L'arca olearia
Nasce in un monastero ma cresce in un carcere. E' la Bianca di Gorgona
Una nuova varietà che arricchisce il panorama olivicolo nazionale. Una cultivar da scoprire e valorizzare per le sue caratteristiche e la sua unicità. Un olio dal fruttato leggero a 3 metri dal mare
01 dicembre 2012 | Francesco Presti
Sull’Isola di Gorgona * (l’ultima isola carcere in Italia) è stata scoperta una nuova varietà di olivo, si tratta di 20 piante secolari probabilmente piantumate dai monaci certosini che hanno abitato l’isola nei secoli passati. È stata chiamata “Bianca di Gorgona” ed è stata iscritta nel Repertorio Regionale delle risorse genetiche autoctone toscane, ai sensi della LR 64/04.
Le piante, studiate in collaborazione con il CNR nella persona del Dott. Claudio Cantini, appartengono ad un gruppo di pochi olivi (circa 20). L’origine di questi olivi è incerta, unico dato storico è la presenza dei monaci Certosini fino a tutto il 1700, è noto che i monaci praticavano la coltivazione e con ogni probabilità dobbiamo alla comunità monastica la presenza di questi olivi. Indagini storiche più approfondite sono al momento in corso.
Il DNA della Bianca di Gorgona è stato sottoposto ad indagine con i marcatori micro satelliti messi a punto nell’ambito del progetto nazionale OLVIVA. I risultati hanno mostrato come la pianta non abbia profilo molecolare identico a nessuna delle 200 varietà di provenienza nazionale presenti nel database. Dal punto di vista genetico potrebbe essere ipotizzata anche una origine da seme di provenienza ignota nato direttamente sull’isola e poi propagato.

Le piante, secondo l’analisi morfologica condotta, hanno media vigoria con portamento espanso, la densità della chioma è nella media e le piante non hanno particolari caratteri di assurgenza. La foglia si presenta in forma ellittico – lanceolata ed è caratterizzata da una dimensione media.
Il frutto, piccolo e allungato, presenta un apice appuntito caratteristico e, data l’elevata dimensione dei fiori, un lungo picciolo. Le olive presentano una maturazione molto uniforme e anticipata essendo già completamente invaiate a fine ottobre e l’oliva (con il procedere della maturazione) ha una pasta di colore violaceo tendente al nero. I noccioli hanno anch’essi forma allungata e sono piccoli, appuntiti e rugosi.
Un giudizio agronomico completo è probabilmente prematuro poiché molte caratteristiche devono essere ancora studiate e verificate. Dall’osservazione è stato possibile evincere una media resistenza alle principali avversità dell’olivo, è indubbia la resistenza alla salinità poiché le piante da oltre 3 secoli vegetano su antichi terrazzamenti a poche decine di metri dal mare.

Le analisi effettuate sull’olio durante l’anno 2011 hanno mostrato un elevato contenuto in Tocoferoli ed un valore medio di polifenoli totali. Le analisi organolettiche hanno pertanto indicato l’olio come fruttato leggero privo di difetti. Al momento sono in corso i lavori di molitura delle olive e dati più approfonditi saranno a breve disponibili (è presente un piccolo frantoio e la filiera si chiude interamente sull’isola).
L’interesse maggiore legato a questa varietà è dato dall’unicità del contesto di provenienza e dal valore sociale di un eventuale operazione di allargamento della coltivazione.
La possibilità di incrementare la coltivazione della Bianca tramite apposita attività vivaistica e creare un olio monovarietale (o con forte prevalenza di questa varietà) consentirebbe di imbottigliare un prodotto unico, fortemente ed unicamente agganciato al territorio e alla storia dell’Isola. Questa inedita risorsa potrebbe essere un nuovo punto di partenza per attività di moltiplicazione e coltivazione degli olivi con importanti ricadute per i detenuti.
Anche una piccola isola dimenticata, che da anni ospita condannati, e prima di loro monaci, contadini, pescatori e soldati, può offrire ancora qualcosa di nuovo, qualcosa sfuggito alla moderna classificazione.
Al di la delle caratteristiche agronomiche che emergeranno queste piante sono monumenti viventi e silenziosi educatori. Sono fra i vegetali più antichi di tutta l’isola. Imponenti e maestosi hanno silenziosamente osservato le vicende e le assurdità degli uomini liberi e reclusi che in questi secoli hanno transitato su questo piccolo lembo di terra.
Se avessero la parola chissà quante storie avrebbero da raccontare…
…ma in fondo, è meglio che tacciano.
Bibliografia
L’Isola di Gorgona è una Casa di Reclusione ad indirizzo agro-zootecnico dal 1869, si trova a 19 miglia da Livorno e dal 1998 fa parte del Parco Nazionale Arcipelago Toscano. Da sempre le tutte le attività lavorative(agricole e non) sono svolte dai detenuti che qui trovano, grazie al lavoro, un’occasione di riscatto lungo il percorso di espiazione della pena.
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Accedi o RegistratiComunità Ondamica
01 dicembre 2012 ore 16:19La scoperta della "Bianca di Gorgona" costituisce un valore aggiunto per le già straordinarie caratteristiche dell'isola. Un patrimonio pubblico che andrebbe ancor più tutelato e promosso per favorire educazione, formazione, inclusione lavorativa e relazioni tra interno ed esterno dell'isola-carcere. Questa presenza "sacra" rende il laboratorio vivente a cielo aperto di Gorgona ancora più degno di essere conosciuto per promuovere quel senso di ammirazione e di scoperta che deve accompagnare ogni persona, reclusa o libera che sia. Grazie a Francesco Presti per averci creduto e per divulgare queste notizie cariche di speranza.
Gianni Lezzi
01 dicembre 2012 ore 09:14Lodevole articolo.
Chicca per gli appassionati del settore.
Momento di riflessione per tutti.
Di recente, più di qualcuno appartenente alle "alte orbite decisionali" della Ns. ITALIA, forse si è accorto dell'importanza economica ed occupazionale che può offrire il verace comparto agroalimentare italiano. Da questo articolo, e non solo, apprendiamo anche alcuni particolari aspetti nel sociale.
GianniLezzi - Lecce
Antonio Brindisi
05 agosto 2013 ore 12:52Mi chiedo ormai da decenni come mai chiunque venga sulla nostra isola non chieda ai discendenti dei gorgonesi ancora presenti in paese (sono 67 i residenti ufficiali e 10 gli stanziali) notizie su questo o quell'aspetto di Gorgona. Forse questo particolare olivo lo avevano piantato i Citti, i nostri progenitori (basta andare al cimitero dell'isola per averne notizia), quando il Granduca di Toscana li fece venire da Lugliano, in Garfagnana, per popolare l'isola, prima che ci fosse un carcere? Erano dei contadini ed agricoltori, che poi divennero pescatori. Informatevi prima di prendere per oro colato quello che dice una colonia penale che sta soffocando la storia e le origini del nostro paese. Antonio Brindisi, portavoce Comitato Abitanti Isola di Gorgona(www.ilgorgon.blogspot.com)