L'arca olearia

Tutti gli imbrogli intorno all’olio, un dramma senza fine

Politici e rami delle istituzioni fanno quadrato intorno alle teorie allarmistiche di Coldiretti e Unaprol. E hanno le loro buone ragioni. Uniti per ribadire il nuovo refrain della comunicazione: “senzaimbrolio”. E così arriva la svolta tanto attesa, dopo tanto piattume di idee e iniziative. Con in più dieci consigli per non sbagliare al momento dell’acquisto. Resta il dubbio se sia la strada giusta

31 marzo 2012 | Luigi Caricato

Io, Luigi Caricato, non ho alcun pregiudizio nei confronti di Unaprol, men che meno nei confronti di Coldiretti.

Sono o comunque rappresentano il faro dell’olivicoltura, l’Unaprol; e, più in generale, dell’agricoltura italiana Coldiretti.

Poi c’è anche Symbola, la new entry de noantri, come direbbero a Roma. Peccato però che questi due fari, e il faretto che ha per guardiano Ermete Realacci, pur essendoci, abbiano le luci spente. Un vero peccato. Soprattutto quando c’è il serio rischio di scontrarsi proprio contro il faro spento.

Non voglio essere polemico, ma non posso nemmeno tacere, facendomi violenza e ignorare lo stato della realtà. Ciascuno di noi ha una responsabilità morale e deve prendere uan propria posizione; poi ciascuno è libero di pensare, dire e agire come crede. Io non ci sto, rifiuto tassativamente le prese di posizione da parte della citata triade. Agiscano pure come credano, io penso si tratti di una scelta sbaglata e controproducente. Contenti loro, io non lo sono, e prendo le distanze. Un domani, resterà nero su bianco, e potrò dire: “io l’avevo detto”. Sbgalierò? Ne prenderò atto. Avranno sbagliato Coldiretti-Unaprol-Symbola, insieme con i loro satelliti? Si assumeranno le proprie responsabilità verso il Paese. Pazienza se poi nessuno pagherà per gli errori, ma questo è il sistema Italia cui siamo abituati. Chi sbaglia è sempre in cima alla lista tra coloro che avranno l’appoggio politico.

Veniamo al dunque: al Sol di Verona – al Vinitaly, per intenderci – ci sono stati svariati incontri per sostenere la tesi ormai battuta e ribattuta ad ogni pie’ sospinto, che è quella di lanicare l’allarme intorno ai tanti imbrogli che si consumano nel mondo dell’olio. Ed è sufficiente leggere quella perla di una finta indagine a firma di paolo berizzi sul quotidiano “la repubblica” per rendersene conto.

L’olio italiano è taroccato, è questa la tesi di fondo su cui si sta muovendo una battaglia senza precendenti nel nostro Paese. Una tesi che io non condivido nella maniera più assoluta, anche se devo ammettere che, vista dall’esterno, questa tesi affascina e intriga, soprattutto in un Paese come il nostro, pieno di misteri e di ombre mai dissolte.

Io ho sempre sostenuto che il problema sia tutto nella costante perdita di valore che sta subendo negli anni l’olio extra vergine di oliva, ma per ragioni ben diverse dalle facili scuse che si possono attribuire per comodità e prigrizia a frodi e sofisticazioni. L’Italia ha tante pecche, ma ha un abbondanza di organismi di controllo, e una tale frequenza di controlli, che proprio per tale motivo c’è da rimanere più che tranquilli. Il fatto è che nessuno vuole guardare agli errori commessi in passato, e nessuno vuole asumersi la responsabilità per aver dilapidato centinaia e centinaia di milioni di euro senza nemmeno riuscire a tenere alto il valore dell’olio extra vergine di oliva.

Io non posso riferire quanto è stato detto all’incontro di Verona, perché non c’ero. Primo: perché non sono stato invitato tra i relatori – giusto per sostenere una tesi contraria, per una sana e costruttiva dialettica – e viso il mio ruolo credo sarebbe stato un gesto gentile. Secondo: allo stesso orario ero impegnato come relatore a un incontro di tutt’altro tono, organizzato dal Consorzio extra vergine di qualità di fronte a una delegazione di giornalisti russi e cinesi. Sì, perché mentre da una parte, con l’Unaprol, si cavalcava l’impeto della battaglia civile, con l’atteggiamento del tutto contro tutto, all’insegna del “salviamo l’olio italiano dai taroccatori”; dall’altra si costruiva un rapporto di fiducia fondato su ele,menti positivi, non sul cavalcare paventati imbrogli.

E a proposito di imbrogli. Io faccio un ragionamento semplice semplice. Le inchieste per omicidio durano mesi e mesi, talvolta anni e anni; ma le indagini che paolo berizzi annunciava in corso d’opera già sul finire di dicembre, perché a tutt’oggi non si sa più nulla? Non è che si sta rivelando il frutto di una bolla di sapone dopo tanto clamore con le conseguenze che ben conosciamo in termini di caduta d’immagine per l’olio italiano?

Perché questo grave silenzio da parte degli organi di controllo? Prima la fuga di notizie poi il silenzio totale sulla faccenda?

I dieci punti di “senzaimbrolio” sono in realtà dieci consigli per non sbagliare, una sorta di guida all’acquisto di un buon extra vergine di oliva”. Ma, domanda al presidente gargano, era proprio necessario fornire dieci consigli sotto il titolo di “senzaimbrolio”. Una comunicazione positiva no, eh? Troppo scontatta, vero?

Care lettrici, cari lettori, io mi tiro fuori da queste strategie di comunicazione. Ciascuno abbracci il proprio credo. Io continuerò a curare gli interessi dell’olio, e lo dimostro in maniera evidente attraverso il mio impegno quotidiano. E così, per salutarvi, buon olio a tutti, soprattutto alle persone di buona volontà.

 

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giovanni breccolenti

31 marzo 2012 ore 19:46

Visto che si tira in ballo l'articolo di Berizzi,vorrei dire due cose sul contenuto principale dell'articolo,cioè le presunte frodi di oli non Italiani fatti passare per nazionali,Italiani 100%.Lei,Caricato,sostiene che i controlli sono tanti e che quindi possiamo stare tranquilli,cioe' che questo è solo un attacco mediatico.Io purtroppo tutta questa tranquillità non ce l'ho, pero' faccio un semplice ragionamento:se qualcuno miscela oli di provenienza estera con Italiani o addirittura neanche li miscela e li fa passare per Italiani quali strumenti ci sono per vedere se l'olio Italiano è effettivamente Italiano? Le analisi chimiche a ben poco servono,tantomeno un panel che per quanto professionale possa essere difficilmente puo' affrontare una responsabilita' di bloccare un olio solo perche' rileva qualche sentore che lo faccia dubitare della provenienza.I controlli materiali in azienda, sia della carta che dei fusti di stoccaggio non penso possano portare a molto,salvo evidenti infrazioni.E allora? Come facciamo a sgomberare ogni dubbio,come possiamo dare certezze a tutto l'ambiente,ma soprattutto come possiamo proteggere il nostro olio da attacchi di chicchesia?
La soluzione è alla portata e non determina nessun aumento di burocrazia anzi darebbe uno strumento di controllo a chi è preposto,formidabile.Gli oli che piu' vengono importati dai paesi tradizionali provengono da varieta' ben catalogate e definite,non solo morfologicamente ma anche geneticamente,cioè ogni varietà ha la sua chiave di DNA.Oggi la tecnica di estrazione del DNA dall'olio e la sua lettura per risalire alla varietà è un processo ben definito,non ufficiale ma che se lo diventasse (con la volonta' politica e con qualche investimento in piu' in questa direzione)risolverebbe non pochi problemi (anche quello di presunte aggiunte di oli derivati da altri colture).

Per quel che riguarda il resto del suo articolo sono daccordo con lei che sono stati dilapidati milioni di euro e sono daccordo anche sul fatto che il titolo "senzaimbrolio" non va verso la positività,pero' devo dire che tra quei dieci punti ce n'è uno,che se non si rivelera' fumo negli occhi,è molto importante:cioe' quello che riguarda l'educazione del consumatore e l'importanza della sua crescita per la diffusione dell'olio di alta qualità(cosa questa ben messa in evidenza anche All'Ercole Olivario che ha da poche ore chiuso il sipario).Vedremo come si evolverà la cosa e chi verrà coinvolto in questa strategia.
Un saluto.

Romano Satolli

31 marzo 2012 ore 19:07

Non sapevo che anche Ermete Realacci, il sosia di Rosy Bindi, si fosse buttato nella mischia dell'olio. Questi personaggi, con la scusa di tutelare i consumatori ed i produttori, non sono altro che disfattisti, che trasmettono segni negativi sulle nostre produzioni accomunando nel sospetto tutti i produttori, per colpa di qualche mascalzone.
Sono come quei giornali e giornalisti che in questi ultimi anni hanno dipinto l'Italia come un Paese inaffidabile, antidemocratico, di mafiosi, al quale il Premier Monti sta cercando di ridare un minimo di credibilità vantando mirabolanti riforme - per ora quelle effettivamente realizzate sono una caterva di tasse - girando il mondo come un commesso viaggiatore.

Michele Cannoletta

31 marzo 2012 ore 11:02

Il dramma dell'Italia è sempre lo stesso,riesce benissimo a piangersi addosso,dopo ovviamente aver dilaniato miliardi prima e milioni ora,ma non riesce a dire "signori,di buono in questa materia c'è questo o quello,facciamolo vedere al resto del mondo"; il commercio dell'olio con l'estero rimane l'unica via d'uscita da questa crisi che stritola il settore da anni ormai,e bisogna impegnarsi perchè ciò avvenga nella maniera più continua e intensiva possibile ,con prodotto di qualità;creare dei centri a carattere Statale ,nelle maggiori capitali mondiali,dove si riunisce il prodotto di medie e piccole aziende Italiane,potrebbe essere un'idea per far vedere la luce a delle realtà che pur avendo la qualità non riescono a commercializzarla,e che quindi devono chiudere per farla breve,o peggio ancora(dal mio punto di vista) fare quantità a scapito della qualità.
Dalla crisi il settore può uscire,il problema è che non si vuole che esca;nulla è facile, ma aspettarsi,che regalando soldi attraverso bandi di sviluppo o aiuti strampalati alla produzione,si risolva il problema ,non si va da nessuna parte