L'arca olearia
IMPIANTI DI IMBOTTIGLIAMENTO ITINERANTE PER L’OLIO DI OLIVA. SI RIPRENDE UNA FORMULA GIA’ AMPIAMENTE SPERIMENTATA DAL MONDO DEL VINO
Quando ci sono delle ottime idee, siamo ben felici che si concretizzino. L’importante è che diventino però una realtà certa, non uno spreco di danaro com’è accaduto in passato con altre iniziative. L’Unapol si sta muovendo in tal senso, onore al merito dunque. Molti i vantaggi per le aziende, con un abbattimento di costi notevole
22 gennaio 2005 | Luigi Caricato
Provarci è sempre la strada giusta. âTeatro Naturaleâ ha sempre espresso perplessità su molte iniziative in ambito oleario, anche perché spesso e volentieri molte di queste sono state dettate da imperizia e in alcuni casi purtroppo anche da ragioni puramente speculative. Lo dimostrano certe âcattedrali nel desertoâ realizzate in un passato neanche tanto lontano.
Un esempio di queste iniziative pur lodevoli in apparenza, ma che si sono poi via via dimostrate inutili? Alcuni stabilimenti realizzati nel Sud Italia (con frantoi e impianti di imbottigliamento megagalattici) lasciati per lungo tempo inutilizzati o, quando è andata meglio, sottoutilizzati. Di questo si è occupata pure la magistratura. Ma sono storie che non ci stupiscono più di tanto, visto che non sono mai eccezioni, ma casi purtroppo così frequenti da demoralizzare i cosiddetti âuomini di buona volontà â. Pazienza, dobbiamo comunque abituarci allâidea degli sprechi in Italia.
Qual è invece lâidea che ci ha colpiti? Il macchinario-prototipo itinerante che prevede lâimbottigliamento dellâolio extra vergine di oliva a norma di legge, senza che gli utenti debbano dunque sopportare gli alti costi che, sappiamo bene, incidono piuttosto sensibilmente.
A pensare tale lodevole iniziativa è lâUnapol, ovvero lâUnione Nazionale delle Associazioni dei Produttori Olivicoli che dal 1984, anno di costituzione dellâorganismo, affronta â come si legge in un dispaccio di qualche tempo fa â âle problematiche connesse alla salvaguardia degli interessi e del reddito degli associati e dello sviluppo dell'olivicoltura italianaâ. Cosa intende fare in particolare lâUnapol? Onde evitare ai piccoli produttori e ai frantoiani la spesa di realizzazione di ambienti idonei all'imbottigliamento a norma di legge, la soluzione più evidente è stata quella di pensare al contoterzismo e imbottigliare così le varie partite dâolio presentandosi direttamente nelle sedi degli oleifici o presso il produttore olivicolo. Un poâ come già avviene da lungo tempo nel mondo del vino, laddove i piccoli produttori possono anchâessi, evitando di sostenere le spese degli impianti, confezionare i propri vini servendosi di alcune aziende appositamente attrezzate con degli impianti mobili. Esistono proprio dei tir che provvedono a tutto, sino allâetichettatura e messa in cartone delle bottiglie. Lâidea dunque non è originale, ma lo stacco tra il comparto enoico e quello oleario, si sa, è talmente ampio e profondo che occorreranno altri decenni prima che si possa giungere a una posizione paritaria tra i due settori produttivi.
Bene, tornando allâiniziativa dellâUnapol, questa era in verità tanto attesa. In più occasioni ho potuto scrivere il mio personale imbarazzo nellâassistere a un immobilismo terribile; ora però qualcosa si sta muovendo, pare. Si spera tuttavia che il progetto si concretizzi in tempi stretti e possa avere un suo corso operativo efficace, in modo che non resti solo sulla carta come una bella ma infruttuosa idea; e si spera anche che si concretizzi senza sperpero di danaro, come pure è accaduto in passato con altre realtà associative.
Ecco pertanto come presentano il progetto allâUnapol: âUna delle caratteristiche principali dellâolivicoltura italiana è lâelevata frammentazione sul territorio delle aziende e degli operatori. Di conseguenza anche la produzione di qualità , relativa agli oli extravergini, a denominazione di origine protetta (Dop e Igp) e di origine biologica, è frazionata e la vendita finisce con lâesaurirsi in ambito locale, in modo anonimo, con il prodotto commercializzato non confezionato ma sfuso. Lâimbottigliamento, a causa della mancanza di impianti locali, diventa infatti un costo troppo alto per le spese di trasporto e di condizionamento di partite di olio di piccole dimensioni.
Tutto ciò si volge a svantaggio proprio di quelle produzioni di qualità nel cui disciplinare è previsto lâobbligo dâimbottigliamento nella stessa zona di produzione. Lâolivicoltore, infatti, sceglie spesso di non certificare il suo olio a discapito, purtroppo, della giusta valorizzazione e promozione commercialeâ.
Bene, si parte con il piede giusto, sembra. Nulla da aggiungere, se non il fatto che nessuno finora abbia mai pensato a far qualcosa, nonostante gli esempi dal mondo del vino non manchino di certo.
Perché allora un così lungo silenzio operativo? Inadeguatezza, forse? Inedia, pressappochismo o altro? Certo, si dirà châè meglio tardi che mai. Eâ vero, però stupisce tra lâaltro che un servizio del genereâ tranne che non ci dicano il contrario i diretti interessati - non sia stato mai proposto da altre unioni di produttori.
Perché? Solo per il fatto che si è inteso puntare su un marchio collettivo?
Perché? Sostenere e favorire le singole aziende olivicole che intendano presentarsi direttamente sui mercati non ha senso?
Perché? Non sta bene che ciò avvenga?
Perché? Non è funzionale al sistema una ulteriore frammentazione, non solo in campo e in frantoio, ma anche sul fronte commerciale?
Intanto, âgrazie alle risorse messe a disposizione dal Regolamento Ce 1334/2002 â come si apprende da una nota dellâUnione presieduta da Giuseppe Ardito â lâUnapol ha realizzato uno studio tecnico, economico e normativo per la costruzione di un impianto dâimbottigliamento mobile, a norma di legge, in grado di raggiungere direttamente le aziende produttrici di oli di oliva di qualità . I fruitori principali dellâimpianto mobile â si legge â sono stati quindi individuati nei:
- produttori di olio extravergine di oliva con una produzione media maggiore di 15 quintali;
- frantoi e cooperative prive di un impianto dâimbottigliamento e di etichettatura diversificataâ.
Torniamo ad analoghe iniziative. Ciò che manca è purtroppo un contoterzismo da estendere anche alle operazioni di raccolta delle olive e di potatura degli olivi. Perché non ci si è mai impegnati in tal senso? Cosa occorre fare affinché certi organismi si sensibilizzino e si muovano in tale direzione? Forse dei finanziamenti dallâalto? Ma il denaro non manca in verità . Per gli sprechi esiste, perché allora non metterlo a disposizione per far fronte a necessità reali?
O ci sbagliamo forse? Esiste una sensibilità di cui non vediamo le tracce? Dubito, ma spero tuttavia di sbagliarmi. Cerco di abituarmi allâidea che il comparto olio di oliva non sia affatto ingessato come appare ai miei occhi. Mi sforzo, non è lâinedia sono altre ragioni che frenano lâevoluzione di un settore. Ma è proprio così? Eâ davvero così? Mah!
Ma torniamo al progetto. A ben pensarci non vi è nulla di così avveniristico nellâidea, lo sappiamo tutti, però è importante che si faccia qualcosa di utile. Se esiste per il vino, perché non concepire un servizio analogo anche per lâolio? Speriamo funzioni lâidea. Ecco intanto le caratteristiche tecniche formulate dallâUnapol (non lâUnaprol, qui la r non câè): âLo studio â si legge â presenta un impianto di confezionamento costituito da tre blocchi principali di macchinari ed attrezzature accessorie:
- Monoblocco per il confezionamento degli oli in bottiglie di vetro.
- Impianto per lâinscatolamento delle bottiglie in confezioni di cartone con formato base 3x2 per bottiglie da 750 o 1.000 cc, formato 3x4 per 500 cc; formato 3x6 per 250 cc.
- Attrezzature per lâautonomia energetica e di gestione dellâimpiantoâ.
Non scendiamo nei particolari, perché notizie ulteriori si possono ricavare direttamente sul sito dellâUnione: www.unapol.it. Importa però sottolineare il fatto che il progetto di impianto mobile di imbottigliamento è provvisto del business plan relativo ai costi di realizzazione e gestione. âLo studio â precisano allâUnapol â prevede un costo finale per il produttore di 0,50 euro a bottiglia, con un ritmo ottimale per lâimpianto di 4.800 bottiglie al giorno, per 200 giornate lavorative annue e lâimpiego di due operatori specializzatiâ. Siamo tutti contenti.
Ora basta però, estraniamoci. Torniamo per un poco alle grandi idee, quelle veramente innovative. Non lo scrivo qui con spirito polemico, intendiamoci. Il progetto impianto mobile di imbottigliamento resta unâottima idea, anche se non certo nuova in sé. La vera innovazione viene invece dal mondo dei libri â e qui entriamo in un altro campo, è vero; però incuriosisce sapere quanto si investa in ricerca altrove, pur di fare innovazione. Dopo lâera dellâe-books, ovvero del libro in formato digitale â idea ancora di stretta attualità â si sta passando a un sistema di distribuzione capillare dei cosiddetti "chioschi letterari", ovvero di quei punti di aggregazione collocati nei luoghi più affollati, dai centri commerciali ai bar, in cui ci si può connettere a una banca dati centralizzata (che può essere Google o Amazon o altri) da cui sarà possibile scaricare a prezzi competitivi il file del libro desiderato e, dopo appena pochi minuti, vederselo addirittura rilegato in forma di libro. Ecco, solo per intenderci su un punto chiave, è questa una vera innovazione.
Tornando invece allâUnapol, esprimiamo il nostro più sincero apprezzamento. Lâiniziativa è lodevole, ma si spera solo che abbia riscontri nella realtà . Tutto qui. Per ora la realizzazione concreta dellâimpianto mobile la si pensa possibile con gli incentivi regionali per la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti agricoli previsti dai Piani di Sviluppo Rurale e dai Piani Operativi Regionali. In bocca al lupo.
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