Il dosaggio controllato di ossigeno in pasta ha permesso di ottenere i migliori risultati analitici, sia in termini di qualità dell’olio che di resa.
Correlando i risultati, qualitativi e di resa di estrazione con il consumo di ossigeno per kg di pasta nelle diverse condizioni di prova, è stato possibile stabilire la quantità ottimale di ossigeno consumato in fase di gramolazione che garantisce le migliori performance qualitative e quantitative. I ricercatori hanno individuato tale quantità fra i 55,4 e 77,9 mg di ossigeno per chilogrammo di pasta gramolata.
Questo dato rappresenta la puntuale definizione, dopo tempo e temperatura di gramolazione, del terzo parametro di gramolazione: la disponibilità di ossigeno per unità di pasta lavorata.
La sperimentazione ha consentito di trarre importanti considerazioni circa la definizione di nuovi parametri costruttivi della macchina gramolatrice. Affinché sia garantito l’apporto di tale quantità di ossigeno per kg di pasta gramolata è necessario dotare la macchina di una chiusura ermetica e di un opportuno volume di spazio di testa libero; tale volume è stato stimato pari a circa il 25% del volume totale della macchina gramolatrice.
L'industria dell’estrazione dell'olio di oliva è un settore in cui il processo di produzione si basa in larga misura sull'abilità e sull'esperienza dell'operatore piuttosto che sull'utilizzo di una chiara comprensione scientifica del processo. Lo sforzo dei ricercatori è stato quello di proporre, alla luce dei risultati scientifici, soluzioni meccanico-impiantistiche semplici ed economiche che garantiscono la ottimale gestione dei parametri di gramolazione che influenzano direttamente le attività enzimatiche coinvolte nella definizione della qualità dell’olio extra vergine di oliva.
La ricerca è stata svolta insieme ai dott.ri Roberto Romaniello e Riccardo Zagaria del Dip. SAFE dell’Università di Foggia ed è pubblicata in versione completa sulla rivista internazionale di Meccanica agraria “Biosystem Engineering”.
Bibliografia
Leone, A, Romaniello R., Zagaria R. & Tamborrino A. (2014), Development of a prototype malaxer to investigate the influence of oxygen on extra-virgin olive oil quality and yield, to define a new design of machine, in Biosystem Engineering. Volume 118, PP. 95–104
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Biochar e agrivoltaico in oliveto, al via la nuova via per la decarbonizzazione
Dalla gestione dei residui olivicoli alla produzione energetica. L'olivo può contribuire ancor più alla sostenibilità del pianeta offrendo i seguenti benefici: mitigazione climatica, adattamento, produttività energetica e conservazione del suolo
04 aprile 2026 | 12:00
L'arca olearia
Nuove proteine vegetali per alimenti funzionali anche dalle foglie di olivo
Obiettivo trasformare materiali finora considerati residui di lavorazione, come le foglie di olivo, in ingredienti innovativi per l’alimentazione del futuro, con un duplice obiettivo: ridurre gli sprechi e sviluppare nuove soluzioni proteiche sostenibili
04 aprile 2026 | 09:00
L'arca olearia
Dormienza o quiescenza? L’approccio agronomico alla gestione della fioritura dell'olivo
Occorre sapere che le gemme dell'olivo non sono mai completamente spente ma regolate da fenomeni climatici e ormonali. Il freddo svolge soprattutto una funzione di regolazione dell’induzione fiorale
03 aprile 2026 | 16:00
L'arca olearia
Nutrizione fogliare e fertilizzanti organominerali nell’olivo: effetti sulla qualità del polline e sulla capacità di allegagione
Notevoli effetti sulla vitalità pollinica, cioè la quota di polline funzionalmente attivo. Tutti i trattamenti fertilizzanti hanno mostrato un effetto migliorativo, ma con differenze significative tra le formulazioni. La gestione della nutrizione deve essere letta anche come gestione della fertilità del fiore
03 aprile 2026 | 15:00
L'arca olearia
Verso una irrigazione di precisione dell’olivo sulla base di dendrometri, clima e architettura della pianta
Lo stato idrico dell'olivo in tempo reale non basta più. I dendrometri registrano le fluttuazioni micrometriche del diametro del tronco, restituendo informazioni dinamiche sull’equilibrio idrico e sulla crescita. Ma occorre integrare più strumenti e dati
03 aprile 2026 | 14:00
L'arca olearia
Sottoprodotti dell’olivo: da scarto a risorsa strategica per bioeconomia, agricoltura ed energia
Potature, foglie, sanse, acque di vegetazione e nocciolino rappresentano una filiera parallela ad alto valore aggiunto. Dalla valorizzazione agronomica ai bioprodotti, fino all’energia e ai composti bioattivi, i sottoprodotti dell’olivo stanno ridefinendo il concetto stesso di sostenibilità olivicola
03 aprile 2026 | 13:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati