L'arca olearia
Tutti insieme appassionatamente per festeggiare l'extra vergine Dop
Una festa e un momento di riflessione con lo sguardo al futuro. Sebbene non riesca ancora a decollare il settore degli oli a denominazione d'origine ha voglia di celebrare i gioielli dell'olivicoltura nazionale
15 dicembre 2012 | Alberto Grimelli
Inutile nascondere le criticità del sistema: quota di mercato ferma al 2-3%, burocrazia eccessiva e concorrenza spietata, anche dall'estero.
Nonostante tutto, tutti insieme appassionatamente per festeggiare il ventennale degli oli a denominazione d'origine, il 12 dicembre scorso a Roma.
Vent'anni durante i quali le Dop/Igp nel nostro paese sono cresciute esponenzialmente, arrivando a 43 riconosciute, ovvero il 40% di tutti gli oli a denominazione europei.
Un risultato che può essere letto in molti modi. La voglia dell'olivicoltura italiana di battersi in nome della qualità ma anche una proliferazione eccessiva “che rischia di banalizzare il senso delle Dop.” come ha tenuto a precisare Giuseppe Liberatore, presidente dell'Aicg, ovvero l'associazione che riunisce del denominazioni d'origine italiane. “Le Dop – ha però ribattuto Daniele Salvagno, vicepresidente Federdop – sono la punta di diamante che deve essere sostenuta perchè traino dell'intero sistema. Le Dop preservano storia e tradizioni e impediscono anche contaminazioni con altre varietà e altri modelli colturali.”
Le Dop hanno voglia di crescere ma lo sviluppo è lento. Nel 2010, secondo i dati Ismea Qualivita, analizzati da Unaprol, la produzione certificata è stata pari a 10.500 tonnellate, ovvero solo lo 0,7% in più rispetto al 2009.
In Italia le province che vantano la maggiore densità di denominazioni nel proprio territorio sono Trapani e Siena ma le realtà che dominano la scena sono l'Igp Toscano e la Dop Terra di Bari che rappresentano insieme più del 60% dell'olio certificato.
Ma cosa sono le Dop oggi? A rispondere a questa domanda Paolo Russo, presidente della Commissione agricoltura della Camera: “sono l'agricoltura che vorremmo, con un grande valore evocativo. Il ventennale delle Dop aiuta a ricordare a noi stessi e al mondo quale agricoltura siamo.” Sulla stessa lunghezza d'onda, un inusuale atteggiamento bipartisan alla viglia delle elezioni, anche la senatrice Colomba Mongiello: “scontiamo un'arretratezza culturale della politica sull'agricoltura. Ne ero convinta ieri ne sono ancora più convinta oggi che celebriamo le eccellenze, i gioielli dell'olio. Lo dico da donna del sud che sa come il valore dell'olio vada ben oltre quello di semplice prodotto alimentare.”
L'arretratezza culturale sta costando molto all'Italia. 300 milioni di euro dei Psr, alla fine dell'anno, dovranno essere restituiti a Bruxelles perchè non spesi. “Troppo spesso sento dire oggi – afferma Lucio Battistoni, rappresentante in Italia della Commissione Ue – che l'Italia è contribuente netta. Lo è dal 1993. Perchè lo scopriamo solo oggi? Occorre non lasciarsi scappare grandi risorse che potrebbero andare a tutto vantaggio delle Dop, in termini di infrastrutture e investimenti. Occorre però che l'Italia compia qualche sforzo in più anche sul piano culturale. In Inghilterra, Olanda, Danimarca e a Bruxelles spesso si è accolti nei ristoranti con un piattino con pane e un po' d'olio. Non lo vedo fare nel nostro paese.”
“Lo stesso accade anche negli Usa, a New York – fa eco Colomba Mongiello – ma in Italia ci si scontra con lobby che non vogliono cambiare. Lo so bene per tutte le difficoltà che ha scontato il DDL Salva Olio Italiano. Resistenze infinite, ma l'obiettivo è vicino.”
“Tutte le forze politiche, con un gesto di grande sensibilità – ha riferito Paolo Russo – hanno ritirato tutti gli 82 emendamenti al testo, anche se migliorativi. Tutti abbiamo riconosciuto la valenza dell'obiettivo generale e quindi la priorità all'approvazione del disegno di legge. Attendiamo solo il via libera del governo per poter procedere in sede deliberante. Il Ddl Mongiello è norma utile, saggia ed etica.”
Una notizia che ha scaldato la sala e che ha provocato reazioni positive. “In Italia per troppo tempo – ha affermato Massimo Gargano, presidente Unaprol – ha dominato la cultura della rendita che ha portato alla svendita dei nostri grandi marchi. Il disegno di legge serve a metere dei punti fermi, a dire dove l'olivicoltura vuole andare.” Positivo il commento anche di Giuseppe Liberatore: “ben venga la legge Mongiello, ivi compreso il tappo antirabbocco che potrà ridare dignità al prodotto.”
Molte le riflessioni, a ruota libera ma il ventennale è stata anche una festa, dove Giuseppe Stinga, vicesindaco di Sorrento, ha annunciato la prossima edizione del premio Sirena d'Oro e dove sono stati consegnati i premi “Primaclasse”. I Gran Prix dell'olio che vengono assegnati tanto all'azienda quanto al Consorzio. Quest'anno ad aggiudicarsi l'oro è stata l'azienda De Carlo di Bitritto (BA) e quindi la Dop Terra di Bari. Medaglia d'argento per Di Giamomo Sandro della Dop Aprutino Pescarese. Terza piazza per Minervini di Molfetta (BA) e quindi nuovamente la Dop Terra di Bari.
Molti i problemi che ancora assillano le Dop, come ha ricordato Daniele Salvagno: “frammentazione della realtà produttiva, assenza di un'organizzazione dell'offerta, scarso coordinamento tra attori pubblici e privati, carenza di strumenti adeguati per affrontare la concorrenza estera ma dobbiamo pensare positivo e i primi segnali sono incoraggianti. Il nuovo Piano Olivicolo Nazionale ha destinato al settore le prime risorse per azioni di sostegno e sensibilizzazione del consumatore.”
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