L'arca olearia

Anche gli Stati Uniti alla guerra dell'extra vergine d'oliva

La Camera dei Rappresentanti apre un'inchiesta sullo stato del mercato statunitense e immediatamente si apre la bagarre. In una lunga e accesa seduta dove non sono mancati colpi bassi

12 gennaio 2013 | Alberto Grimelli

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha avviato, qualche mese fa, le procedure per una ricognizione sul mercato dell'olio d'oliva nel mercato interno, con particolare riferimento agli scambi commerciali e al livello di concorrenzialità del settore.

A essere stata incaricata di svolgere l'indagine è la US International Trade Commission (USITC) che, nel corso di una lunga seduta, il 5 dicembre scorso, ha ascoltato molte testimonianze, provenienti dal mondo produttivo e da quello scientifico.

Unico assente a questo consesso, purtroppo, il Coi che comunque è stato vigorosamente difeso dalla North American Olive Oil Association, ovvero l'associazione degli industriali e importatori americani. L'assenza sicuramente danneggia le relazioni tra i due lati dell'oceano, Washington e Madrid, che invece, proprio ora, dovrebbero dialogare, anche in vista del prossimo Codex Alimentarius primaverile. A difesa del Coi va detto che probabilmente ha voluto prendere le distanze da quello che poteva diventare, e nei fatti si è rilevato, un match tra produttori e industriali.

I produttori americani, olivicoltori e frantoiani, da poco sono riusciti a riunirsi sotto un'unica sigla, la American Olive Oil Production Association e, visto il trend in aumento della produzione negli Stati Uniti, vorrebbero una maggiore tutela dall'ingresso di oli di cattiva qualità.

E' così che si sono fatti forti delle ricerche dell'Olive Center dell'Università di Davis che, secondo i dati esposti da Selina Wang, direttrice del Centro, mostrano come il 65% dei campioni non rispetti i requisiti commerciali del Coi, con particolare riferimento all'analisi sensoriale.

Il contrattacco della North American Olive Oil Association non si è fatto attendere, con Eryn Balch, vice presidente dell'associazione, che ha tenuto a sottolineare come la principale missione del NAOOA è quella di garantire il rispetto delle caratteristiche dell'olio importato e di quanto dichiarato in etichetta. D'altronde “di tutti i metodi analitici, il panel test è quello più soggettivo e che dà i risultati maggiormente variabili” ha dichiarato Balch. Ricorda nulla? Assomiglia molto alle polemiche in atto in Europa e in Italia proprio sul metodo organolettico di cui l'industria olearia vorrebbe la graduale abolizione.

Nel corso dell'udienza è però anche emerso chiaramente quanto la rappresentanza olivicola americana sia acerba con il direttore dell'American Olive Oil Production Association costretto sulla difensiva proprio sul tema più atteso ovvero il marketing order, che dovrebbe regolare gli standard qualitativi della produzione americana e, di riflesso, quelli d'importazione. Alexander Ott è partito con un ragionamento convincente: se il settore olivicolo europeo ha goduto di standard di qualità anche in tema di importazione, perchè gli Stati Uniti dovrebbero tirarsi indietro, così mancando di tutelare i consumatori americani? La tutela della salute fa molta presa negli Usa e quindi l'argomento si prestava come ottimo aggancio per sostenere un marketing order, se non che Ott ha fatto una mezza marcia indietro, dichiarando che “non esiste alcun progetto di marketing order” ma ammettendo che i produttori ci stanno pensando. La mossa è probabilmente politica, volendo compiere un passo dopo l'altro, senza pericolose forzature, tutte le tappe necessarie all'approvazione del marketing order ma che è apparsa immediatamente come una dichiarazione di debolezza.

Una partita a scacchi quella che si è giocata a Washington che, al contrario di quello che accade in Europa, non è avvenuta a porte chiuse, tanto che le dichiarazioni e le testimonianze sono tutte liberamente consultabili in rete. Una trasparenza che consente una lettura chiara di quanto sta avvenendo negli Usa che non è poi così diverso dalle discussioni che avvengono in Europa.

I temi, anzi, sono proprio gli stessi: qualità, frodi e concorrenza sleale da parte dei paesi “extra”. Se non fosse per il fatto che sul banco degli imputati per concorrenza sleale ci sono anche italiani e spagnoli come ha ricordato Mechel S. Paggi, direttrice del Center for Agricultural Business della Califonia State University si potrebbe ironizzare con i colleghi americani che sono arrivati, con qualche decennio di ritardo, ai nodi che ora sono al pettine anche nel vecchio continente.

A cercare di stimolare affinchè si andasse oltre le questioni di bottega, ovvero un certo nazionalismo, è stato Tom Mueller, anch'egli presente alla riunione che ha ricordato come “le frodi nel mondo dell'olio d'oliva esistono da migliaia di anni” ma non riguardano un solo paese, anzi, “nel mio libro ho descritto truffatori di alto profilo americani. La qualità prescinde dall'origine. Gran parte del miglior olio d'oliva del mondo è prodotto nel Mediterraneo, specialmente in Spagna, Italia e Grecia. Il problema è che negli Usa arriva troppo spesso olio di bassa e bassissima qualità. Così i consumatori americani vengono ingannati.”

Visto che il consumatore, negli Stati Uniti, è una cosa seria, è proprio su questo punto che si giocherà la partita tra industriali e produttori. Buona fortuna Stati Uniti.

 

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Metalli di transizione e cultivar possono accelerare l’ossidazione dell’olio di oliva

Uno studio italiano su Frantoio e Leccino mostra come ferro e rame modifichino il decorso dell’ossidazione, aumentando i prodotti secondari e alterando il profilo dei polifenoli. Anche il genotipo sembra influenzare la stabilità dell’olio

17 ottobre 2026 | 09:00

L'arca olearia

Scuotitori per la raccolta delle olive: come scegliere la macchina giusta e ottimizzare l’efficienza del cantiere

L’efficienza dipende dalla cultivar, dalla geometria della chioma, dalla maturazione delle olive, dalla resistenza del peduncolo e dall’organizzazione del cantiere. Ecco come scegliere lo scuotitore al tronco, regolare i parametri di lavoro e ridurre tempi, perdite e danni alle piante

16 ottobre 2026 | 16:00

L'arca olearia

Raccolta meccanica e conservazione delle olive: cosa succede a fenoli e acidi grassi

Le olive raccolte a macchina subiscono danni invisibili che accelerano la degradazione di oleuropeina e acidi grassi, con differenze marcate tra varietà. Ecco cosa significa per chi deve decidere quando e come raccogliere e quanto a lungo può conservare il frutto prima della molitura

16 ottobre 2026 | 15:00

L'arca olearia

Come simulare l'impatto ambientale dell'olio extravergine d'oliva prima di produrlo

Integrare un Digital Twin, una replica virtuale del frantoio validata sperimentalmente, con l'analisi del ciclo di vita (LCA) trasforma la valutazione ambientale da fotografia statica a strumento previsionale: : 1,30 kg di CO₂ equivalente per kg di olio, di cui appena 0,05 attribuibili alla fase industriale, e un consumo energetico di 0,055 kWh per litro

16 ottobre 2026 | 14:00

L'arca olearia

Le cere della buccia d'oliva non sono solo una barriera: aiutano il fungo della lebbra a infettare il frutto

Uno studio dell'Università di Cordova dimostra che le cere epicuticolari dell'olivo forniscono segnali chimici che stimolano la germinazione dei conidi e la formazione degli appressori in Colletotrichum godetiae e C. nymphaeae. La suscettibilità aumenta con la maturazione del frutto

16 ottobre 2026 | 13:00

L'arca olearia

Olio extravergine d'oliva, l’Europa rallenta ma Germania, Benelux e Polonia aumentano gli acquisti

Le esportazioni intracomunitarie di extravergine raggiungono circa 574.200 tonnellate, contro 617.100 tonnellate nei primi nove mesi del 2024/25. Per l’export italiano, la Germania è il principale mercato intracomunitario. La Francia è il secondo sbocco. La crescita di Belgio, Paesi Bassi e Polonia suggerisce opportunità di sviluppo

16 ottobre 2026 | 11:00

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati

Benedetto MISCIOSCIA

12 gennaio 2013 ore 17:16

credo importante e fondamentale salvaguardare il principio della qualità legata ad una specifica identità di un olio che spesso genericamente si presenta come una semplice miscela a volte senza identità sensoriale e qualitativa. rimarcare il concetto che un olio extravergine per essere considerato tale non deve solo rispettare il parametro espresso in acidità sia fondamentale. ma si deve anche sapere che un olio di qualità, originalità e precisa provenienza produttiva non può essere proposto a pochi euro.