L'arca olearia
Bioplastica dalle acque di vegetazione delle olive
Eliminare i 30 miliardi di litri di acque di vegetazione producendo poliidrossialcanoato. I polifenoli, quando incorporati nei bio-imballaggi, potrebbero avere effetti benefici
07 luglio 2012 | Alberto Grimelli
Dalle acque di vegetazione è possibile produrre bioplastica. E' la nuova frontiera dell'economia verde o sostenibile. Cercare di ottenere beni di consumo utili e necessari alla vita quotidiana dagli scarti dell'industria, in questo caso olearia.
I 30 miliardi di litri di acque di vegetazione, di cui il 46% prodotto dalla Spagna, il 18% dall'Italia e il 12% dalla Grecia rappresentano un grave problema per i costi relativi allo smaltimento. Alle spese spesso si accompagnano pesanti oneri burocratici che vanno a gravare sui frantoi.
Vi sono numerosi progetti volti a ridurre l'impatto economico e ambientale delle acque di vegetazione ma il progetto Oli-Pha presenta caratteri innovativi particolarmente interessanti.
Il principio su cui si basa il piano di ricerca prevede che le acque reflue siano utilizzate come mezzo di coltura per la produzione di poliidrossialcanoato (PHA), un tipo di bio-plastica. Il PHA è prodotto da batteri fotosintetici, noti come cianobatteri. Questi, usualmente, vengono coltivati su materie prime raffinate, come il glucosio ottenuto dal mais.
La sfida, anche dell'ingegneria genetica, è quella di produrre cianobatteri in grado di convertire le acque di vegetazione in bioplastiche senza intaccare le fonti alimentari.
La ricerca si concluderà nel 2015, vede l'Antico Frantoio Toscano come partner italiano del progetto, e coinvolge tre istituti di ricerca. E' stata finanziata nell'ambito del settimo programma quadro dell'Ue.
I ricercatori, impegnati già da qualche anno negli studi di fattibilità, come la tesi di dottorato di Federico Cerrone all'Università di Granada, sono ottimisti anche riguardo il tenore di polifenoli delle acque reflue. Questo è stato sempre il principale problema per l'utilizzo o lo smaltimento di questi residui di lavorazione in quanto contribuivano ad incrementare sensibilmente il COD delle acque, creando problemi complessi di riduzione del carico inquinante.
Secondo il team di ricerca, tuttavia, i polifenoli potrebbero non risultare un problema ma anzi un possibile vantaggio nell'ambito del progetto di produzione di bioplastiche. Quando incorporati nei bio-imballaggi, infatti, potrebbero portare a benefici quali l'allungamento della shelf life degli alimenti confezionati. Ricadute interessanti si potrebbero anche avere per l'industria cosmetica.
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