L'arca olearia
Svendesi Deoleo, ex Sos Cuetara. Con poco più di 200 milioni di euro si acquisisce il pacchetto di controllo
Qualche anno fa solo l'acquisto del marchio Bertolli era costato quanto l'intero valore della società, valutato oggi da JP Morgan. Alla banca d'affari inglese si sono rivolti gli istituti di credito iberici che vogliono cedere il 33% del colosso oleario
13 luglio 2013 | Alberto Grimelli
Cercasi cordata disposta a scommettere sull'olio d'oliva.
Come spesso accaduto nel passato i primi rumors, poi sempre confermati, relativi a vendite e svendite nel settore oleario sono partiti in estate. Quella 2013 non fa eccezione e la notizia fa certamente molto rumore, anche se non è arrivata completamente inaspettata.
Le banche spagnole che avevano salvato Sos Cuetara, ora Deoleo, dalla gestione “allegra” dei fratelli Salazar ora vogliono disimpegnarsi, ritenendo concluso l'iter di consolidamento del gruppo e anche considerando l'elevata necessità di liquidità per l'economia spagnola.
E' quindi rimbalzata su tutte le agenzie, prima timidamente smentita, poi confermata la notizia che Bankia (18,2%) e Caixabank (5,2%) ma anche Unicaja, Kutxabank e Banco Mare Nostrum (in tutto il 9%) avrebbero unitariamente affidato alla banca d'affari inglese JP Morgan il compito di valutare, in vista di una vendita, il loro pacchetto azionario che, nell'insieme, sarebbe pari al 33% del colosso iberico dell'olio d'oliva.
E' noto, anche ai meno avvezzi a tali operazioni, che un pacchetto azionario del 33% rappresenta un asset di controllo della società.
Chi insomma acquisterà dalle banche iberiche gestirà Deoleo.
La partita è completamente aperta e, a questo punto, la scalata di Hojblanca a Deoleo si fa sempre più difficile, anche perchè sarà complicato per la coop spagnola trovare più di 200 milioni di euro per acquistare il pacchetto azionario in mano alle banche.
Il peso di Hojblanca si diluirebbe così molto nel nuovo assetto azionario e l'influenza che contava di esercitare potrebbe ridursi in realtà drasticamente, rendendo inutile la complicata operazione di ingresso nel capitale sociale che fu anche oggetto di pesanti critiche e osservazioni da parte dell'Antitrust iberico.
Ma quanto vale oggi il 33% di Deoleo? JP Morgan ancora non si sbilancia ufficialmente ma si parla di una cifra che oscillerebbe dai 210 ai 280 milioni di euro, ovvero poco più di un terzo di quanto pagò Deoleo per Bertolli.
Insomma con la stessa cifra allora spesa dai fratelli Salzars per acquisire Bertolli oggi si può quasi comprare l'intera società che comprende anche i marchi Carapelli, Sasso, Carbonell e molti altri.
Perchè tale prezzo speciale, quasi da saldi di fine stagione? Indubbiamente una spiegazione molto valida e plausibile sta nei conti societari chiusi, nel 2012, con una perdita di 246 milioni di euro e un indebitamento complessivo di 624 milioni di euro, secondo NewStatesman.
Una situazione certamente più florida rispetto a quando le banche spagnole furono costrette a intervenire, convertendo il loro debito in azioni della società. Allora Deoleo vantava debiti di 1,1-1,2 miliardi di euro che, quindi, sotto il nuovo managment, sono stati dimezzati, anche grazie alla cessione di divisioni non ritenute strategiche.
L'olio d'oliva è ancora un buon affare? Lo scopriremo probabilmente nelle prossime settimane quando cominceranno le prime manifestazioni di interesse e i primi abboccamenti per l'acquisto del pacchetto azionario oggi in mano alle banche.
Gli scenari possibili sono molteplici e c'è chi ventila anche una possibile spaccatura dell'unità delle banche con vendite separate dei vari pacchetti azionari. Un'ipotesi poco plausibile e che andrebbe contro l'interesse degli stessi istituti di credito che, uniti, potrebbero certamente spuntare prezzi superiori proprio in virtù del potere di controllo che darebbe al futuro azionista il 33% della società. E' però anche noto che, nell'attuale situazione, le banche possono essere influenzate molto dalla politica che avrebbe tutto l'interesse a mantenere in Spagna, ovvero sotto il controllo spagnolo, la gestione di Deoleo. L'olivicoltura iberica dà lavoro a migliaia di persone e rappresenta, oltre che un bacino di voti interessante, anche voce primaria di Pil per molte provincie.
E gli italiani? Per il momento sono alla finestra, da spettatori. Nessuna voce di interessi ufficiosi per il 33% di Deoleo. Neanche un accenno di possibilità di una cordata. La situazione può evolvere in fretta ma credit crunch e vendite in calo fanno temere che i marchi italiani resteranno in mani straniere.
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