L'arca olearia
Non ci può essere altro olio al di fuori di quello italiano
E’ proprio così? A Olio Capitale si sta lavorando per risollevare e ricompattare il comparto oleario, tra pregiudizi da sfatare e soluzioni per uscire dalla crisi. Quale futuro si può prospettare per il nostro Paese? Una risposta va data con una certa urgenza
03 marzo 2012 | Luigi Caricato
E’ necessario prendere piena consapevolezza dello stato della realtà in cui ci si sta muovendo. La competizione è alta, la globalizzazione dei mercati pone seri interrogativi cui dobbiamo in qualche modo rispondere. Come per esempio alla seguente domanda: le produzioni olearie estere possono arrivare a sminuire la straordinaria forza espressiva con cui si sono caratterizzati finora gli oli italiani? Di fronte ai nuovi scenari cui stiamo assistendo, si può ancora adottare una politica ancorata al passato?
PREGIUDIZI DA SFATARE
Non ci può essere altro olio al di fuori di quello italiano
Sbagliato. Ovunque si coltivino olivi può esserci un olio di qualità, e talvolta anche a prezzi altamente competitivi. Non è ignorando la realtà che si può salvare l’olio italiano, ma agendo concretamente nella storia, come non è stato mai fatto finora nel Paese e dal Paese.
Viva l’autarchia, viva l’olio italiano. Sugli scaffali solo olio made in Italy
Sbagliato. L’Italia ha una produzione d’olio deficitaria, tanto da avere necessità di importare olio dall’estero, sia per soddisfare il proprio fabbisogno interno, sia per riesportarlo. E’ stata la mancanza di progettualità, e soprattutto l’assenza di una visione del futuro, ad aver determinato tale incresciosa situazione.
L’olio che non sia italiano è cattivo, solo l’olio nostrano è il migliore al mondo
Sbagliato. Tutti gli oli esistenti al mondo possono essere potenzialmente buoni e perfino eccellenti. Il nostro vantaggio, non ancora adeguatamente valorizzato, è da riporre senza ombra di dubbio nell’ampia gamma di espressioni sensoriali derivante dalle oltre 500 cultivar di cui disponiamo, ma non è solo attraverso la supernicchia che si può salvare l’olio italiano. Urge una aggregazione di prodotto, per fronteggiare individualismi e campanilismi e lasciare spazio alla professionalità e alla programmazione, non all’improvvisazione.
SOLUZIONI PER USCIRE DALL CRISI
Mai aver paura, si vince solo se si crede in se stessi
Una squadra vincente è una squadra coesa e ben strutturata, tale da non temere il confronto con gli avversari. Se ci si sente per davvero campioni, allora si è chiamati giocoforza ad affrontare il mercato con estrema lucidità e con la chiara consapevolezza che in taluni casi si possa anche perdere, giacché tutto può accadere. Resta tuttavia la certezza che se ci si sente tagliati a indossare i panni dei numeri primi, non sia nel contempo ammissibile manifestare il complesso dell’avversario più forte di noi. Se si è veri campioni, si è sempre proiettati a vincere e a disputare il confronto da protagonisti, non con il complesso di inferiorità che si percepisce in maniera netta e inequivocabile dagli atteggiamenti di paura espressi ad ogni occasione.
Si vince se c’è una squadra coesa e con campioni che siano tali, non semplici comparse
Formare una classe dirigente e una squadra di campioni, riconoscendone il ruolo e l’autorevolezza, e attenendosi con fiducia e con convinzione ad ogni loro strategia. E’ questa la soluzione che ci permetterebbe di recuperare lo spirito che ci attraversava un tempo e che abbiamo ormai smarrito nel corso degli anni.
Più attenzione ai particolari, la qualità va saputa ben coniugare
Si vince e si è campioni e se si osservano e si mettono in pratica questi sette verbi: dialogare, comunicare, condividere, partecipare, divulgare, educare e sperimentare. Senza una presa di coscienza, ci si può solo illudere che tutto vada bene, che tutto accada per mano divina o comunque per la ruffianeria di qualche politico capace di promettere miracoli come fossero già cosa fatta.

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Accedi o Registratigiovanni breccolenti
03 marzo 2012 ore 20:23Siccome il protagonista è e rimarrà sempre l'olio extravergine,per una vera svolta, al vertice della squadra dovrà andarci chi produce i grandi oli,chi ha fatto dell'olio eccelso la sua filosofia.Solo cosi' tutta la filiera potra' crescere e aumentare la sua credibilità.Abbiamo alcune centinaia di aziende in tutta la penisola che producono grandi oli,che non guardano solo all'immagine ma mettono al centro di tutto l'olio:"posso essere il migliore solo se dentro la bottiglia do' il mio massimo e questo mio massimo poi lo riusciro a vendere perche' nel frattempo gran parte delle risorse verranno indirizzate,finalmente,alla crescita del consumatore." Ecco,fra questi meravigliosi produttori va ricercata la classe dirigente,loro sanno benissimo che il binomio alta qualità(quella vera,che è una e una sola) e consumatore consapovole, è inscindibile.Mi auguro che gran parte degli incentivi che arriveranno in questo settore verranno concentrati sul consumatore, sull'adozione di tecnologie che permettano di fare oli sempre migliori cercando di non far lievitare i costi e in magari anche impiegati per arrivare a sviluppare una tecnica ufficiale (dna o altro)per far si' che non ci siano piu' dubbi sulla provenienza dell'olio Italiano(ad oggi solo il cartaceo ce lo dice,anche se un panel rileva odori inconfondibili facenti capo a oli di provenienza straniera nulla puo' fare se non innescare un campanello di allarme di chi controlla).
Ho avuto l'anno scorso,con lo staff di olea,l'onore di partecipare come giudice alle selezioni di Olio Capitale(la scelta dei migliori quindici oli da mandare a Trieste nelle tre categorie),e penso che manifestazioni come questa siano molto importanti,proprio perchè il consumatore viene coinvolto,diventa protagonista e magari poi è stimolato ad approfondire di piu' la cultura dell'olio.Faro' di tutto il prossimo anno per essere presente e per coinvolgere il piu' possibile le aziende della mia regione a questa importante e seria manifestazione.
Vincenzo Lo Scalzo
03 marzo 2012 ore 15:08Luigi, buon lavoro a Trieste
Lo schema di dibattito che ti propone è la sintesi di questi primi due commenti. Sai che sono impegnato, ma seguo... l'evoluzione della squadra.
MARIA ANNA BELLINO
03 marzo 2012 ore 08:44Gentilissimo dott Caricato,
mi spiace non poter essere in questi giorni a Trieste,ci sono cause che me lo impediscono,sono felice che si stia parlando di cose concrete,i presupposti sono buoni
spero di poterci incontrare al piu' presto con tutti i campioni in Puglia
Donato Galeone
06 marzo 2012 ore 00:32Direttore Caricato, rileggendo il programma anche di oggi 5 marzo svolto da Lei e partecipanti in Fiera in quel di Trieste a conclusione delle giornate "OLIO CAPITALE" colme di eventi, mi permetto "commentare" concordando con Lei che è sbagliato, sempre, il persistere nei pregiudizi.
E' razionale, normalmente, ed ancor più in momenti difficili riprendere, con forza, la richiamata presa di coscienza del "condividere e sperimentare" per poi comunicare, praticare e divulgare le differenziate operatività-progettuali territoriali del comparto olivicolo italiano che, compiutamente, si manifestano di anno in anno anche nella specifica fiera di OLIO CAPITALE.
Di quanto leggo su Teatro Naturale penso che a Trieste si interfacciano i diversificati oli extravergini che si riconoscono in uno specifico progetto di olio italiano, integrato da molteplici "degustazioni" resi ricchi da un prodotto alimentare caratterizzato e valorizzato - olio extravergine di alta qualità - con il "mangiare italiano" nel mondo.
Penso anche che con OLIO CAPITALE le giornate di Trieste - a mio avviso - concorrono a dare grande parte di valore aggiunto all'impegno congiunto dell'olivocoltore e del trasformatore sia per l'attenta fase di produzione delle olive, diversificate nella varietà dei frutti, che per l'accurata trasformazione in olio di alta qualità diversificata da variabili ambientali dipendenti da condizioni pedoclimatiche territoriali.
Vedo nella manifestazione triestina, sempre a mio avviso, favorite le specifiche "progettualità" e le "aggregazioni" e non solo tanto nelle due fasi di produzione e trasformazione delle olive ma anche nella terza fase della "filiera" - stoccaggio e confezionamento - in quanto tende a orientare verso la "partecipazione" societaria del produttore e del trasformatore alla diretta commercializzazione.
Sono "positività", almeno nella mia riflessione di tecnico agrario oltre che di consumatore di olio di olive vallecorsane.
Direttore Caricato Le confermo che l'Agricola Peronti Lucia srl, operativa a fine anno 2012 nella Città dell'Olio di Vallecorsa, basso Lazio, parteciperà alla prossima edizione fieristica di OLIO CAPITALE del 2013.
Il suo rappresentante legale della Peronti (51%) ed i produttori fornitori di olive, i soci cooperatori del frantoio ed anche i consumatori (49%) attendono la ultimazione dei lavori ed il collaudo della moderna struttura di stoccaggio e condizionamento,
cofinanziata dalla Regione Lazio (Misura 123).
La nuova struttura, previa variante al piano regolatore comunale di Vallecorsa, fu proposta a seguito della prima "aggregata" fornitura di olive (circa mille quintali annualità 2006-2008) della cultivar tipica locale "carboncella", prevalente, in areale olivato vallecorsano.
L'olio monovarietale della Città dell'Olio di Vallecorsa - stoccato da 200 ad oltre 300 ettolitri in partita unica - lo ripeto in comune condivisione tra noi tecnici e produttori soci del frantoio cooperativo vallecorsano - è stato ottimamente certificato ai Concorsi Ercole Olivario con le motivazioni: nel 2006, il primo classificato per il migliore olio extravergine monovarietale a più alto tenore di polifenoli e tocofenoli; nel 2008, è il secondo classificato per il migliore olio extravergine fruttato leggero; nel 2010, con menzione speciale per il migliore olio extravergine fruttato intenso.
Mi scuso Direttore Caricato per il richiamo al "realismo" di un vissuto di oltre un decennio nel "fare squadra" che, pur partendo dal piccolo, intende confrontarsi con il complesso ma interessante mercato competitivo degli oli extravergini così, ancora, legittimamente e merceologicamente classificati dalle normative.
Non è l'unico olio di qualità eccellente esistente al mondo così come Vallecorsa non è l'unica Città dell'Olio Italiano. Ma l'olio di Vallecorsa, filiera locale, è tra i migliori oli di oliva del Lazio ed è di alta qualità tra gli oli extravergini del nostro Paese. Il prossimo anno, direttore Caricato, lo confronteremo - nei contenuti di qualità - anche alla settima edizione di OLIO CAPITALE.
Donato Galeone