L'arca olearia

Panel test olio d'oliva, pronto un decreto di riordino

Restano da definire alcuni dettagli ma la norma è pronta e potrebbe essere promulgata nel giro di poche settimane. Molte le novità che riguardano in particolare la figura del capo panel e il riconoscimento dei comitati di assaggio

12 febbraio 2011 | Alberto Grimelli

Oggi i regolamenti, le circolari e la regolamentazione che riguarda i panel test nel settore dell'olio d'oliva sono molti, persino troppi e un riordino, in questo settore, appare necessario.

E' quindi meritoria l'operazione che la Direzione generale delle politiche comunitarie e internazionali di mercato del Mipaaf sta portando avanti anche e soprattutto al fine di chiarire alcuni punti dubbi su cui, da tempo, sta prolificando un business non sempre limpido o specchiato.

La prima, significativa novità sta nel modo con cui il Coordinamento Ocm unica e produzioni vegetali, a cui è spettato l'onere di regolare la materia, si è approcciato al compito, evitando, in principio, di coinvolgere i diretti interessati, ovvero i capi panel, ma interpellando in prima battuta i responsabili regionali della materia, affrontando alcuni spigolosi nodi politico-amministrativi.
A quanto risulta a Teatro Naturale, negli scorsi giorni sarebbe anche iniziata la discussione con le organizzazioni della filiera, che però stanno discutendo su di un testo già preventivamente costruito e quindi soggetto a solo piccoli interventi, anche se importanti.

Vediamo nel dettaglio quali le possibili novità.

La figura del capo panel
All'articolo 3 del nuovo decreto si chiarirebbero definitivamente le attribuzioni del capo panel e il suo percorso di formazione.
Infatti l'obbligo di aver partecipato, per almeno tre anni, ad attività di comitati di assaggio era stato variamente interpretato, anche da parte degli uffici ministeriali. L'esperienza, per alcuni, doveva essere svolta nell'ambito di un panel riconosciuto, per altri essere svolta, purchè sia, in comitati di assaggio, purchè certificata da un capo panel. Oggi verrebbe chiaramente espresso che occorre “aver operato da almeno tre anni in un comitato di assaggio riconosciuto dal Ministero.”
Inoltre, conformemente con l'interpretazione del Consiglio oleicolo internazionale, verrebbe a chiarirsi l'ambiguità per cui esistono un gran numero di capi panel senza che, in realtà, questi dirigano i lavori di un comitato di assaggio. Si legge infatti nella bozza di decreto: “l’attribuzione di capo panel, previa iscrizione nell’elenco nazionale dei capi panel di cui all’ articolo 4, è valida a partire dall’atto di costituzione del relativo panel di assaggiatori e permane per il periodo di attività dello stesso.” La partecipazione a un corso di formazione di capo panel dà insomma solo luogo a essere iscritto all'apposito registro, non a fregiarsi del titolo.

Riconoscimento del panel
Fermo restando le procedure per il riconoscimento del panel, il mantenimento di tale qualifica diverrebbe subordinata più stringenti e cogenti caratteristiche, così da eliminare eventuali comitati di assaggio che non svolgono il loro ruolo, ovvero non svolgono attività certificativa.
In particolare il capo panel dovrebbe inviare, ogni anno, una relazione contenente le attività svolte oltre alla composizione dello stesso, fermo restando l'obbligo di notificare tempestivamente ogni variazione. Il mancato invio di tale relazione aprirebbe una procedura di infrazione di fronte a una commissione che può proporre la revoca del riconoscimento.
Delicate, ed oggetto di trattativa, le questioni riguardanti i ring test, ovvero la volontaria e deliberata mancata partecipazione o un reiterarsi di bocciature. Qui vi è una netta divisione tra buonisti e intransigenti, tra chi vorrebbe che alla terza bocciatura il panel perda il riconoscimento e chi pensa a soluzioni più morbide e “ripescaggi”. Ugualmente vi è una divisione tra chi vuole che la sospensione del riconoscimento del panel avvenga, come oggi, alla bocciatura anche solo di un ring test e chi pensa che questo limite debba essere innalzato a due ring test falliti. La mancata partecipazione a un ring test, invece, dovrebbe essere sanzionata previa valutazione di una commissione esaminatrice.

Corsi di formazione degli assaggiatori
Il riordino non poteva non riguardare anche i corsi di formazione degli assaggiatori, percorso formativo che ha visto probabilmente il maggior numero di interpretazioni, anche di carattere regionale,
In particolare l'aspetto maggiormente discusso e discutibile di certi corsi di assaggio era lo svolgimento delle 20 sedute di assaggio, anche chiamate sedute di armonizzazione, utili ad ottenere l'iscrizione nell'elenco dei tecnici ed esperti di oli vergini ed extra vergini d'oliva.
In questo caso abbiamo assistito, anche polemizzando come Teatro Naturale, ad evidenti abusi di discrezionalità con le 20 sedute che venivano effettuate in una o due giornate, magari degustando solo uno o due oli per seduta, di fatto vanificando lo spirito della prova che era quella di dare modo all'aspirante assaggiatore di confrontarsi con la realtà olivicola, nazionale ed internazionale, passo dopo passo, acquisendo confidenza tanto col metodo di assaggio quanto rapportandosi e confrontandosi con assaggiatori più preparati.
In base al nuovo decreto, ancora in fase di studio, le 20 sedute dovrebbero svolgersi in giornate differenti, con un numero di oli da degustare ancora non definito, oggetto ancora di trattativa, che varia dai tre dei buonisti ai cinque dei più intransigenti.

Braccio di ferro
Le maglie riguardanti assaggiatori, capi panel e comitati di assaggio, fino ad oggi, sono state fin troppo larghe, arrivando a degenerazioni che abbiamo denunciato e contro cui ci siamo battuti.
Per questa ragione ci auguriamo che sia la posizione dei più intransigenti, dei puristi a vincere la battaglia.
Dopo il lassismo che ha contraddistinto gli ultimi anni, se vogliamo che davvero la figura dell'assaggiatore e il ruolo del panel venga riconosciuto e acquisti l'importanza che merita, occorre un stretta, un'azione di forza, anche prepotenza, attraverso la quale, però, si possa far percepire la centralità di questa figura nella filiera olivicola-olearia.

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