L'arca olearia

Scegliere il giusto inerbimento dell'oliveto per evitare effetti indesiderati

L'inerbimento rappresenta una tecnica ecocompatibile di gestione del suolo ma la sua applicazione è condizionata da alcuni fattori, in primo luogo dalla competizione per le risorse idriche e nutrizionali con l'olivo. Attenzione anche alle condizoni pedoclimatiche

23 marzo 2013 | Giovanni Caruso

La moderna gestione dell'oliveto non può prescindere da una riduzione dell'impatto ambientale. In tal senso, una corretta gestione del terreno limita il depauperamento di questa risorsa non rinnovabile e, al tempo stesso, offre alcuni vantaggi pratici all'olivicoltore. Una tecnica di gestione del suolo ecocompatibile è rappresentata dall'inerbimento, che consiste nella copertura del terreno con un cotico erboso (vedi anche: Inerbire l'oliveto è una scelta lungimirante, TN 45 anno 10). La sua applicazione è, però, condizionata da alcuni fattori, in primo luogo dalla competizione idrica-nutrizionale con l'albero. Pertanto, la scelta del tipo di inerbimento da utilizzare deve essere effettuata ponendo particolare attenzione alle condizoni pedoclimatiche della zona in cui si opera.

In relazione alla superficie coperta, al tempo di permanenza nell'arco dell'anno e alla composizione floristica del prato, l'inerbimento si distingue in totale o parziale, permanente o temporaneo, naturale o artificiale. Attraverso la combinazione di queste tipologie di inerbimento è possibile ottenere coperture vegetali diverse, utilizzabili in ambienti geografici anche molto differenti.

L'inerbimento è totale quando tutto l'oliveto è inerbito, parziale quando questo interessa solo la zona dell'interfila. L'inerbimento parziale consiste, quindi, nel mantenere il cotico erboso solo sulle fasce di terreno soggette al calpestamento per facilitare la circolazione della macchine e per aumentare l'infiltrazione dell'acqua piovana ed evitare lo scorrimento superficiale. Quando l'inerbimento è parziale, il controllo della flora infestante sulla fila può essere effettuato tramite lavorazioni del terreno o mediante il diserbo chimico. Il diserbo chimico, tuttavia, nel lungo periodo può comportare dei problemi ecologici e di impatto ambientale.

La differenza tra l'inerbimento permanente e quello temporaneo consiste nel mantenere il suolo inerbito per tutto l'anno, nel primo caso, o solo nei periodi più umidi in cui non si manifestano fenomeni di competizione idrica tra il prato e l'olivo, nel secondo. L'inerbimento permanente viene gestito, a seconda della posizione geografica e del regime pluviometrico stagionale, con almeno due o tre sfalci del prato, nel corso dell'anno. Il primo sfalcio, da effettuare prima della ripresa vegetativa, consente di trinciare contemporaneamente anche i residui di potatura. Il secondo, o terzo, sfalcio viene effettuato in prossimità della raccolta in modo da consentire una migliore transitabilità delle macchine e degli operatori all'interno dell'oliveto. L'inerbimento temporaneo prevede la rimozione del prato nel periodo compreso tra l'inizio dell'attività vegetativa dell'olivo e la fine dell'estate. Ad inizio primavera si procede con la trinciatura del cotico erboso e dei residui di potatura lasciati sul terreno. Questo primo sfalcio limita drasticamente il fabbisogno idrico-nutrizionale del prato e, quindi, riduce la sua competitività in uno dei momenti più critici per l'olivo. Successivamente, in base alle condizioni pedoclimatiche della zona, si procede con una o due lavorazioni superficiali del suolo in tarda primavera e fine estate. Una buona copertura vegetale del suolo risulta molto utile nel periodo di raccolta perché consente la transitabilità nell'oliveto anche in caso di pioggia. Nel periodo autunnale ed invernale viene fatto sviluppare il cotico erboso in modo da poter beneficiare del suo effetto protettivo nei confronti dell'azione battente della pioggia e dei processi erosivi.

Nelle zone in cui la distribuzione delle piogge è pressochè uniforme durante tutto l'anno, o si dispone di un impianto di irrigazione, si può ricorre all'inerbimento totale e permanente. Invece, in condizioni di carenza idrica prolungata è opportuno ricorrere all'inerbimento parziale o temporaneo.

Infine, si parla di inerbimento naturale se costituito da specie spontanee, e artificiale o tecnico, se ottenuto dalla semina di singole specie o miscugli. Le differenze tra le due tipologie di inerbimento consistono principalmente nella velocità di copertura del suolo e nelle diverse esigenze idriche e nutrizionali del prato. La velocità di insediamento e di copertura di un prato artificiale è maggiore rispetto a quella di un prato naturale. Inoltre, in un prato costituito da flora spontanea, col tempo possono verificarsi dei fenomeni di selezione che portano al sopravvento di specie maggiormente esigenti per l'acqua e gli elementi nutritivi. Al contrario, con la semina di miscugli idonei è possibile ottenere un prato costituito da specie di taglia ridotta, con un ciclo vegetativo sfalsato rispetto a quello dell'olivo e con bassi fabbisogni idrici e nutrizionali, limitando quindi i fenomeni di competizione tra la copertura vegetale e l'albero. In generale, per l'inerbimento artificiale è consigliabile orientarsi sull'impiego di misculgi di 2-3 specie, che richiedono pochi interventi per la gestione. Il fattore che più condiziona la scelta delle specie, se non si dispone di un impianto di irrigazione, è la disponibilità idrica. Nelle aree più fertili e in terreni freschi si possono utilizzare alcune specie di graminacee come Poa pratensis, Lolium perenne e Festuca arundinacea. Un miscuglio adatto per gli ambienti del centro e nord Italia è quello costituito per il 70% da Lolium perenne e per il 30% da Poa pratensis. Lolium perenne ha un’elevata capacità di insediamento e una buona resistenza al calpestamento, Poa pratensis ha una crescita più lenta ma consente il mantenimento del prato artificiale per un periodo di tempo più lungo. Invece, negli ambienti centro-meridionali, caratterizzati da estati lunghe e siccitose, si può ricorrere all'uso di essenze erbacee che disseccano e si autodisseminano al sopraggiungere dei primi caldi intensi. Tali specie, come il Bromus catharticus e il Trifolium subterraneum compiono il loro ciclo durante il periodo umido dell'anno, quando cioè le esigenze idriche dell'olivo sono ridotte e sono elevati i rischi di erosione e di compattazione per il passaggio delle macchine.

Per quanto riguarda i nuovi impianti, è sconsigliabile un insediamento troppo precoce dell’inerbimento totale e permanente che, anche in condizioni irrigue, dovrebbe iniziare non prima del terzo o quarto anno dopo la messa a dimora delle piante. In alternativa, si può optare per un inerbimento parziale e/o temporaneo, avendo cura di limitare la crescita delle infestanti in prossimità delle giovani radici degli alberi.

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