L'arca olearia
L’olio che vogliamo, oltre le consuetudini
E così, dopo mesi di attesa, è arrivato l’appuntamento con Olio Officina Food Festival. Le sfide vanno sempre lanciate, non si può restare chiusi in se stessi. Un ricco programma per ridestare un mondo che si è un po’ seduto su se stesso
28 gennaio 2012 | Luigi Caricato
Cambiare il linguaggio dell’olio, con le sue modalità di impiego, è un processo che doveva essere compiuto già da tempo, ma non è stato così. Finora ci si è concentrati sulla qualità, ma non sul far percepire tale qualità nella giusta maniera.
E’ accaduto, di conseguenza, che in tutti questi anni in tanti abbiano utilizzato l’olio a crudo e in cottura secondo vecchie consuetudini. Per pura abitudine. Senza accorgersi nel frattempo che l’olio ha cambiato profondamente aspetto trasformandosi nella sua natura compositiva e nelle note sensoriali di riferimento.
Nel corso dell’ultimo ventennio, l’olio ricavato dalle olive ha assunto di fatto tutta un’altra identità. A favorire tale processo innovativo è stato in parte l’ausilio della tecnologia estrattiva, le attenzioni maturate sul campo, la capacità di realizzare grandi blend, e in parte ha contribuito a tale risultato anche la valorizzazione della biodiversità.
La qualità è riuscita a proiettarsi in avanti, ma i prezzi al ribasso, e sempre in promozione, dell’olio extra vergine di oliva sugli scaffali dei punti vendita, sono la chiara testimonianza dell’incapacità generale di apprezzare una qualità autentica e perfino unica e peculiare nei suoi tratti caratterizzanti.
In passato con oli di scarso pregio i prezzi erano elevatissimi, oggi con qualità eccelse i prezzi si sono tristemente sviliti. Questa perdita di valore fa lanciare un grido di disperazione inascoltato. Una contraddizione lacerante che lascia ammutoliti e perplessi, perché nessuno sembra avere a cuore la qualità – anche quella nutrizionale – dei condimenti.
Sottraendo dignità al “re” dei grassi, l’olio extra vergine di oliva, è inevitabile che ogni condimento perda in centralità e pregio, e resti di fatto solo un mero veicolo di sapore, un elemento aggregante e nulla più.
L’errore di trascurare i condimenti è dovuto a un atteggiamento di pigrizia intellettuale che sembra non conoscere soluzione e che riflette immancabilmente molti comportamenti umani anche su altri fronti e campi d’indagine. Da qui gli intenti di Olio Officina Food Festival, che non si fermano solo agli aspetti propriamente alimentari. L’obettivo è salvare ciò che viene in maniera indebita percepito come marginale e secondario, per salvaguardare ciò che è ritenuto centrale, di elevato valore e degno di grande considerazione.
Il cuoco che non si preoccupa di riservare all’olio, e in generale a un condimento, la medesima attenzione che riserva ad altre materie prime, paradossalmente finisce con il disprezzare anche ciò a cui sembra tenere tanto. Pensate a quanti sono disposti ad acquistare un pesce fresco e di pregevole bontà, senza badare a spese, salvo poi sottrarne ogni elemento di gusto e appetibilità condendolo con grassi indistinti e anonimi, il più delle volte anche ossidati se non addirittura rancidi.
Perché allora perdere il valore di ciò che si è ad ogni costo cercato, magari illudendosi di aver fatto la scelta giusta, quando è proprio prestando la massima attenzione al minimo particolare che si raggiunge il risultato sperato?
Luigi Caricato
IL RICCO PROGRAMMA
Ecco alcuni degli intervenmti in programma sabato 28 e domenica 29 gennaio. Il programma nella sua completezza è consuultabile direttamente sul sito del festival.
AREA COOKING
Carmelo Chiaramonte: L’olio da olive e la cucina che non esiste
Viviana Varese: L’olio nella cucina di pesce
Pietro Leemann: Alimentazione vegetariana, una visione introspettiva del cibo
Francesco Nacci: L’olio da alberi secolari nella cucina di ricerca
Jeanne Perego: Alice nel Paese delle insalate. Il condimento è la vita dell’insalata
Simona Lauri: Pane & pizza. L’arte bianca incontra l’olio di oliva
Vittorio Castellani: L’olio extra vergine di oliva nella cucina del resto del Mondo
Carlo Bresciani: Liscio come l’olio. Sapori e forme dell’extra vergine nella cucina contemporanea
Isidoro Consolini: Olio. Non solo crudo
Giuseppe Capano: La frittura è nell'oliva
Lino Gagliardi: L’extra vergine? In cucina è un esaltatore di sapori
Davide Zunino: L’olio colto diventa curioso
Gaetano “Tano” Simonato: La preparazione del burro finto e altre illuminanti formulazioni
Matteo Scibilia: Nord-Sud. Le ricette dell’integrazione con l’olio da olive
AREA APPROFONDIMENTI
Tullia Gallina Toschi: Mi piace, non mi piace. La personalizzazione del gusto
Giovanni Lercker: Perché le sostanze grasse sono impopolari?
Lanfranco Conte: Qualità e purezza degli extra vergini: chi e come lavora per la loro vera difesa
Massimo Cocchi: L’olio extra vergine di oliva in cucina
Lorenzo Cerretani: Frittura & prefittura
AREA OLISTICA
Ivana Sagramoni: L’olio, i colori e la terapia dell’anima
Giovanni D’Agostinis: Olio extra vergine di oliva, fonte di bellezza e salute per la pelle
Daliah Giacoma Sottile, Nicola Micheletto, Federica Bottoli, Arianna Marchetti: Verde lucente come l’olio da olive
Barbara Asprea, Giuseppe Capano: Glicemia, diabete, olio da olive. Condire con giudizio e qualità per una cucina di salute
Alessandra Mattioni: Olio e buon umore
AREA SALOTTO CULTURALE
Bianca Garavelli: Il poema ecologico. Paesaggi e natura in Dante
Beppe Lo Russo: Affamati e sapienti
Alfonso Pascale: C'è ancora un destino per l'agricoltura?
Laura Bosio: L’esperienza del cibo nella scrittura di un romanzo
Daniela Marcheschi, Guido Conti, Luigi Caricato: L’agricoltura, non l’arcadia
Marco Vichi: L’olio dello scrittore
Anna Trono: I giacimenti gastronomici, nuova frontiera del turismo
Maria Chiara Zerbi: Paesaggi e prodotti tipici come componenti del patrimonio rurale

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